9 Dicembre 2010

Free Liu Xiaobo

Appelli, Appunti, Attualità, Democrazia

Come ha scritto il dissidente Yang Jianli nella sua lettera al Presidente cinese Hu Jintao “Una sedia vuota sul palco parlerà di debolezza e di paura. Agiterà lo spettro di un governo che si aggrappa al passato e non vuole o non può accettare modifiche in base alla realtà della vita e ai desideri della sua gente.” Era dal 1936 che non succedeva che un laureato col Nobel per la pace non fosse messo in condizione, nemmeno tramite un parente, di ritirare il premio. Anche le arcigne autorità sovietiche degli anni 70 avevano concesso a Yelena Bonner, moglie di Sakharov, di essere a Oslo al posto del marito dissidente. Era dunque dai tempi di Hitler che non vedevamo una cosa del genere, insomma, e oggi dovremmo secondo me fare l’unica cosa sensata anche se per nulla prudente o realista: quella che faremmo se dall’altra ci fosse un regime così odioso come oggi, guardandoci indietro, sappiamo essere stato quello nazista. Opporsi dunque in tutti i modi: parlandone, manifestando, scrivendo in rete il nome di Liu Xiaobo il più possibile. E i governi dei paesi democratici, il nostro governo, significando ufficialmente al governo di Pechino tutta la preoccupazione per lo stato dei diritti umani in Cina in generale e per la sorte di Liu Xiaobo in particolare.

Una replica a “Free Liu Xiaobo”

  1. Lorenzo L. Gallo ha detto:

    Un po’ come la censura alle critiche sul blog della Melandri, insomma?