13 Febbraio 2006

Il nuovo miracolo italiano

Attualità

Va male la Fiat, ma va male anche il made in Italy, le scarpe di Della Valle, gli occhiali di Del Vecchio, le giacche di Armani. Tutta l’industria che non è stata ancora delocalizzata in paesi terzi, sprofonda. È proprio un anno nero il 2005 per l’economia produttiva italiana. I dati diffusi lunedì dall’Istat sono addirittura peggiori delle previsioni degli analisti. Si tratta di un dato medio, quello della produzione industriale, in calo dell’1,8 percento rispetto all’anno precedente. Ora, è vero che si è lavorato ben quattro giorni in meno tra domeniche e feste comandate, ma anche con questa correzione si tratta di una pesante battuta d’arresto: meno 0,8 percento. Il dato peggiore dall’anno Duemila in termini grezzi, cioè al lordo dei giorni di ferie in più, e comunque il peggiore dell’ultimo triennio.
L’unico valore con il segno più è quello legato al caro greggio e all’aumento del consumo di energia (la sua produzione ha avuto un’impennata del 4,2 percento). Ma poi hanno tutti il segno meno: l’indice di produzione di beni di consumo (2,4%), quello dei beni strumentali (1,5%) e quello dei beni intermedi (1,1%). Questo per i grandi raggruppamenti.
Se si pesca nel dettaglio, la situazione appare ancora più buia, specialmente per i settori del made in Italy che appaiono in caduta libera: i comparti delle pelli e calzature calano del 7,7%, il tessile e l’abbigliamento del-6,5%. E non vanno molto meglio le imprese che producono mezzi di trasporto e apparecchi elettrici (entrambi -4,6%). I mobili, un’industria un tempo di grande export, che già negli ultimi anni però ha già subito pesanti emorragie, cala ancora del 2, 5.
Confrontando sempre la media del 2005 con quella del 2004, gli aumenti maggiori – prosegue l’istituto di statistica – hanno interessato i settori dell’estrazione di minerali (+7,3%), delle raffinerie di petrolio (+3,8%) e dell’energia (+2,6%). Le diminuzioni più consistenti hanno riguardati i comparti delle pelli e calzature (-7,7%), del tessile e abbigliamento (-6,5%) e dei mezzi di trasporto e degli apparecchi elettrici (entrambi -4,6%).
L’unica nota positiva, in fondo. Infatti nell’arco dell’anno considerato, il 2005, il mese di dicembre, l’ultimo, è quello che è andato meglio.
(Fonte: L’Unità, 13 febbraio 2006)