25 Marzo 2010

Una battaglia storica

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Il mio pezzo su L’Unità di oggi.

La Corte Costituzionale comunicherà dopo Pasqua la sua decisione sulla possibilità delle coppie gay di sposarsi, discussa martedì alla Consulta, e c’è il tempo per qualche considerazione. Il punto che più mi pare rilevante è che la portata storica della questione sia sfuggita a molti. Il silenzio della stampa che ha preceduto l’udienza, per esempio, è stato veramente inspiegabile. Così come sorprendente è stato sentirsi accusare di perseguire un obiettivo poco realistico soltanto poche ore dopo la lezione di politica che ci ha impartito un nero che dalla Casa Bianca ha saputo imporre una riforma sanitaria considerata irraggiungibile. Una cosa dev’essere chiara: la discriminazione che si consuma sulle persone GLBT in Italia non ha nulla a che invidiare ad altri tipi di apartheid. È la negazione di diritti positivi, è una soggezione culturale, è l’esposizione ad abusi e violenze verbali e fisiche che non sono sufficientemente stigmatizzate dalla società e punite dalla legge.
Lo ha capito bene il “nostro” collegio di difesa, che davanti alla Corte ha compiuto l’impresa, argomentando con forza oratoria e logica ferrea. Gli avvocati erano consapevoli dell’importanza della vicenda per una democrazia che voglia definirsi tale e hanno tessuto una rete che certamente ha reso la questione degna del massimo rispetto agli occhi della Consulta. Un punto in particolare ha richiamato Vittorio Angiolini: che su questi temi la Corte è di certo competente, perché in tema di diritti non si può certo restare appesi alle mutevoli maggioranze parlamentari. Credo che intervenire proprio mentre la Corte sta decidendo non sia opportuno. Per questo oltre che nel merito non condivido l’opinione espressa da Bersani che ieri è tornato a proporre per le famiglie gay e lesbiche la concessione di forme spurie di riconoscimento destinate a cittadini di seconda classe.
Comunque la Corte deciderà, ci darà argomenti da dibattere. Io credo che oggi sia cominciato un cammino inarrestabile, credo che finalmente la comunità GLBT italiana abbia trovato il bandolo della matassa e che per la prima volta nella sua storia sia uscita dalla sua inconcludente buona volontà. Abbiamo finalmente dato dignità istituzionale alla questione, l’abbiamo sollevata di livello, l’abbiamo ispirata con una strategia perfetta, le abbiamo dato forza tecnica prima ancora che politica e l’abbiamo poi affidata per la discussione a gente (eterosessuale, peraltro, facendo così finalmente uscire la questione dai nostri confini) di eccellenza assoluta che l’ha difesa come fosse propria.
Se andrà bene avremo recuperato i vent’anni di ritardo che abbiamo sulla questione rispetto al resto d’Europa, e se andrà male continueremo questo cammino sapendo che la Corte Costituzionale fa sovente crescere il suo pensiero in pronunzie successive.

Una replica a “Una battaglia storica”

  1. Edoardo ha detto:

    Da che pulpito viene la predica! Da un partito bacchettone per necessità. Campa cavallo Scalfaro…