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28 ottobre 2011Venire a questa conferenza negli Stati Uniti mi fa male. A sentire 2610 persone arrivate al Summit di Out & Equal da tutti gli Stati Uniti (e da 29 altri paesi, dall’Italia siamo 3) di uguaglianza nei luoghi di lavoro e nella vita, tutte le manfrine della politica italiana sui diritti civili mi sembrano delle pallide e un po’ idiote discussioni da bar. E mi pare incredibile sentire ancora oggi esponenti stimabili e intelligenti della comunità GLBT italiana parlare di “massimalismo che ci isola”. Qui, nel paese di Rosa Parks e di Martin Luther King, di massimalismo nei diritti civili non si parla. In 50 anni, per questo, sono passati dalla segregazione razziale al primo nero alla Casa Bianca. Insomma, mi avvio alla conclusione di questo convegno sempre più convinto che non si può scendere a nessun compromesso e anche che questo apartheid che colpisce le persone GLBT è una vera emergenza nazionale (o almeno dovrebbe esserlo). Scolpite nel cuore le solite parole di Eleanor Roosevelt che chi mi conosce mi ha sentito pronunziare tanto spesso: “Nessuno può farci sentire inferiori senza il nostro consenso”.
I commenti a "Le parole di Eleanor Roosevelt"
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O.T. Lo sai di cosa è morta Eleanor Roosvelt, btw?
Ivan, verissimo, nessuno può farti sentire inferiore…ma molti (nel mondo del lavoro, nella società, ecc.) discriminandoti possono metterti in condizioni di esserlo. Questo vale sia per GLBT, che per le donne, per gli stranieri, le minoranze tutte.
Però hai ragione: su la testa!