7 ottobre 2017

Se in Italia la moda diventa di moda

Appunti

Fabiana Giacomotti, su Lettera43.it presta la sua penna brillante e la sua comprovata competenza alla discussione riguardante l’articolo del New York Times, che si è chiesto se “Milano conti” nello scacchiere della moda internazionale. Un articolo di cui molti (ma non lei) hanno parlato per sentito dire, nel quale la suggestione ha rapidamente prevalso sulla cognizione, ma che le fornisce il destro per dire cose non banali sul rapporto di noi italiani con il saper fare italiano, sulla nostra esterofilia congenita, sullo sguardo un po’ altezzoso e distratto che l’Università, l’editoria, il sistema Paese riservano alla moda. Vi contribuiscono molti fattori, compresa la superciliosa e bigotta diffidenza verso un mondo percepito come fatuo o effimero, annota Giacomotti, e penso abbia ragione. Ma è vero altresì che negli ultimi anni le istituzioni hanno cambiato il loro sguardo e il loro passo riguardo al settore. Correttamente l’autrice lo annota, riservando apprezzamenti a Milano XL, la Festa della Creatività che abbiamo inaugurato a metà settembre, ed ha anche l’amabilità di riconoscermene un qualche merito, del che la ringrazio; ma la verità è che il sostegno a questo grande comparto dell’economia italiana, per giunta così profondamente rappresentativo della nostra identità nel mondo, non è una gentile concessione, ma un preciso dovere del Governo, e come tale lo interpretiamo al Mise.

Potete leggere l’articolo di Fabiana Giacomotti qui.