Il divario tra il lavoro del nostro legislatore, il diritto e la ragione come sappiamo si allarga, e non possiamo che felicitarci per la decisione dell'Alta Corte di ieri che ha dichiarato costituzionalmente illegittime alcune delle parti più odiose dell'odiosa e medievale legge 40. Oggi, poi, il Parlamento Europeo ha detto a chiare lettere (500 si', 104 no e 55 astenuti) che quando si parla di libera circolazione dei cittadini e delle loro famiglie nel territorio dell'Unione ci si riferisce a tutte le famiglie e ha quindi chiesto a tutti gli Stati membri «di dare piena attuazione ai diritti sanciti dalla direttiva» riconoscendoli «non soltanto ai coniugi di sesso diverso, ma anche ai partner legati da un'unione registrata, ai membri del nucleo familiare e ai partner la cui unione non sia formalmente registrata - ivi comprese le coppie dello stesso sesso riconosciute da uno Stato membro - a prescindere dalla loro nazionalità». Europa, Europa.
Leggo sui blog dei miei amici post finalmente sollevati dall'uscita di Franceschini sull'assegno ai disoccupati: ogni segnale di potenziale risveglio dal coma non può che essere ovviamente apprezzato dal disorientato popolo democratico. Eppure, non per smorzare gli entusiasmi sul nascere o alzare improvvisamente l'asticella - ma giusto per ristabilire il senso delle proporzioni sul cammino ancora da fare - sono andato a rivedermi il discorso di Carmen Montòn alle Cortes immediatamente prima dell'approvazione della legge sul matrimonio gay in Spagna. Quanto dovremo aspettare per assistere ad una lezione di riformismo così cristallina, perentoria e coraggiosa in Italia, non è dato sapere. Consoliamoci dunque con l'improvvisa riviviscenza franceschiniana ma non dimentichiamo che l'obiettivo, comunque, resta (disperatamente) là.
La seconda parte dell'intervento di Carmen Montòn è qui. Merita.
Questa è una storia che voglio raccontarvi perché è davvero meravigliosa. Davvero. Pronti? Dunque. C'è questa giornalista inglese, Ariane Sherine, che una mattina di giugno mentre va al lavoro vede sulle fiancate di due autobus londinesi un annuncio pubblicitario pagato da un'organizzazione religiosa che dice: "Quando il Figlio dell'Uomo tornerà, troverà fede sulla terra?" e un indirizzo web.
Emma Bonino e Marco Pannella sono in trasferta qui a Londra, la città che - come recita l'invito - "accolse, protesse, unì per decenni cruciali, molti degli eroi e degli autori dei Risorgimenti liberali continentali".
Per festeggiare degnamente la presa di Porta Pia, Marco ed Emma hanno organizzato qui un convegno su un tema molto intrigante data l'aria che si respira in Italia: "Roma 20 settembre 1870, data epocale del mondo contemporaneo? Eredità e attualità".
L'evento è cominciato quest'oggi e proseguirà domani - 20 settembre - presso la sede dell'Istituto Italiano di Cultura, 39 Belgrave Square, London SW1X 8NX, dalle 9 alle 7 di sera.
Una bella cosetta da carbonari mangiapreti fatta direttamente in quel di Londra? Non potrei perdermela mai! Ci vado senz'altro.
Di seguito un mio commento uscito su "L'Unità" di oggi, nella sezione "Uno, due, tre... Liberi tutti!".
Sono moltissimi gli omosessuali che vivono un'intera vita senza condividerla con la propria famiglia di provenienza. Non è un impresa facile: una vita è una cosa grossa, ingombrante, non accetta che la si chiuda o la si confini, ce n'è sempre un pezzo che sfugge anche al controllo più rigoroso: non c'è cassetto che possa contenere tutte le foto, non c'è silenzio che possa ingoiare tutte le parole, non c'è una casa che possa nascondere tutte le tracce di una convivenza, non c'è riservatezza che possa nascondere tutta la gioia e tutto il dolore senza lasciarne trapelare un poco, prima o poi.
Non è per niente vero che "siamo tutti omosessuali" come ha esordito Francesco Merlo nel suo commento sabato su Repubblica sulla morte di Domenico Riso nel disastro aereo di Madrid: se lo fossimo davvero, Merlo non avrebbe probabilmente scritto un articolo che rappresenta plasticamente le ragioni per le quali il tema della discriminazione delle persone omosessuali nel nostro paese non ha mai trovato soluzione, nè sul piano giuridico nè su quello culturale.
Aspettando il metrò che mi avrebbe portato in ufficio questa mattina, mi sono fermato a guardare questo grande manifesto bianco. Nell'angolo in basso a destra un coniglio - anzi, una coniglia - disegnata come un cartone animato e seduta su una sedia a rotelle. Al centro una scritta che diceva più o meno: "Non è tanto la sedia a rotelle a mettersi di mezzo con il sesso, il vero problema sono gli ostacoli nella testa della gente".
E' uno degli annunci della meravigliosa campagna "Creature Discomfort" della Leonard Cheshire Disability che utlizzando i suoi animali da cartoon (qui sotto, uno degli spot) spiega a milioni di persone che il problema di chi sta su una sedia a rotelle non si riduce alla mobilità e che le pari opportunità non significano limitarsi a garantire una qualche forma di sopravvivenza ma lavorare per fare in modo che ogni vita valga pienamente la pena di essere vissuta.
Giornalismo che vorremmo vedere bandito da un paese civile. Il cumulo di pregiudizi, ignoranza e arretratezza mentale che contiene la notizia dal Corriere della Sera dell'omicidio di un architetto - probabilmente gay - a Roma, è il classico esempio di come l'omofobia trovi sempre terreno fertile in Italia e di come la stampa - in modo del tutto simile alla politica - si sia ormai completamente abbandonata ad una mentalità bigotta degna dei peggiori anni cinquanta. In una ventina di righe si trova tutto un bazar di luoghi comuni dell'omofobia che definire ributtanti è assolutamente un complimento.
"...And that is why I constantly pray that God will inspire Anglican bishops, priests, deacons and lay people who lead the Church of England not to admit women to the episcopate."
Non si tratta di un verbale della Santa Inquisizione ma di un intervento sul Times del Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga.
Miriam Mafai, su Repubblica di oggi, dice giustamente che l'astensione dell'intero gruppo del PD sul conflitto tra i poteri dello Stato sollevato ieri sera dal Parlamento nei confronti della Magistratura è stata un brutto momento per il PD e per la laicità della nostra Repubblica. Chiara Lalli, sul blog de iMille, l'ha definita ieri una dimostrazione di ripugnante unità.
Hanno certamente ragione entrambe e devo dire che proprio questi sono i momenti nei quali mi dispiaccio di non essere stato eletto deputato: perché credo di sentire come fisicamente, sulla mia pelle, lo smarrimento di milioni di elettori del PD che stentano a credere che nemmeno uno dei propri rappresentanti si sia preso la briga di dare corpo a quei sentimenti di solidarietà e mutua pietà tra gli esseri umani propri di una visione dell'uomo terrena, aperta e positiva e priva di quei legami col trascendente che sembrano ormai aver monopolizzato e completamente condizionato la politica del nostro Paese.
Ivan Scalfarotto ha partecipato alle Primarie del 2005 ed è componente dell'Assemblea Nazionale del Partito Democratico. Dopo 7 anni all'estero, tra Londra e Mosca, vive attualmente a Milano.