21 Giugno 2010

Dove sta l'innovazione, compagni?

Uncategorized

Sabato al Palalottomatica si è visto un bel PD e un Bersani in grande forma. A me è piaciuto moltissimo Fabrizio Gifuni che è stato intenso e forte e che ha sollevato una polemica per essersi rivolto alla platea chiamando i presenti “compagne e compagni”. Oggi Repubblica riporta di una lettera inviata da alcuni Giovani Democratici a Bersani: nella lettera i GD si lamenterebbero dell’uso di questa parola e del fatto che tornare a chiamarci così rappresenterebbe la difficoltà di dar vita ad una nuova cultura. Solo qualche settimana fa c’era stata tutta una discussione, innescata da Debora Serracchiani, sul cambio del nostro simbolo. A me pare che dalle nostre parti si sia sempre molto lesti a cambiare le etichette e pochissimo a cambiare la sostanza. In altri paesi i partiti cambiano radicalmente linee politiche e classi dirigenti senza cambiare nome o titoli, qui da noi abbiamo dirigenti che sono in prima fila da decenni avendo gestito PCI, PDS, DS, Margherita, Partito Popolare e Asinelli senza grandi imbarazzi. Il Partito Democratico americano (fondato nel 1792) tira fuori Obama e i Tories (1834) si inventano Cameron. Da noi c’è D’Alema che era a Cuba coi pionieri e Marini faceva il segretario di federazione della CISL quando io ero ancora nella nursery della maternità. Abbiamo democrazie nel mondo che rispettano riti secolari e sono in grado di rinnovarsi profondamente e paesi come il nostro dove molti parlano di ritoccare una costituzione giovane e ancora bellissima e sono gli stessi che difendono un sistema chiuso e che non ha alcuna voglia di cambiare. Vogliamo fare l’innovazione? Allora gambe in spalla.

19 risposte a “Dove sta l'innovazione, compagni?”

  1. Luisa ha detto:

    Bellissima la parola “compagno/a”, specialmente per il suo significato etimologico, cum panis.. per il senso di appartenenza e di condivisione di obiettivi.
    Se però il suo utilizzo significa nostalgia del bel tempo che fu, un progetto di PD mal sopportato, assemblee dove si rimpiange la svolta della bolognina, nel direttivo dei circoli le stesse persone di quando io andavo all’asilo.. beh.. qualche dubbio viene. E chi non ha percorso quell’esperienza direttamente si sente davvero pesce fuor d’acqua..
    non basta aver cambiato la targa sulla porta della sezione.. ops, circolo.. per essere PD.

  2. […] la penso come Scalfarotto, il problema non sono le parole, ma chi, su quei palchi, c’è da 25 anni a questa […]

  3. […] 2010 · Lascia un commento Alemanno tenta la scalata, Berlusconi vuole mollare… e cosa fa il maggior partito di opposizione? Sabato al Palalottomatica si è visto un bel PD e un Bersani in […]

  4. Stefano Minguzzi ha detto:

    Lasciamo perdere la questione compagni, amici, fratelli, democratici… sono robe sceme. E’ un po’ come discutere da quando si può dire buona sera… La questione è che se si vuole scrivere una lettera a Bersani gliela si scrive, ma non la si manda anche a Repubblica. Tutto qui, o in un partito ci si sa stare oppure no.

    PS
    stare dentro al PD la posso dire “essere compagni” di qualcosa, non vedo perché l’iscrizione al PD dovrebbe consetire di dirmi fratello o amico di chicchessia. Al massimo democratici e manco tutti…

  5. Angelo Pignatelli ha detto:

    è una questione di obiettivi e attenzione. se l’obiettivo è costruire un grande partito e l’attenzione è sulla base di valori comuni, allora sentirsi appellati “compagni” può farci provare una emozione o farci sorridere. se invece l’obiettivo è, come purtroppo spesso nella politica italiana, più limitato a mantenere una propria identità specifica e l’attenzione è sul preservarla, allora può essere vista come una minaccia. Abbiamo bisogno di rappresentanti che non hanno paura di perdere qualcosa, così da avere energie e determinazione per costruire finalmente qualcosa. Grazie.

  6. Claudio_Bi ha detto:

    Davvero un bel momento quello di sabato ricco di forti emozioni. La condivisione delle preoccupazioni di tante aree della nostra società unita alla voglia di costruirne una nuova, che dia risposte a quelle preoccupazioni e restituisca la gioia di vivere in un Paese vivo, dove ciascuno possa realizzare le sue aspirazioni.
    Anche a me è piaciuto tantissimo l’intervento di Gifuni e, se lui ha sentito il desiderio di rivolgersi alla platea appellandoci “compagne e compagni”, penso che ne abbia avuto tutto il diritto: non stiamo parlando di un documento ufficiale della Direzione, e davvero non mi sembra il caso di sindacare sulle manifestazioni spontanee dei singoli.
    Detto questo, però, condivido nel merito l’osservazione dei Giovani Democratici: alcune parole del “passato” per un diciottenne di oggi non hanno davvero senso e, guardacaso, sono spesso utilizzate in maniera generalizzante dal centrodestra con tono squalificante. Fa molto comodo al Premier etichettare l’opposizione con il termine “comunisti”: d’altra parte per un ventenne di oggi il termine “comunismo” probabilmente non può non evocare che disastri; basti pensare all’immagine di povertà assoluta che ha restituito il “comunismo” dell’ Albania o della Romania. Berlusconi usa spesso anche il termine “la sinistra” con lo stesso intento, mentre, generalmente, preferisce definire la sua corte “i moderati”, piuttosto che “destra” o “centrodestra”e, come sappiamo, la sua comunicazione è in gran parte studiata a tavolino e, purtroppo per noi, in termini di consenso, funziona.
    Il PD spesso si trova a vivere un paradosso: mi è capitato di vedere le pareti di un circolo bianche e vuote: via i Gramsci, i Togliatti, i De Gasperi e i Moro forse anche per paura di invadere la sensibilità di qualcuno che sia “ex” di qualche altra componente. Il punto è proprio questo: bisogna andare oltre le vecchie appartenenze, esplicitare i valori che OGGI ci uniscono e delineare in modo forte e chiaro l’identità del NUOVO Partito. Mi sembrava simbolicamente perfetto il manifesto con i volti di tanti democratici del passato e del presente, italiani e non: perché non assumerlo come immagine permanente rappresentativa del PD?
    Credo che dobbiamo ripartire dalle forte emozioni che abbiamo provato sabato al Palalottomatica e che, al di là delle nostre storie personali, ci fanno sentire OGGI uniti in un progetto positivo e solidale per questa nostra Italia ed ha ragione Scalpha: facce nuove che incarnino questa sintesi finalmente compiuta, in linea con questa fase storica. Dobbiamo anche fare presto: le grida di dolore che abbiamo ascoltato sabato (scuola, ricerca, cultura, L’aquila, tagli ai servizi, crisi e disoccupazione, etc.) richiedono risposte immediate!

  7. Giri ha detto:

    La questione sul termine “compagni” riguarda in realtà l’identità del partito.
    Finora ci muoviamo su simboli che rappresentano sostanzialmente l’Italia: l’inno,
    le bandiere (praticamente il tricolore), la costituzione.
    Lo capisco solo perchè oggi c’e’ qualcuno che sta mettendo in discussione anche questo.
    Ma per identificarci serve qualcosa che rappresenti noi, le nostre idee, i nostri
    valori. Ciò che ci distingue dagli altri.
    Ovvero L’Italia che vogliamo costruire, non l’Italia che già c’e’.

    Perche’ il popolo viola ha scelto, appunto il viola? Per distinguersi.
    Cosa c’e’ nei nostri simboli che distingue noi democratici da chi,
    giustifica chi non paga le tasse o vuole abolire le intercettazioni?

    Ecco. La parola compagni serve a sintetizzare anche questo.
    Come “fratello” per i neri, come il tu, come un bacio.
    E’ qualcosa che dedichi solo a chi senti più vicino.

    Non piace compagni? Beh, trovate di meglio non e’ un problema.
    Ma non perdiamoci troppo tempo. Ciò che importa e’ ciò che
    sintetizzerà il termine.

  8. Alfredo Ferrante ha detto:

    Il caro, vecchio Tafazzi regna ancora sovrano nelle aride terre del Partito Democratico. E se lasciassimo stare per qualche momento lo sport del darci addosso a tutti i costi e badare al sodo?

  9. Corrado Truffi ha detto:

    Vedo che tutti o quasi i commenti si esercitano sulla parola “compagni” e sui simboli. Nemmeno uno che abbia colto l’essenza del post: basta cambiare nomi alle cose, meglio cambiare le persone…

  10. Moreno Puiatti ha detto:

    Se Bersani andasse in una fabbrica del Nord-Est dove gli operai non hanno mai votato PCI e li chiamasse “compagni” gli tirerebbero i pomodori in faccia.

    Poi Gifuni non è neanche un iscritto del PD?
    Chi ha scritturato l’attore per la parte del provocatore?
    Che ci faceva sul palco? Il Partito “aperto” di Veltroni non era causa di tutti i mali (qui sono ironico)?

    E cerchiamo di parlare di cose concrete!!! Sta storia a rotto le palle.

    Finchè non si fa un passo indietro sulle vecchie appartenenze il PD non nascerà mai, ma di sicuro non sarà mai maggioritario.

    Lasciamo i voti dei non socialisti/comunisti all’UdC, a Di Pietro e poi elemosiniamo una alleanza con Casini che andrà sempre col maggior offerente.

    Il famoso elettorato d’area dell’Ulivo era di non-comapgni e se ne rimane a casa.

  11. Moreno Puiatti ha detto:

    Se Bersani andasse in una fabbrica del Nord-Est dove gli operai non hanno mai votato PCI e li chiamasse “compagni” gli tirerebbero i pomodori in faccia.

    Poi Gifuni non è neanche un iscritto del PD?
    Chi ha scritturato l’attore per la parte del provocatore?
    Che ci faceva sul palco? Il Partito “aperto” di Veltroni non era causa di tutti i mali (qui sono ironico)?

    E cerchiamo di parlare di cose concrete!!! Sta storia a rotto le palle.

    Finchè non si fa un passo indietro sulle vecchie appartenenze il PD non nascerà mai, e mai di sicuro non sarà mai maggioritario.

    Lasciamo i voti dei non socialisti/comunisti all’UdC, a Di Pietro e poi elemosiniamo una alleanza con Casini che andrà sempre col maggior offerente.

    Il famoso elettorato d’area dell’Ulivo era di non-compagni e se ne rimane a casa.

  12. […] che lascia in queste ore gli italiani col fiato sospeso, registriamo il commento di Ivan Scalfarotto, più che […]

  13. Riccardo ha detto:

    Molto d’accordo, Ivan. Compagni vs non-compagni e’ francamente una polemica inutile, una vaccata. Il problema e’ la “testa del pesce”, che deve finire nella spazzatura ASAP. Gente come D’Alema, Veltroni, Marini etc., ricordo che erano gia’ in scena dai tempi del liceo (circa 30 anni fa…). E penso che questo influisca pesantemente sulla credibilita’ del PD come forza di vera opposizione. Consiglierei i vostri strateghi di fare qualche ricerca (vera, non alla Berlusconi)delle ragioni per cui i cittadini non vi votano. Sono sicuro che frasi tipo “sono sempre gli stessi”, “non propongono niente di nuovo” etc. potrebbero venire fuori alla grande….

  14. Moreno Puiatti ha detto:

    Giusto Riccardo,
    a me il termine compagni non da fastidio (sono di estrazione socialista), nel mio dialetto veneto poi “compagno” ha un significato molto bello, significa “uguale”. Il guaio è si vuol far passare il messaggio che qualcuno è più “compagno” degli altri, come quando si facevano le gare a chi era più bravo perchè più di sinistra o più liberale a seconda dei casi.
    Quel che ha messo a disagio i giovani credo non sia il termine compagno, ma doversi confrontare ogni giorno con quei “compagni” che gli dicono o eri del PCI o non hai il pedigree giusto per stare in questo partito e questo atteggiamento c’è ed è pesante.
    Dopo aver abiurato le ideologie con il PDS ed i DS, ora le si ritirano fuori dalla naftalina in maniera strumentale, questo è poco rispetto per quei comunisti onesti che hanno contribuito a costruire questo stato democratico, dette poi dai “compagni” alla Primo Greganti fanno davvero tristezza.

  15. Anellidifum0 ha detto:

    Sì, l’intervento di Gifuni gli diamo la sufficienza, tipo 6-. Ma l’intervento migliore secondo me è stato quello di Mila Spicola: da 8 e mezzo.

    http://www.youdem.tv/VideoDetails.aspx?id_video=f479f616-7e86-41e1-bc8d-0a8f5af70e88

    Perché? Perché la prof ha detto delle cose chiare e concrete, sulle quali il PD latita e ha latitato. Purtroppo, temo che latiterà ancora a lungo. Per come la vedo io, l’Italia è fatta decisamente da più Mile Spicole che da attori alla Gifuni.

  16. daniela ha detto:

    Ciao Ivan!
    Aspetto ancora i cambiamenti del modo di lavorare dell’Assemblea Pd che ci hai promesso http://www.ivanscalfarotto.it/?p=5599. Era questione di giorni … invece … Spero che te lo lasciano fare!-)

  17. scalpha ha detto:

    Daniela, si fa, si fa! Ci sto lavorando su alacremente!

  18. […] le stesse persone che, da vent’anni, ne usano e ne abusano, togliendogli ogni credibilità. Lo scrive il tuo adorato Ivan Scalfarotto e io non riesco a non essere d’accordo: Da noi c’è D’Alema che era a Cuba coi pionieri e […]

  • Elezioni Regionali Puglia Scalfarotto Presidente

  • Ivan Scalfarotto

    Deputato di Italia Viva e Sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. È il fondatore di “Parks - Liberi e Uguali”.