20 Marzo 2007

La prospettiva di Antaya

Diario

Tornando a Mosca da San Pietroburgo sul tremebondo Tupolev 154 dell’Aeroflot leggevo le cronache del rilascio di Daniele Mastrogiacomo. E mi ha colpito come un pugno nello stomaco la storia di Antaya.
Lo saprete già: la moglie di Mastrogiacomo per avere la prova che coloro che si presentavano come gli intermediari fossero davvero quelli giusti e che suo marito fosse vivo, ha chiesto loro di porre a Daniele una domanda di cui solo lui poteva avere la risposta: quale nome avrebbero dato alla bambina che avrebbero voluto avere. Antaya, quello era il nome, quella era la risposta. Ho pensato a Mastogiacomo perso nel buio di quella grotta infinita, le catene ai polsi, che deve rispondere a quella domanda. E che piange e ride mentre gliela fanno, quella domanda. “Ma come cacchio ci avrà pensato?”, avrà pensato. E così leggevo Repubblica e non riuscivo che a commuovermi per la vicenda, per la paura, per la storia e per il lieto fine.
E poi, improvvisamente, la domanda. Se mi rapissero, se Federico volesse sapere che sto bene, quale domanda vorrebbe che mi fosse fatta? E io, cosa chiederei che gli fosse chiesto? Quanto sono importanti i piccoli segreti, e quanto indissolubili sono quei minimi e invisibili legami che abbiamo con le persone che amiamo? Ho guardato il mondo sotto una prospettiva nuova, oggi. La prospettiva di Antaya.

7 risposte a “La prospettiva di Antaya”

  1. linda ha detto:

    commovente, ieri ho visto il suo rientro in Italia accanto alla persona che amo, proverò a pormi la stessa domanda.grazie

  2. Barbara ha detto:

    Questione di poco, ed il povero Mastrogiacomo verrà ‘massacrato’ per esserne uscito vivo, da questa brutta esperienza.
    Vorrei essere smentita, ma ho proprio paura di non sbagliarmi, vedrete.
    Ci sono già minacciosi segnali in giro.
    Lo dico con tutta l’amarezza possibile, perchè a me è sembrato un grande uomo, oltre che giornalista.

  3. bitstorm ha detto:

    Io sono rimasto colpito dagli abbracci, quello meraviglioso con cui Gino Strada a salutato Daniele e quello altrettanto splendido della figlia di Daniele al padre appena tornato.

  4. marlène ha detto:

    In quanti modi diversi può essere letta una importante vicenda umana che ha sfiorato infinite aspetti del nostra quotidianità:la politica, la guerra,la pace,l’informazione necessariamente “curiosa” e corretta, l’importante ed indispensabile presenza di Emercency nelle zone del mondo più sperdute ed abbandonate…E invece si può capire tutto di noi,di chi ci sta accanto, degli altri vicini e lontani in un solo titolo:La prospettiva di Antaya.
    Grazie!

  5. Clio ha detto:

    Grazie, davvero.

  6. Omar Supio ha detto:

    Le reazioni furibonde specie del mondo amerikano e filo-tale, sono state stritolate dalla risposta di Gino Strada, cui è stata contestata la liberazione di 5 pericolosi guerriglieri (terroristi!), che chissà quanti altri morti andranno a provocare. Lui, secco, ha osservato che non è pensabile causare un morto, certo e sùbito, per scongiurare la eventualità di altri morti, forse e in futuro.

  7. laura ha detto:

    mi ha emozionato leggere quello che hai scritto.
    conoscendo daniele, e immaginarselo li dentro, da solo, migliaia di chilomentri lontano da casa e prigioniero, mi ha commossa.
    una bella prospettiva, questa di antaya. una bella riflessione.
    ciao.
    laura

    ps per barbara: lo stanno già massacrando. non aspettavano altro.

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  • Ivan Scalfarotto

    Deputato di Italia Viva e Sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. È il fondatore di “Parks - Liberi e Uguali”.