7 Luglio 2007

La mossa del cavallo

Diario

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Dico subito che l’intensità del mio appoggio al referendum aumenta ogni minuto che passa e, per quello che posso, vorrei davvero aggiungere il mio invito a chiunque dovesse passare da questo blog ad andare a firmare al più presto. Il motivo è presto detto: è che mi pare che la cittadella assediata della politica abbia in qualche modo mosso il cavallo, candidando Veltroni.
Una mossa di tipo gattopardesco (cambiamo tutto perché non cambi nulla) che ha in qualche modo ridato fiato al palazzo affannato dall’assedio. In fondo Veltroni è la faccia presentabile della politica: è innovativo nei toni, è un amministratore locale ed è stato vicino alla gente in questi anni da sindaco di Roma. Se la vecchia politica ha deciso di giocarselo adesso e non quando sarebbe stato il tempo giusto (due anni fa, o forse dieci) è proprio perché in qualche momento Walter rappresenta l’ultima cartuccia che i perpetui pensano di potersi giocare. Cambiare la faccia, mettersene una più presentabile, e continuare esattamente coma prima.


Quello che penso è che questa sia stata una mossa veramente molto astuta, una mossa eccellente dal punto di vista tattico-strategico. L’unica possibile, date le circostanze: i partiti eredi di diccì e piccì già sciolti in una gassosa indistinta, l’insofferenza crescente nel paese rispetto a quel corpo separato e irresponsabile in cui la politica vecchia ha finito col trasformarsi, il tema del ricambio generazionale e non solo che si fa sempre più attuale. Non dimentichiamo che gli sponsor della candidatura Veltroni sono gli stessi signori che hanno così accuratamente creato il Comintern dei 45: certamente non degli innovatori, certamente non gente disponibile a favorire il ricambio, l’efficienza, la meritocrazia. Un’aristocrazia gerontocratica e immobilista alla canna del gas che lancia il campo il candidato che meno le somiglia ma che meglio ne garantisce, date le circostanze, la sopravvivenza.
Alla fine l’immagine che continua a tornarmi in mente è quella di un conclave, uno tipo quello dal quale uscì Papa uno come Roncalli o uno come Luciani: uno di quelli che si fa un papa che si pensa di poter controllare perché vecchio, perché ingenuo, o semplicemente perché comunque se questo è quello che vuole il popolo, ben venga. In fondo, alla fin fine chiunque faccia il Papa è irrilevante per il collegio cardinalizio: chiunque sia il prescelto è sempre uno di loro e di essere uno di loro – spera il sacro collegio – si ricorderà al momento giusto.
Questa è l’impressione che ho. Che Veltroni alla fine sia la mossa sostenuta in questo momento dalla massima conservazione, da coloro che ne sono stati i principali avversari fino a quando non hanno capito che Veltroni era l’unica speranza per non consegnare tutto in mano a qualcun altro.
Dal mio punto di vista, dunque, il problema non è la candidatura Veltroni che, dico subito, e lo dico in via del tutto personale, mi pare comunque eccellente. Veltroni ha il calibro e l’esperienza per poter governare il paese per i prossimi anni e fungere da costruttore e padre nobile di una nuova classe dirigente. Il problema è se Veltroni avrà la capacità e la volontà di farlo. Si fosse trattato veramente di un conclave le possibilità sarebbero state notevoli: accettata la nomina sei il Papa, ringrazi e fai quel piffero che vuoi (sempreché tu non sia così singolarmente sfortunato da farti venire un colpo e tirare le cuoia in un mesetto di tempo). In questa ragnatela appiccicosa che è la politica italiana le cose stanno molto diversamente. Veltroni non è ancora partito e già ha in teoria dei debiti di gratitudine nei confronti di tutti i suoi sponsor. Vedremo cosa deciderà di farne, se avrà la possibilità e la volontà di poterli ignorare e governare il partito imprimendo la sua linea: di fatto io non credo avrà altra scelta perché il credito di cui gode oggi avvizzirebbe molto rapidamente ovemai la sua carica innovativa si affievolisse. D’altro canto non credo che i potenti di oggi leggano l’investitura di Veltroni come l’annuncio del proprio pensionamento, anzi.
Insomma, in qualche modo il punto non è secondo me quello della scelta del leader. Veltroni va benissimo. Il punto è chiedersi dove vada l’Italia, se la carica rivoluzionaria del Partito Nuovo si possa spiegare oppure no. Se dietro Veltroni si affermerà la conservazione o il cambiamento, se il nuovo leader si farà ostaggio della prima o campione del secondo. Se Walter saprà collegarsi al popolo che oggi lo invoca, o se invece deciderà di rendere conto a quei compagni di scuola di cui parla Andrea Romano nel suo libro. I 10 punti che il PD ha immediatamente preso nei sondaggi appena la candidatura del sindaco ha cominciato a prendere quota riflettono questo, secondo me: l’impressione che nominando Veltroni si sia deciso di innovare e rinnovare. Durerà poco se l’innovazione e il rinnovamento non si faranno vedere, e concretamente, molto presto.

12 risposte a “La mossa del cavallo”

  1. Anellidifumo ha detto:

    Toh, non accadeva da tempo, ma siamo d’accordo. Quasi su tutto, io ho solo molta meno stima di te sulle capacità di governo e di competenza di Veltroni. Per il resto, condivido anche la punteggiatura. Oddio, forse quella no. 😉

  2. gio ha detto:

    come se bastasse cambiare un sistema elettorale per cambiare le teste… se passa il referendum non potrà che andare peggio. volete la democrazia americana o inglese? prendetevela. io non vi aiuterò.
    poi tutte quelle belle frasi al futuro. imporrà, faciliterà… voi credete ad un referendum appoggiato da bassolino e allemanno? davvero?? l’unica cosa buona è il terzo quesito. ma a me pare una bella ghirlanda di fiori su catene che poi vi voglio vedere a spezzare…
    saluti e baci

  3. Ivan, realisticamente, Veltroni è l’unico che ha i “mezzi” politici, culturali, di comunicazione e la necessaria credibilità popolare, l’unico collante che, in una visione complessiva, possa dare un senso ed una unità ad una aggregazione di centrosinistra. Prima lo si comprende e prima ci si concentra, sia attraverso la chiarezza dei contenuti, sia con la scelta di candidati credibili e riconosciuti tali, nella caratterizzazione delle liste che concorreranno il 14 ottobre, prima si avrà la possibilità di uscire dalla rete e arrivare con un linguaggio comprensibile, in modo non velleitario e di “nicchia”, alle “casalinghe di Voghera” e ai “pastori abruzzesi”, che sono quelli che poi sanciranno, con il loro appoggio, oltre che con la tessera da 5 euro, il riscontro e la consistenza progettuale delle liste.

  4. Upanisad ha detto:

    Io, al contrario, credo che Veltroni avrà bruttissime sorprese qui al Nord. Nessuno se lo cacgherà ed il fatto di essere stato sindaco di Roma (che non solo i leghisti associano con ladrona) qua non è assolutamente un vanto, ma al contrario un immenso handicap.
    In altre parole, Veltroni è un cavallo perdente o un cavallo che spacca l’Italia in due, vincendo contro una fetta essenziale del paese, con conseguenze imprevedibili.

  5. Anellidifumo ha detto:

    Upanisad, tranquillo, se il centrosinistra si affida a Veltroni, dall’altra parte andranno col suo omologo contrario, Fini. E vincerà quest’ultimo. Incompetente per incompetente, Fini sa vendere fuffa meglio.

  6. carcamanno ha detto:

    Referendum, la scelta di Veltroni:
    “Lo sostengo ma non firmo”
    Sempre lui, juventino ma per le squadre romane, ecc ecc. Mai che prenda una posizione netta.

  7. Fulvio ha detto:

    Consigli per le prossime dichiarazioni:
    Scopo ma non godo
    Bevo ma non deglutisco
    Mi scaccolo ma non attacco sotto il tavolo
    Scoreggio ma non puzzano

  8. Galatea ha detto:

    Preferisco votare Veltroni che ha governato la mia città lo conosco ci credo e lo stimo, che un perfetto sconosciuto spuntato dal nulla.

  9. Fulvio ha detto:

    Per Galatea.
    Io preferirei votare e scegliere piuttosto che battere le mani a ritmo.

  10. Fabio ha detto:

    Ma io condivido quello che penso? O penso quello che condivido? O firmo quello che non condivido ma che penso? Sempre che, ovviamente, non firmi quello che non penso ma condivido. Si, ma poi, che sostengo? Quello che condivido? Quello che non condivido ma che penso? Quello per cui firmo ma che non penso però condivido? Basta… devo telefonare a Rutelli… no, no a Mariapia… mmmmpff, meglio Dario… Uffff… Che rogna deve essere guidare sto partito democratico…

  11. Galatea ha detto:

    Per Fulvio.
    Io preferisco votare chi mi considera e Veltroni è uno di quei politici che risponde a qualsiasi cittadino che si presenti da lui in Campidoglio.
    Un grande nostro sindaco che fu Petroselli ci insegnò l’umiltà e la vicinanza alla gente comune e Veltroni ha costruito la sua immagine sulla semplicità e sulla comunicabilità prendendo appunto come esempio Petroselli.

  12. Fulvio ha detto:

    Concordo con te, Veltroni risponde a qualsiasi cittadino. Un problema secondo me sta nel fatto che risponde come il cittadino si aspeta risponda. Zelig è niente a confronto.
    Il sebso del mio commento era però che il problema non è Veltroni, ma il fatto che le alternative si auto-castrino o vengano costrete a castrarsi. Che paura c’è a confrontarsi tra l’economico Bersani e l’ecumenico Veltroni?
    Perchè Bersani oggi dichiara “molti nei DS molti non avrebbero capito”? Magari molti “non DS” avrebbero capito. Sempre più il PD è unione e spartizione tra due partiti.