4 Aprile 2007

Legge elettorale, il punto di minima

Democrazia

La legge elettorale con la quale abbiamo eletto il parlamento nel 2006 ha rappresentato probabilmente il punto di minima per la nostra democrazia. Una legge che impedisce la formazione di maggioranze stabili, che facilita la proliferazione di partiti e gruppi e che consente a pochi singoli individui di decidere a priori la composizione del parlamento, sottraendo ai cittadini la scelta dei propri rappresentanti, è l’antitesi della democrazia e della partecipazione. Se a questo si aggiungono l’antipatia dei partiti per ogni forma di democrazia partecipativa, primarie in testa; gli oscuri meccanismi legati al tesseramento nei partiti, che suscitano dubbi e sospetti più che legittimi; il duopolio televisivo e la lottizzazione della RAI nonché la sostanziale incapacità della politica ufficiale di cogliere le opportunità che nascono dallo sviluppo della rete, si capisce che più che ad un semplice problema di rinnovamento della politica siamo di fronte ad una situazione di crisi della nostra democrazia. Appoggiare con convinzione il referendum elettorale e rilanciare la richiesta di una riforma in stile spagnolo della televisione pubblica sono due azioni immediate che possono anche simbolicamente riaprire i canali bloccati della nostra democrazia.

Una risposta a “Legge elettorale, il punto di minima”

  1. Cristina Ruggieri ha detto:

    Ciao Ivan,
    a proposito della legge elettorale c’è un problema di fondo che mi preoccupa moltissimo e che mi piacerebbe vederti sollevare: tutte le proposte di nuova legge elettorale a destra come anche a sinistra (vedi ultima proposta Chiti) non prevedono il ripristino delle preferenze. E neanche il referendum può nulla in questo senso.
    Questo è un vero attentato alla democrazia, nonchè un grosso scippo ai cittadini che di fatto non hanno più il potere di decidere chi sarà eletto in parlamento.