10 febbraio 2018

Il razzismo non viene mai da solo

Appunti, Attualità, Democrazia, Politica italiana

Il razzismo non viene mai da solo. Quelli che oggi ce l’hanno con i “negher”, perché è diventato improvvisante presentabile in società, in cuor loro ce l’hanno su anche con gli ebrei, con i gay, con i disabili, con i nomadi e anche con gli oppositori politici. Si aspetta che diventi presentabile attaccare anche gli altri, poi si procede.

E’ una melma disgustosa che abbiamo già visto, che abbiamo già vissuto, che cresce intorno a noi. Le leggi negazioniste e le fiaccolate di Varsavia, le destre razziste e antisemite sedute al Bundestag e al governo di Vienna, i proclami del governo ungherese, i suprematisti bianchi che uccidono a Charlottesville, gli inglesi che vogliono difendersi non da gente che arriva da lontano ma da me e da voi che mi leggete.

Nel frattempo chi dovrebbe far fronte a tutto questo si divide, sottilizza, spacca il capello in quattro. Ci si dà e toglie la patente di appartenenza alla sinistra; ci si misura a vicenda il livello di purezza antifascista; si abbandona il campo nel momento del massimo pericolo, per dare lezioni non a chi sostiene che la fede islamica tout court sia contro la costituzione repubblicana, no. Si colpisce invece chi prova a dare risposte che non spingano necessariamente a una radicalizzazione dello scontro e al rischio che la maggioranza silenziosa e disorientata cada nelle braccia di chi alle preoccupazioni di molti dà risposte brutali, volente e rozze, e su questo costruisce consenso.

E il paradosso è che chi sostiene chi spara per strada cresce nei sondaggi, chi difende la civiltà e lo stato di diritto complessivamente nei sondaggi scende. Cosicché, per rincorrere il consenso, anche la destra moderata viene attratta da quella estrema, mentre la sinistra autocontemplativa rischia di consegnare questo paese a chi non soltanto detesta il diverso da sé per il colore della pelle, ma il diverso da sé e basta.

Su Macerata si spaccano l’Anpi, l’Arci e la CGIL, scriveva ieri mattina Tommaso Ciriaco su Repubblica. E così la guerra a sinistra che da sempre è servita a far vincere la destra si ripresenta ai nostri occhi sotto spoglie nemmeno troppo innovative o originali, diciamolo. Ed è questo che mi fa una rabbia che va oltre la politica, e che non mi fa perdonare chi diserta e lascia il proprio posto di combattimento in questo momento storico delicatissimo e potenzialmente esiziale: perché nessuno potrà dire domani che non lo sapeva o che non aveva capito che cosa stesse succedendo.