4 Aprile 2007

Riaprire la società

Meritocrazia

L’Italia è un paese a bassissima mobilità sociale. Al talento e alla creatività si preferiscono piuttosto l’esperienza passata, la lealtà al potente, il vincolo di sangue. Il sistema del valore legale dei titoli di studio premia il pezzo di carta rispetto al sapere che c’è dietro e, equiparando buone e cattive università, favorisce la proliferazione degli atenei senza qualità e delle cattedre distribuite nepotisticamente a parenti ed amici. Gli ordini professionali bloccano l’accesso al mondo del lavoro favorendo la trasmissione ereditaria degli studi e delle professioni. E’ più facile che un’opportunità sia affidata a chi ha l’esperienza invece che il talento e il modo migliore per accedere ad una responsabilità è attendere di succedere a chi quella responsabilità già ricopre dimostrandogli indefessamente lealtà e pazienza. Riaprire la società ed offrire opportunità a chi le merita è un modo per promuovere e rimettere in moto un paese invecchiato che non crea più. Ripartiamo immediatamente dall’abolizione degli ordini professionali e del valore legale dei titoli di studio.

2 risposte a “Riaprire la società”

  1. Filippo ha detto:

    Ivan,
    traduco approsimativamente alcuni estratti di “Una questione di famiglia”, un’articolo di Enric Gonzalez, corrispondente de El Pais a Roma:
    “In Italia, il paese piu mediterraneo del Mediterraneo, lo Stato non inspira particolare devozione. Neanche timore. La giustizia é lenta ed ondivaga, la politica indescrivibile, il paese accanto semba lontanissimo ed antipatico, gli ideali sono buoni solamente mentre durano ed infine tutto é negoziabile. L’autentica fede risiede nella famiglia, ossia nel nucleo, nel clan. L’Italia é un paese de imprese famigliari e di affari di famiglia. E la cosa, a modo suo, pare funzionare. Ed emana una strana naturalezza […]
    Che sarebbe stato dell’Italia se il primo degli Agnelli o dei Barilla non si fosse sposato? Molte dinastie industriali falliscono, peró quelle che sopravvivono si fanno cosi’ indistruttibili grazie alla forza del sangue ed all’attacamento del clan. Questa storia del sangue sembra una scemenza, peró é l’unica spiegazione possibile che si ha davanti a certi fenomeni.”
    Per il resto dell’articolo:
    http://www.elpais.com/articulo/deportes/asunto/familia/elpepudep/20070402elpepidep_20/Tes

  2. pier ha detto:

    in pratica a cosa porterebbe l’abolizione del valore legale del titolo di studio? Provo a fare un esempio di quello che ho capito io; per fare un concorso pubblico, mettiamo in Banca d’Italia, non si dovrebbe poter richiedere, come requisito per essere ammessi alla selezione il possesso di una laurea e magari con un determinato voto. Altri effetti quali sarebbero?
    Devo esssere sincero: un medico che esercita la professione in base ad un esame superato e che non ha alle spalle i suoi bei anni di università non è che mi incuta proprio fiducia…