29 luglio 2017

Parole da rileggere

Appunti

Non molti anni fa, negli anni in cui il flagello dell’Aids era al culmine (si stima che la sindrome da immunodeficienza acquisita abbia causato, dal 1981 al 2009, circa venticinque milioni di morti), buona parte delle risorse tecnico-scientifiche dell’Occidente erano volte alla ricerca di una terapia e –soprattutto- di un vaccino che fermasse quella terrificante alluvione di lutti e di sofferenze. È una guerra in cui abbiamo fatto registrare grandi successi, ma non l’abbiamo vinta ancora. In tutto il mondo i centri di ricerca, le Università, le organizzazioni scientifiche cercano tuttora il vaccino che possa prevenire e con ciò stesso debellare questa patologia spaventosa.
Ricordando quella lunga battaglia, quella lunga attesa tante volte frustrata, le tante lacrime versate per coloro per i quali la malattia era arrivata più velocemente della cura, faccio quasi fatica a credere che ci siano davvero in questo Paese persone senzienti in grado di schierarsi contro i vaccini. Arrivo a ritenerla una scelta blasfema, uno dei tanti mostri generati dal sonno della ragione, dall’abbandono e dallo sguarnimento degli spalti della ragionevolezza, dell’informazione, della scienza.
Tuttavia non contesto il diritto dei cittadini ad esprimere posizioni contrarie ad un testo di legge, sia pure fra quelli che ho votato con maggior convinzione da quando siedo in Parlamento. E so che la protesta, qualsiasi protesta, può andare sopra le righe, assumere connotati vivaci, passare il segno.
Nel gravissimo episodio teppistico avvenuto ieri nelle immediate adiacenze di Montecitorio dove tre deputati del Pd sono stati furiosamente aggrediti, svillaneggiati e fisicamente minacciati da un paio di decine di gaglioffi, c’è qualcosa di più di un atteggiamento intollerante, di un gesto di malacreanza. C’è l’evidentissimo desiderio di umiliare le istituzioni democratiche e i loro rappresentanti. C’è la pretesa della teppa di intimidirli, di imporre loro in quale modo debbano svolgere il loro mandato, di snaturarne il senso e la funzione.
L’indignazione contro questo o quel deputato, contro questa o quella decisione è semplicemente il pretesto momentaneo per l’assalto al Parlamento come luogo supremo in cui si esprime la volontà popolare. Luogo senz’altro pieno di difetti, aula sorda e grigia da adibire a bivacco di manipoli o scatoletta di tonno da aprire o da indicare come bersaglio ai missili. Che però è un luogo in mancanza o in debolezza del quale la libertà cede il passo all’abuso e alla prepotenza, la legalità all’arbitrio, la democrazia alla tirannide.
La democrazia è il peggior sistema di governo al mondo esclusi tutti gli altri, diceva Winston Churchill. Quando abbiamo permesso che se ne facesse a meno, abbiamo dovuto riprendercela a caro prezzo, immolando alla croce uncinata e ai suoi vassalli fascisti il fior fiore della nostra gioventù, già falcidiata dalle folli avventure in Africa e dalle parti del Don.
È bastato così poco per dimenticare? Eppure gli spiriti magni hanno scolpito, talora letteralmente, parole di monito e di inflessibile ricordo. Ed anche innumerevoli martiri pressoché anonimi hanno lasciato commoventi lettere, che forse tutti dovremmo rileggere più spesso, a cominciare dai fascistelli più o meno consapevoli dell’indegna chiassata che ieri hanno voluto profanare il sacrario dei diritti e delle libertà civili d’Italia.