22 Novembre 2006

Zona retrocessione

Diario

Ho visto che finalmente, a seguito dell’appello del Presidente Napolitano, la stampa si sta occupando della miseranda situazione delle donne nel nostro paese. Leggevo proprio ieri dal sito del Corriere dell’ultima graduatoria sulla condizione femminile (“The Global Gender Gap Report 2006”) pubblicata dal World Economic Forum dove l’Italia ha collezionato un, diciamolo pure, vergognoso settantanovesimo (e non settantasettesimo, come indicato dal Corriere) posto su 115 partecipanti. La graduatoria del WEF è molto interessante perché non misura le condizioni assolute di vita delle donne in ogni paese, ma si occupa di verificare il “gap” e cioè la distanza, le differenze in termini di status e di possibilità, tra uomini e donne nei vari paesi; se vogliamo si tratta di capire quanto sia lungo il pezzo di strada verso la parità. Tanto per capire come stanno le cose vediamo di confrontare la situazione con il paese che si è piazzato un gradino sopra di noi, lo Zimbabwe (urca!): ecco, secondo la graduatoria del WEF, una donna italiana è messa meglio rispetto ai propri connazionali uomini di quanto lo sia una dello Zimbabwe sia per quanto riguarda l’accesso all’educazione che in termini di salute e attesa di vita. Tuttavia riusciamo a finire dietro alla derelitta nazione africana sia in termini di partecipazione alla vita economica che a quella politica, dove le donne zimbabwiane se la passano, pare, molto ma molto meglio di quelle italiane rispetto ai loro connazionali uomini. Quello che questa graduatoria fotografa è insomma che gli uomini italiani sono anche più capaci di tenere le donne del proprio paese in una condizione di minorità – soprattutto in termini politici ed economici – di quanto lo siano gli uomini dello Zimbabwe (ma anche dell’Uganda, della Mongolia e della Jamaica, rispettivamente cinquantesimi, quarantaquattresimi e ventiseiesimi in classifica). Secondo me se si facessero graduatorie similari per misurare il “gap” tra giovani e anziani, tra gay ed etero, tra abili e disabili, tra cristiani e non cristiani e in genere tra i perpetui e tutti gli altri, l’Italia in tutte queste prestigiose classifiche e graduatorie si troverebbe sempre, comunque e abbondantemente in piena zona retrocessione.

7 risposte a “Zona retrocessione”

  1. andrea del bene ha detto:

    Una sola certezza quando leggo questo tipo di classifiche (competitività, istruzione della popolazione, uso delle tecnologie, ecc…):

    la top 10 è monopolizzata da paesi scandinavi, Danimarca, Svizzera, Belgio e Olanda.
    L’italia è sempre sotto la 40° posizione…

  2. fabio ha detto:

    COMPLIMENTI A NAPOLITANO, sta dimostrando che i comunisti non mangiano i bambini!
    faccio un po di pubblicità a una mia iniziativa mandandoti un P.S che ho inviato a tanti amici riguardo ai presunti brogli della cdl….aspetto la tua visita e un po di impegno a mandare mail..
    ps: non ho mai pubblicizzato una mia iniziativa, ora lo faccio, se ti va vieni sul mio sito, è ora che sia i media che i partiti di sinistra parlino del documentario e dei presunti brogli della destra..mandiamo un po’ di email…
    fabio.
    http://www.lopinionedifabio.ilcannocchiale.it/

  3. MP ha detto:

    Oltre alle donne in Italia, pure il Milan è in zona retrocessione.
    Tra i responsabili di entrambe le pessime classifiche ci sarà pure il buon Silvio B.?

  4. Roberto ha detto:

    Si potrebbe anche dire, che al 79esimo posto della classifica ci sono le donne italiane… Perchè se sono gli uomini, in Italia, a mostrare indignazione per la mancanza di donne in parlamento, e di signore in piazza, o a fare iniziative civili ma ferme, non se ne vede, sarà dura che si salga un po’ più in alto, molto dura. E così, alla fine (guardando le onorevoli Binetti, Carfagna, Gardini, Carlucci, Santanchè, Mussolini, Belillo) non è che ci sia proprio da strapparsi i capelli.

  5. pimpa ha detto:

    Roberto il tuo ragionamento fa acqua da tutte le parti.
    …tu daresti la colpa alle donne afgane per essere uscite dal regime dei talebani appena appena meno ignoranti delle scimmie antropomorfe ???

    …forse se ci pensi bene, ti potrebbe venire da pensare che la colpa e’ tutta di chi mantiene il sistema in grado di produrre individui femmina lobotomizzati rispetto alle controparti maschili.

    A chi dobbiamo tutto cio’???
    provate a pensarci un attimo… altro che Berlusconi.

  6. Roberto ha detto:

    Pimpa, mi sembrava si stesse parlando di Italia, dove non c’è la lapidazione e le violenze sulle donne sono punibili per legge. Questo per dire, che qualche margine d’azione ce l’hanno. Oltretutto, a differenza di te, non ritengo le donne lobotomizzate, ma semplicemente molto disinteressate alla politica. Così come penso che i dati poi sui dirigenti non siano realistici: il problema non è la % donna/uomo, ma giovane/vecchio. Le donne hanno cominciato a lavorare solo più recentemente, e non sono ancora abbastanza vecchissime (licenza poetica) per presiedere consigli d’amministrazione.

  7. pimpa ha detto:

    …io ritengo le donne lobotomizzate perche’ ne sono parte e vedo come molte di loro preferiscano non occuparsi di “cose da uomini”, per la ragione principale che cosi’ le hanno insegnato fin da piccole (in ordine decrescente) :

    La societa’
    La scuola
    La famiglia

    …e questo vale per quanto riguarda il proprio impegno in prima persona in qualunque cosa che non coinvolga un uomo alle loro spalle.
    Cioe’… le cosidette “figlie di, amanti di, mogli di, sorelle di” sia per la politica che per l’imprenditoria non fanno testo.

    In afganistan, le prime persone a non volere l’istruzione e il coivolgimento nella vita sociale erano proprio le donne, quelle piu’ anziane maledivano gli occidentali che cercavano di strappare all’ignoranza le donne piu’ giovani.
    E’ lo stesso pattern con cui, da noi, le madri insegnano alle figlie ad aspettare un principe azzurro, che quando va bene non arriva mai…