5 Giugno 2006

Più roca la voce delle donne «È un passo verso la parità»

Attualità

Corriere della sera, 5 giugno 2006
di Giovanna Cavalli
“Cosa non si fa per essere prese sul serio. Uno studio inglese, di cui ci ragguaglia il Sunday Times, prova che negli ultimi cinquant’anni la voce femminile si è notevolmente abbassata. Virando verso toni maschili. Scrive Anne Karpf nel libro The Human Voice che, confrontando registrazioni del 1945 con altre del 1993, si sente chiaramente che le moderne ragazze parlano con molti meno acuti rispetto alle coetanee di allora. Esperti del suono hanno calcolato la differenza: meno 23 decibel, quasi un semitono. Sul perché di questa mutazione di ugola vengono fornite due spiegazioni. Che dipenda da una struttura fisica sempre più «virile», quindi con corde vocali in proporzione. Oppure che la specie femminile, dovendo vivere in una società dominata dal maschio, cerchi di imitarne il tono di voce per trovare più considerazione. Una voce più bassa favorirebbe l’ascesa al potere, il pigolìo o il miagolio (che tornano sempre buoni in altre occasioni) sul lavoro sarebbero una vera zavorra. La lady di ferro Margaret Thatcher frequentò un corso di dizione per eliminare le note più acute dai discorsi di primo ministro. Jon Snow di Channel 4 garantisce che nessuna conduttrice con la vocina troverebbe mai spazio in tv a meno che non fosse eccezionalmente bella.
Averlo saputo allora, Claudia Cardinale avrebbe potuto convertire quei registi che, agli inizi della carriera, le imponevano una doppiatrice. «La mia voce era considerata troppo roca, strana. Da ragazzina parlavo poco, ero introversa, così forse le corde vocali non erano esercitate», ricorda divertita il mito CC, che persino nel Gattopardo parla con una voce non sua. «Quando mi riascoltavo non mi piacevo per niente. Ma era sempre stato così. Pure da bambina, quando a scuola cantavamo in coro, la maestra mi diceva: Claude, tu stai zitta». Fu Fellini in Otto e Mezzo a renderle la parola: «Voglio sentire te, mi disse. Da allora la voce è diventata una mia caratteristica, mi riconoscono dovunque e il complesso non ce l’ho più».
Rosa Russo Iervolino, rieletta sindaco di Napoli, porta da una vita la croce contraria: «Lo so che la mia voce è brutta ed è il mio punto debole. Mai cercato di cambiarla, compito impossibile. Per fare carriera ci vogliono intelligenza e buona volontà, più l’autoironia per non offendersi quando mi prendono in giro. Anzi, gli elettori si divertono e mi votano di più». Del resto pure a Hollywood Paris Hilton, Jessica Simpson, Pamela Anderson, Hilary Duff, Cameron Diaz, Anna Nicole Smith, Kate Beckinsale, hanno successo con voci infantili. Demi Moore e Renée Zellweger sono naturalmente roche e conturbanti.
Più che per le note stridule qui da noi semmai i produttori si disperano per quei pertinaci accenti dialettali che accompagnano Sabrina Ferilli, Valeria Marini (sarda anche in inglese), Monica Bellucci e Manuela Arcuri. Le telegiornaliste hanno quasi tutte una bella voce. «La mia è naturale, uguale a quella di mia madre e penso mi abbia aiutato», dice Cesara Buonamici, vicedirettore e volto del Tg5: «Un buon timbro conta, ma non illudiamoci che le stupidaggini dette bene diventino intelligenti». La bruna Maria Cuffaro, voce suadente del Tg3, dice che non si è mai posta il problema: «Sarà così perché fumo?». E poi annota che «ci sono voci assolutamente fastidiose che vanno in onda lo stesso». Con quella sua dizione roca Irene Pivetti teneva a bada i colleghi di Montecitorio quando era Presidente della Camera. «Penso che sia una chiara espressione della personalità. Non credo siano cambiate le corde vocali delle donne. Semplicemente hanno smesso di voler sembrare deficienti per rassicurare gli uomini parlando come passerotti».

Questa è quello che scrive una donna, pensando sia una cosa intelligente da raccontare. Lo trovo gravissimo.
Leggete questo invece: «Per un lungo periodo gli uomini hanno gestito la storicità e creato la coscienza di sé. Da alcuni decenni ormai, e per un tempo indeterminato forse senza una fine prevedibile, siamo in una società e abbiamo una vita individuale il cui “senso” sta nelle mani, nella testa e nel sesso delle donne più che nelle mani, nella testa o nel sesso degli uomini» – Alain Touraine «Le Monde des Femmes», Fayard 2006…è la striscia rossa del l’Unità.
Marella