16 Ottobre 2012

L’uguaglianza è differenza

Appunti

Ha ragione Bertolucci: Roma e l’Italia non sono posti amici delle persone in sedia a rotelle, e non sono posti amici delle differenze in genere. “Qui da noi trattiamo tutti alla stessa maniera”, ci si sente dire, e non ci si rende conto che trattare tutti alla stessa maniera è la massima ingiustizia, perché è il modo per fare un mondo a esclusiva misura della maggioranza.

Un caro amico, Alessandro Campi, mi ha scritto: “Ho vissuto 6 mesi ad Oxford e ho provato l’ebbrezza di partire di lì e andare a teatro a Londra, a Tottenham Court, senza chiedere una volta una spinta per saltare uno scalino o di prendere un treno senza prenotare almeno 7 giorni prima e arrivando in stazione almeno mezz’ora prima.”

Noi italiani facciamo una grande confusione: pensiamo che l’uguaglianza debba misurarsi a priori, ed è sbagliato. E’ come se il proprietario di un negozio di scarpe pensasse che per trattare tutti i suoi clienti in modo equo dovesse vendere scarpe di una sola misura: solo numeri 42 per gli uomini e 37 per le donne. L’errore è evidente: misurando l’uguaglianza all’ingresso del negozio, il nostro commerciante servirebbe in realtà soltanto le persone standard, la maggioranza. Gli altri sarebbero destinati a restare a piedi nudi.

L’uguaglianza consiste invece nell’avere tutti numeri di scarpe in magazzino, quelli più comuni e quelli meno diffusi, cosicché i propri clienti possano tutti uscire dal negozio con un paio di scarpe della misura giusta. Questo vale anche per i diritti: dobbiamo essere pronti a una società che sa essere accogliente per ciascuno sulla sua misura, riconoscendo la diversità di ciascuno come un valore e avendo pronte scarpe comode anche per chi non risponde alla descrizione standard, quella della maggioranza.

Avere tutti gli autobus, i taxi e i treni attrezzati per ospitare di routine le persone che non si muovono sulle proprie gambe, abbattere le barriere architettoniche, ricordarsi che non tutti camminano e per questo non meritano di vivere un’esistenza diminuita, significa riconoscere in primo luogo l’esistenza di queste persone, e rispettarle. Sono numericamente meno di noi che camminiamo, ma questo non è un buon motivo per dimenticarli. Non in un paese civile.

Una replica a “L’uguaglianza è differenza”

  1. laura minardi ha detto:

    L’aveva già detto Don Milani, se non sbaglio: la peggiore ingiustizia è fare parti uguali fra coloro che uguali non sono (ho citato a braccio da “Lettera a una professoressa”)