6 Agosto 2010

Right or wrong, my country

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Il mio post per “Il Post

Una mia cara amica di San Francisco, in visita da me un paio settimane fa a Milano, mi aveva raccontato dell’attesa per la sentenza sulla “Proposition 8”. Del procedimento mi aveva raccontato due cose: la prima era che la sentenza sulla costituzionalità o meno della legge che aveva cassato la possibilità per i gay californiani di sposarsi tardava di molto ad arrivare. La seconda era che il giudice Walker, che aveva in mano il fascicolo e avrebbe dovuto decidere il caso e redigere la sentenza, era gay. “Sì, insomma” – aveva continuato – “in realtà non c’è mai stato un coming out, ma quando è uscita la notizia il giudice non ha mai smentito la propria omosessualità”. Così quando ieri si è saputo della decisione, e i giornali americani prima e la stampa internazionale poi hanno dato amplissima eco alla vicenda, ho cercato dappertutto la conferma della notizia che avevo ricevuto sottobanco solo qualche giorno prima. Da bravo italiano abituato da quindici anni a giudici (anche costituzionali) che perseguitano il presidente del consiglio in quanto “comunisti” mi aspettavo un attacco all’arma bianca al povero Walker: “giudice gay riconosce i diritti dei gay” e giù con una bella delegittimazione – anche abbastanza semplice, a dirla tutta – del potere giudiziario. E invece poco: un piccolo ma interessante commento sul Los Angeles Time, un articolo sull’Huffington Post a confermare l’irrilevanza della (presunta) sessualità del decidente e poca altra roba tra le righe. Nessuna prima pagina a caratteri di scatola, nessuna congregazione religiosa in piazza, nemmeno una manifestazione del Ku Klux Klan a dare in testa al giudice gay che decide sui gay. Tutti zitti come Al Gore, che perse le elezioni a causa della Corte Suprema composta da giudici nominati dal padre del suo avversario accettando la decisione finale senza battere ciglio. Una bella lezione pratica di democrazia, non c’è che dire. Com’è che dicono da quelle parti? Right or wrong, my country.

Una replica a “Right or wrong, my country”

  1. Gustavo ha detto:

    Al Gore batte’ ciglio, eccome!!!

    Quando accetto’ la sconfitta dichiaro’ pubblicamente il suo “profondo disaccordo” con la decisione che lo riguardava. E non smette di ricordarlo anche adesso che gli e’ venuta l’ossessione per il “verde”, dal momento che allude a quella sconfitta, con la quale si trova ancor oggi in profondissimo disaccordo, ogni volta che inizia una delle sue Conferenze per la Salvezza del Globo Terraqueo.

    Questo e’ “battere ciglio”, a casa mia.

    In America e in ogni altro paese civile, se non c’e’ il “coming out”, e’ perfettamente logico che non basta NON SMENTIRE la “voce” che lo sei per diventare ufficialmente “gay”. Specialmente quando si tratta di un giudice che al livello di queste ca-gate che riguardano la sua vita privata, giustamente, non scende.

    “Pubblicare a caratteri cubitali la notizia che un giudice gay decide sui gay”, solo sulla base del fatto che “si dice che il giuduce sia gay, ma lui non ha fatto ancora il coming out”, (come se fosse obbligatorio farlo, sembra che si lasci sottintendere da te e dalla tua cara amica di S. Francisco) non solo sarebbe giornalismo da la Repubblica, da Unita’, da Fatto Quotidiano, da Santoro-Travaglio in accoppiata durante i loro “show” d’intrattenimento per i frustratissimi anti-berlusconiani che hanno bisogno dei post-ex-fascisti come Fini per disturbare i sonni del Tiranno, ma avrebbe potuto portare in galera gli stessi autori dell’articolo.

    “Da bravo italiano”, come tu stessi ti definisci, sei troppo abituato al giornalismo scandalistico/giustizialistico/sputtanistico della “tua” Sinistra per capire che quel silenzio, in America, (“tutti zitti”) e’ dovuto al fatto che i Giudici sono gente rispettabilissima, sia che siano giudici di Bush, sia che siano giudici di Obama, mentre in Italia i Giudici sono una forza di governo e di indirizzo politico, e che pubblicare sul loro conto “voci” significa mancare di rispetto alla stessa Istituzione che rappresentano.
    Perche’ l’America, come tu giustamente sostieni, e’ un paese serio, non un paese Santoro/Travaglio/Dipietro…style.

    In America, te lo ricordo, non c’e’ “Magistratura Democratica” (cioe’ la Magistratura “Comunista” che comincio’ a distinguersi fin ai tempi dei cosiddetti “Pretori d’Assalto”, rossi anche quelli, dimostrando spiccate simpatie per Lotta Continua e Potere Operaio:

    In America c’e’ la Magistratura. Punto.