9 Luglio 2007

Calabria, Italia – Sandra Savaglio

Cervelli in fuga

Io sono cresciuta in un paesetto in provincia di Cosenza (Calabria) e ho studiato all’università vicino casa. Non sono esattamente orgogliosa di essere calabrese, ma si sente in me tutta la fierezza per appartenere ad una terra bella e dimenticata da tutti.
Quando i miei amici, anche italiani, mi chiedono se la gente si spara per strada, oppure se è consigliabile andare in vacanza in Calabria in macchina, non so se sorridere o sprecare qualche minuto per dire che la città dove rubano più auto al mondo non è Cosenza, ma Roma.


Ho molto rispetto della Calabria, conservo bellissimi ricordi degli insegnanti che mi hanno educato, da quelli delle scuole elementari a quelli universitari. La mia esperienza è stata molto più fortunata di tanti colleghi che hanno studiato in università più prestigiose.
Ma quando penso alla classe politica della regione Calabria, mi si accappona la pelle. La mia esperienza con i politici calabresi è stata breve, ma disarmante. Mi viene in mente il consigliere per le pari opportunità di qualche legislatura fa, che dopo mesi di telefonate ancora in pubblico non era capace di ricordare il mio nome, mi chiamava Alessandra Zavaglio.
Oppure un altro assessore che ha avuto il fegato di presentare davanti a me la legge che doveva risolvere il problema dei cervelli in fuga in Calabria, con 3 borse di studio a 1000euro/mese per laureati. Questi non sanno nemmeno che le borse di studio per
laureati esistono già e si chiamano “borse di dottorato”.
La cosa che personalmente mi disturba di più è che periodicamente i politici calabresi contattano amici, colleghi e familiari per sapere se sono disponibile a partecipare ad eventi organizzati dalla regione, e che avranno luogo da li a poco. Allora mi chiedo:
1) I miei contatti sono disponibili su World Wide Web, anche un bambino è in grado di trovarli, non è necessario disturbare papà. Ma sospetto che alla regione Calabria il computer non lo sappiano nemmeno accendere.
2) I politici della regione Calabria non programmano in anticipo i loro eventi? Pensano che io non abbia nulla da fare e che per me non sia un problema mollare tutto e volare da loro ogni volta che hanno bisogno?
Non fraintendetemi, in passato ho sempre partecipato ad eventi socio-culturali organizzati in Calabria, anche a mie spese e anche se ho poco tempo, perché sento l’obbligo di sostenere associazioni calabresi impegnate in iniziative positive, nonostante gli scarsi mezzi. Ma mi invitano con mesi di anticipo, per cui è più semplice organizzarsi. E alla regione? Nonostante le risorse infinite (o meglio gli sprechi di denaro infiniti) tutto questo non è possibile.
Allora mi chiedo: è solo alla regione Calabria che succedono queste cose? E come ci si può difendere da tanta incompetenza?

6 risposte a “Calabria, Italia – Sandra Savaglio”

  1. G.V. ha detto:

    Cara Sandra,
    da quasi compaesano, ti comprendo benissimo.

  2. Maria Grazia ha detto:

    Dubito che sia solo la regione Calabria cosi’: e’ una malattia tutta italiota putroppo. Comunque, al Sud si riscontrano dei livelli di disorganizzazione paradossale.

  3. riccardo da parigi ha detto:

    Cara Sandra,
    sai benissimo che se in Italia si pensassero a queste cose … bhe non sarebbe l’Italia tale quale è. E noi magari saremmo ancora al sole. Le borse italiane a “1000” euro non so se mi fanno ridere (per l”ingenuità” di chi le propone), piangere (per la disperazione di chi le accetta) o arrabbiarmi (per l’arroganza di chi le propone).
    ma pazienza, confido nel riscaldamento globale,
    riccardo

  4. Luca Salasnich ha detto:

    Gentilissima,
    mi dispiace che tu abbia scelto l’estero pur potendo stare in Italia.
    Probabilmente per una attivita` di ricerca che richiede fondi, strutture e molti collaboratori e` la soluzione piu` giusta.
    Devo pero` dire che questa cosa della “fuga dei cervelli” un po` mi da fastidio.
    Sembra quasi che quelli che sono rimasti in Italia siano quelli meno bravi,
    i “raccomandati”. Beh, non e` assolutamente cosi. Potrei fare moltissimi esempi
    di mediocri italiani che fanno ricerca all’estero.
    Faro` un solo esempio: un italiano che fa ricerca (quasi sempre)
    in Italia da 17 anni: me stesso.
    Io non ho alcun parente universitario. Ho pure un nome slavo,
    pensa un po`. Prova pero` a confrontare il mio CV, il mio rate di pubblicazioni
    e di citazioni (h-index) con quello di un qualsiasi fisico teorico italiano
    della materia condensata che abbia 40 anni e che lavori all’estero.
    Secondo me la questione della “fuga dei cervelli”,
    che e` ovviamente reale e seria, e` pero` pompata
    ad arte dai docenti universitari italiani.
    1. Sono proprio i professori universitari a consigliare
    ai giovani ricercatori di andare all’estero e rimanerci.
    I professori universitari NON vogliono aumentare il numero di ricercatori
    con posizioni fisse. Essi vogliono avere un grande numero
    di ricercatori precari, bravi e fedeli, da poter utilizzare.
    Poi, un piccolo numero di questi verra` sistemato,
    e per gli altri si dira`: “purtroppo non ci sono abbastanza
    posti, devi andare all’estero o cambiare lavoro”.
    2. Contrariamente a quanto affermano, i professori
    universitari sono i principali responsabili, con
    il placet dei sindacati, della proliferazione
    di amministrativi e tecnici nel settore ricerca pubblica.
    Dato che i soldi sono molti ma i ricercatori DEVONO
    essere pochi, ecco che si assumono vagonate di amministrativi
    e tecnici che, essendo tantissimi, spesso fanno solo danni.
    Esempio: al CNR ci sono 8000 dipendenti di ruolo;
    gli amministrativi di ruolo sono quasi la meta`.
    Il ragionamento e` semplice: “non possiamo mandare
    all’estero gli amministrativi, non li vorrebbe nessuno”.
    Beh, in Italia siamo tutti un po` cattolici
    e quindi non posso che dire che e` giusto cosi.
    Saluti,
    L.

  5. Filippo ha detto:

    parole sante, Luca. 4000 amministrativi nel CNR per lavorare in quattro quando ne basterebbe uno (e se poi gli fan notare che tutti assieme lavorano per mezzo si incacchiano pure).
    Cosi’ si diventa capi del CNR in italia (e non dimettendosi quando delle 187 pubblicazioni dichiarate ne vengono trovate solo 3). Gli e’ tutto da rifare.

  6. mirella molinaro ha detto:

    DOTTORESSA SAVAGLIO,
    SONO MIRELLA MOLINARO, GIORNALISTA DI CALABRIAORA QUOTIDIANO CALABRESE
    AVREI BISOGNO CON URGENZA DI FARLE QUALCHE DOMANDA SU UN ARTICOLO PUBBLICATO STAMATTINA DAL QUOTODIANO REPUBBLICA.
    pS. HO AVUTO I SUOI CONTATTI DA SUO PADRE – CHE CONOSCO PERCHè ABITO A MARANO PRINCIPATO, IL PAESINO ACCANTO AL SUO.
    MI SCUSO PER LA FRETTA MA L’ARTICOLO DOVREBBE USCIRE DOMANI
    ASPETTO SUE NOTIZIE
    GRAZIE MIRELLA MOLINARO
    POTREI COMUNQUE AVERE I SUOI CONTATTI IN MODO DA POTER PARLARE CON LEI IN MERITO A QUESTE COSE ANCHE NEI PROSSIMI GIORNI