26 Gennaio 2010

Da una mailing list cui sono iscritto

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Barbara scrive: “Sentire Fassino al Tg2 difendere a spada tratta la posizione italiana (di Frattini) che chiede all’Europa di ritirare la sentenza sul crocefisso perché ‘abbiamo diritto a conservarlo’ come nostra tradizione mi ha appena dato una stilettata al cuore, dalla quale dispero francamente di riprendermi.”

7 risposte a “Da una mailing list cui sono iscritto”

  1. Anellidifum0 ha detto:

    Niente di nuovo sotto al sole, Ivan. Ricorderai forse il famoso articolo di Natalia Ginzburg, all’epoca parlamentare del PCI-Sinistra Indipendente, che chiedeva appunto di non togliere il crocifisso dalle scuole. Credo fosse il 1988 o giù di lì.

  2. Luca Gras ha detto:

    Magari c’entra col fatto che il PC a quei tempi fosse oltre il 30%.

  3. Giancarlo Nobile ha detto:

    Fassino è figlio di queste idee:
    ..L’ultimo parossismo del romanticismo fu quello del ‘900 con il nazismo, il fascismo e i comunismo realizzato. Tutte e tre ideologie pregne del pensiero di Hegel che fa perno sull’idea di un incessante sviluppo dialettico e sul presupposto dell’identità tra reale e razionale. Lo storicismo dialettico si mutua in un determinismo economico e sociale astratto. Così i totalitarismi storici a sfondo umanistico, quelli di Stalin, Hitler, Franco, Mussolini sono eventi romantici: non sono eventi della ragione, sono eventi del sentimento. Sono mossi dalla fede, fanno leva sulla mozione degli affetti, sulla partecipazione emotiva, su quanto meno razionale vi è in circolazione.

    In definitiva è l’escatologia cristiana che si situa sulla terra e non su un piano ultramondano mantenendo lo stesso schema composto da inizio palingenetico/rivoluzione (redenzione tramite cristo) sviluppo (salvezza) società migliore (paradiso). La storia cristiana ha un senso come queste filosofie.’ (da Le radici laiche dell’Unione Europea di Giancarlo Nobile)
    In definitiva Fassino è un cristiancomunista dunque è fuori dalla storia e le sue affermazioni come quelle della maggioranza degli ex PCI stonano enormemente, non riescono a comprendere la laicità, la Democrazia (il caso Puglia insegna) l’autodeterminazione dell’individuo, il relativismo etico. Agiscono in modo schizofrenico dalla storia sono portati ad abbracciare questi concetti da dentro di loro si ribellano le radici e prorompono in cazzate madornali

  4. Anellidifum0 ha detto:

    Il PCI oltre al 30% nel 1988? E su quale pianeta? Forse ti sei confuso con il 1976. Ma al di là del dato inoppugnabile, non è che se un partito progressista ha tanti voti allora può farsi portatore di idee confessionali, antilaiche, mentre quando ne ha di meno può essere laico. La realtà è che il PCI allora non era mica tanto progressista, e nemmeno tanto laico.

  5. Jr. ha detto:

    Difficilmente nel navigare nei vari forum trovo qualcosa di pertinente ed interessante come questo. Parlare di diritti umani da parte della Chiesa appare, alla luce di quanto riporto “tale e quale” almeno “ipocrita”. Non ho avuto il tempo di verificare tutte le affermazioni contenute nel post che riporto, ma per quel poco che ho verificato mi pare tutto, sorprendentemente vero.

    Non sparate sul pianista…..

    …….. Il problema è oggi quello dei diritti umani, sia in campo politico che in campo religioso. La chiesa che a parole difende i diritti umani nei fatti è assolutamente risoluta a
    non riconoscerli. Per questo è positivo, in generale, che un prelato guardi alla Costituzione Italiana
    invece che alla chiesa cattolica: infatti come appena detto la chiesa cattolica si distingue come monarchia
    assoluta e per carenza di diritti. Nel primo articolo della costituzione vaticana si legge che
    “il sommo pontefice, sovrano dello stato della città del vaticano, detiene i pieni poteri legislativo,
    esecutivo e della giustizia”. Non esiste pertanto la debita separazione dei 3 poteri che, dopo Montesquieu,
    si riconosce come fondamento dello stato di diritto. Il vaticano è quindi l’ultima monarchia
    assoluta esistente in Europa e ciò equivale in pratica alla cancellazione dei diritti (e garanzie pertinenti)
    dei sui sudditi. Se i sudditi del vaticano non godono di diritti debitamente garantiti è evidente
    che in questo stato non è possibile riconoscere e mettere in pratica i diritti umani. Con ragione si è
    detto “un diritto non garantito non sarebbe un vero diritto”: ciò significa che i diritti che non hanno
    le debite garanzie in rapporto al loro compimento in realtà non sono diritti. I diritti quindi non esistono
    solo come garanzie derivanti da precise norme ma dalla possibilità di appellarsi ad una autorità
    in grado di farli valere. Ci chiediamo quindi di quali garanzie può godere un suddito nei confronti
    di una autorità che concentra in sé il potere di dettare le leggi, il potere di giudicare ed il potere di
    eseguire la sentenza che lo stesso legislatore e giudice ha decretato: finché uno Stato non assume il
    paradigma di costituzionalismo come garanzia del diritto il principio di mera legalità risulta una garanzia
    insufficiente di fronte a qualsiasi pretesa totalitaria. L’ambiguità del cardinale bagnasco consiste
    nel fatto che la politica emanata da criteri morali inspirati dalla religione proclama davanti al
    mondo la necessità di assolvere ai diritti umani mentre come politica e gestione di uno stato retto da
    principi religiosi, nella gestione amministrativa dell’esercizio della giustizia e del diritto si vede obbligata
    a contraddire ciò che insegna nella sua dottrina, sia politica che religiosa. Questa situazione
    complessiva spiega le frequenti difficoltà che la chiesa incontra nelle sue relazioni diplomatiche con
    i governi di non pochi paesi e spiega altresì i problemi che si pongono agli Stati quando pretendono
    di applicare le norme del diritto internazionale nelle relazioni diplomatiche con lo stato della città
    del vaticano. La teoria della “plenitudo potentatis” e la pretesa pontificia di potere assoluto sul mondo
    intero furono messe in discussione ben prima dell’illuminismo e la chiesa attuale, riferendosi precisamente
    al pensiero di benedetto XVI, non riesce a liberarsi di un potere supremo che non è dimostrabile
    né dal punto di vista degli insegnamenti del Nuovo testamento, né da una rigorosa argomentazione
    teologica. Invocare il possesso di un potere sacro o divino che non accetta e rende impossibile
    l’applicazione dei diritti fondamentali delle persone è in palese contraddizione con l’esemplarità
    etica e la coerenza umana che deve avere un leader religioso ed anche un capo di stato. Ignorare
    questo ha portato la santa sede a non firmare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948),
    il Patto Internazionale dei Diritti Economici, Sociali e Culturali (1966). Ancora, partendo dal criterio
    di una presunta autorità divina che privilegia alcuni esseri umani a discapito di altri si spiega la
    contraddizione esistente tra gli insegnamenti dottrinali della chiesa sui diritti umani ed il comportamento
    della santa sede: di tutti i protocolli, convegni, convenzioni e dichiarazioni firmati dagli stati
    membri delle Nazioni Unite in materia di diritti umani (almeno 108 documenti) la santa sede ne ha
    firmato solo 13. Questo dimostra come la santa sede, in quanto ad impegni pubblici e ufficiali di carattere
    internazionale per la difesa e la promozione dei diritti umani sia negli ultimi posti nella lista
    degli stati, dopo Cuba, Cina, Iran, Ruanda per citarne alcuni. E’ assolutamente palese e noto come la
    santa sede sia uno degli stati membri o associati alle N.U. che meno si è impegnato, attraverso la
    firma di documenti pubblici nella difesa dei diritti umani. In particolare la santa sede non ha ratificato
    nessuna delle convenzioni sulla soppressione delle discriminazioni basate sulla differenza di
    genere, quelle relative ai problemi educativi, gli accordi che si riferiscono a qualsiasi discriminazione
    nel lavoro, impiego o professione, la convenzione che regola la protezione dei popoli indigeni, i
    diritti dei lavoratori, i diritti delle donne, gli accordi relativi alla difesa della famiglia e del matrimonio,
    le convenzioni firmate contro i genocidi, contro i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità,
    contro l’apartheid e le sue conseguenze, ecc. Non ha altresì sottoscritto le convenzioni che si riferiscono
    alla soppressione della schiavitù, del lavoro forzato, la convenzione che proibisce la pena di
    morte e neppure la convenzione che proibisce la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani
    o degradanti (18 dicembre 2002). Una cosa è parlare o pretendere di insegnare in pubblico, come il
    cardinale bagnasco, un’altra evidentemente è sottoscrivere documenti di carattere giuridico e di
    valore legale che impegnano uno Stato a prendere decisioni concrete come quelle, elencate sopra,
    che la santa sede non è disposta ad adottare. Sappiamo bene come la differenza sia un fatto e
    l’uguaglianza un diritto: gli uomini e le donne sono differenti, ma non significa che gli uomini
    abbiano più diritti delle donne, così per analogia per bianchi e neri, eterosessuali ed omosessuali,
    ecc. Per questo comprendiamo altrettanto bene come la chiesa cattolica, data la sua struttura ed il
    suo attuale sistema organizzativo non possa sottoscrivere documenti di carattere giuridico che la
    obblighino ad accettare e praticare il principio dell’uguaglianza reale ed effettiva tra tutti gli esseri
    umani. Le vicende della povera ragazza uccisa dal padre musulmano e giustificato dalla moglie
    trovano nella religione la loro origine. Inutili i sacri paramenti quando si opera contro Dio “nel suo
    nome”. Questa la mentalità alla base della mancata firma da parte della santa sede della
    Dichiarazione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della Donna (7
    novembre 1967) e della Convenzione dei diritti politici della Donna (18 dicembre 1979).
    Rileviamo, a dispetto di quanto Gesù ha detto e fatto, che la donna cattolica, come quella islamica,
    non conta nulla. Non parliamo poi dei rischi derivanti dalle pretese dei religiosi che i fatti da loro
    considerati “peccati” siano dichiarati legalmente “delitti”: questi si verificano ogni volta che la santa
    sede pretende di allargare a tutti i cittadini le norme religiose che obbligano solo i credenti. Accade
    così che la chiesa non sottoscrive certi diritti considerati obbligatori per tutti i cittadini del mondo
    dalla comunità internazionale e pretende che determinate norme della sua morale particolare costituiscano
    un obbligo vincolante per tutti. Non parliamo poi della morale cattolica in ordine alla
    sessualità e della casistica da essa derivata: soltanto da questo punto di vista è possibile comprendere
    le difficoltà del vaticano nell’accettare trattati e patti internazionali sulla famiglia, l’educazione, i
    diritti del bambino e della donna. Non parliamo di Galileo e del progresso scientifico e del rifiuto
    della santa sede a firmare la Dichiarazione sull’utilizzo del progresso scientifico e tecnologico a favore
    della pace e a beneficio dell’umanità (10 novembre 1975).
    La pretesa della chiesa e delle religioni più in generale, di interferire nella vita politica (italiana) è
    quindi il vero pericolo di oggi di cui il mondo politico, oggi in sfracello, non si rende conto. Non a
    caso il problema dell’islam, il problema del cristianesimo stanno esplodendo insieme al collasso
    economico. Morire di religione è purtroppo ancora una realtà: per questo oggi siamo in piedi e vicini
    anche Noi a Nostri morti in Afganistan, consapevoli che i peggiori crimini vengono compiuti in
    nome (= per conto) di Dio, che con la religione non ha nulla a che vedere. Non è casuale infatti che
    Gesù sia stato ucciso dai romani su condanna della chiesa del tempo e naturalmente in nome di Dio.
    La politica, come la scienza, non è anch’essa “religione”?

  6. Andrea ha detto:

    A questo punto sarebbe sentire una bella dichiarazione sul tema da parte del co-vice-presidente del PD! Dai Ivan, fatti sentire! Viva la laicità!

  7. Andrea ha detto:

    sarebbe bello sentire

  • Elezioni Regionali Puglia Scalfarotto Presidente

  • Ivan Scalfarotto

    Deputato di Italia Viva e Sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. È il fondatore di “Parks - Liberi e Uguali”.