Uno sciopero che non capisco

6 settembre 2011 { 27 Commenti }

Penso tutto il male possibile di questa manovra e di questo governo, credo che in questo paese quelli che pagano siano sempre e solo i più deboli e i soliti, penso anche che il lavoro in Italia sia probabilmente l’emergenza numero uno e che la norma dell’articolo 8 sia un’idea sciagurata. Eppure non capisco cosa c’entri con tutto questo uno sciopero generale e perché il mio partito abbia deciso di aderirvi ufficialmente.

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I commenti a "Uno sciopero che non capisco"

  1. Alice scrive:

    Ciao Ivan, ti seguo sempre e spesso mi trovo d’accordo con le tue riflessioni, ma non questa volta. Cosa vorrebbe dire che non capisci cosa c’entri uno sciopero con la situazione generale? Quali altre armi abbiamo a disposizione noi lavoratori? Abbiamo riempito le piazze di tutta Italia, la produttività che i potenti credono di incrementare togliendoci i diritti fondamentali al lavoro e al benessere per oggi è stata ridotta e questo forse potrebbe far riflettere sua signoria il Nano e la sua cricca di gentiluomini. Cosa c’è da capire in una ragazza madre che non sa cosa diamine dare da mangiare a suo figlio, in un padre di famiglia costretto all’umiliazione di non essere in grado di portare a casa la pagnotta, in un anziano senza corrente elettrica perché non può più permettersi di pagare la bolletta, in un disoccupato laureato con 110 ma comunque senza un impiego? Cosa dovremmo fare, aspettare Bersani e il suo incedere pesante da brontosauro? Mi dispiace, non condivido.

  2. #6 scrive:

    È facile. Perché pagano sempre e solo i più deboli e i soliti, perché il lavoro in Italia è l’emergenza numero uno e perché la norma dell’articolo 8 è un’idea sciagurata.

  3. Thumper scrive:

    Cosa dovremmo fare, allora, Ivan?

  4. francesco scrive:

    @Alice.. sono daccordo…

  5. Anellidifum0 scrive:

    Il dovere di un sindacato è di chiamare allo sciopero quando ritiene che una manovra del governo non è perfettibile e vede che il governo non ascolta nemmeno i suggerimenti delle parti sociali per renderla meno pesante. Quindi la CGIL fa benissimo a indire il suo sciopero. I partiti politici che aderiscono allo sciopero fanno un’azione politica: si vede che condividono l’impostazione della CGIL. Mi rendo conto che non condividere le politiche sul lavoro del proprio partito debba essere pesante, ma il PD rimane (io dico: per fortuna) sulle cose del lavoro un partito di stampo socialdemocratico, non liberale.

  6. mauro scrive:

    vedi caro,
    è difficile spiegare
    è difficile capire
    se non hai capito già.

  7. Rosaria scrive:

    Caro Ivan, anch’io, come Alice, sono per la maggior parte delle volte d’accordo con te ma, come Alice, non questa volta.Non lo sono perché lavoro in un settore, una Zona sociosanitaria, quindi la Sanità Pubblica, che ha visto il deterioramento dei livelli “minimi” di assistenza di base, che ha visto lo sgretolamento della capacità di garantire i livelli “minimi” di continuità terapeutica; ho visto aumentare i cittadini che bussano alle porte delle Assistenti Sociali chiedendo un contributo economico per arrivare alla fine del mese : famiglie che si vergognano e che fino a poco tempo fa si consideravano famiglie “normali” ed ora sono i “nuovi poveri”. Lo sono grazie ai continui attacchi a tutti coloro che come me pagano regolarmente le tasse e non hanno altri introiti se non quelli derivanti dal proprio lavoro; lo sono grazie ai continui attacchi al servizio pubblico, primo recettore dei bisogni dei cittadini : la sanità la scuola, lo stato sociale, il mercato del lavoro, sono sotto assedio da troppo tempo perché non se ne risenta. E la sanità, la scuola, lo stato sociale, il mercato del lavoro sono i pilastri, i punti di riferimento di uno stato democratico : minando alla base questi, si mina la nostra democrazia che, per quanto imperfetta, grazie a Dio c’è!
    Nella mia vita di lavoratrice ho sempre fatto sciopero, anche quando guadagnavo 700 euro al mese e una giornata in meno si sentiva; nella mia vita di lavoratrice ho combattuto molte battaglie con le armi che avevo, che erano quelle di ricordarsi sempre che avevo dei doveri prima ancora di avere dei diritti e, quando a fronte della garanzia dei primi non venivano mantenuti i secondi, lo sciopero, appunto.
    Qui di diritti negati, violati, stritolati da interessi superiori ce se sono a iosa e la riprova è la grande partecipazione alle manifestazioni di questa mattina : la gente si è stufata, Ivan… si è stufata di stare in un angolo sperando che qualcuno si ricordi che esistono anche i bisogni e le necessità dei cittadini “normali”.
    Potrei portarti molti esempi del perché lo sciopero di oggi è stato non giusto ma sacrosanto; potrei portarti molti esempi di chi ci rimetterà da queste normesciagurate, ma ….credo che tu lo sappia… Sempre con tanta stima. Rosaria

  8. Francesco Falvo scrive:

    Io credo che alla base ci sia una NON conoscenza del paese reale. Il mondo si divide tra ricchi e poveri. Tutto io resto viene dopo ed è una conseguenza. La religione, il colore della pelle, il sesso. Scalfarotto ancora non ha ancora il senso di realtà. Oggi per esempio chi non ha scioperato o non ha partecipato alle manifestazioni in tutta Italia, non ha avuto nessun altro posto dove andare. E non è stato in nessun luogo alternativo dove abbia potuto dire di aver lottato in altro modo.Un vero peccato per Ivan e per il suo ruolo di dirigente di un partito di sinistra.

  9. Caterina scrive:

    Sono d’accordo con te neanche io capisco uno sciopero contro, avrei preferito scendere in piazza per sostenere una seria proposta di manovra alternativa.

  10. Rob scrive:

    Caro Ivan,
    Ivan, te lo dico da iscritto del PD: veramente sei perplesso circa il sacrosanto dovere del nostro partito di sostenere questo sciopero? Mi sembra che alcuni democratici ritengano che l’essere riformisti obblighi necessariamente a togliere ogni sostegno ai ceti più poveri. Forse immaginate un mondo in cui precari, disoccupati e cassaintegrati discutano sui blog degli articoli dell’Economist e del Wall Street Journal, e non vedano l’ora di perdere le ultime tutele rimaste per sostenere la crescita, preoccupati più del rendimento dei BTP che della loro busta paga. La realtà è che giù ne quartieri bassi si sta male, soprattutto perchè si è incredibilmente spaventati, e si vede un governo debole che cede a ogni pressione rimuovendo tutti i provvedimenti volti a risanare il bilancio, tranne quelli che colpiscono i più deboli. E se il mio partito non sostiene i più deboli mentre cercano anche loro di far sentire la loro voce, mentre cercano di ricordare quanto hanno già pagato e quanti ancora non hanno pagato niente, beh, allora il Partito Democratico non è il mio partito. Godetevi l’abbraccio di Casini, Pigi Battista, di Confidustria e della Cisl, e poi contiamo iscritti e voti alle prossime elezioni.

  11. Corrado Truffi scrive:

    Semplicemente, Ivan, è che qualcosa bisogna fare e la situazione non è più sopportabile. Di fronte ai 90 miliardi (90 miliardi, ripeto, tutta la manovra) rubati al fisco dalla decina di concessionari dei videopoker, uno dei quali guarda caso è un parlamentare PDL, non è possibile digerire nulla, ma proprio nulla di questa manovra.
    In altri tempi e in altra situazione sarei d’accordo con l’abolizione dell’art. 18, con l’allungamento dell’età pensionabile e con tutte le possibili riforme flessibilizzanti, con il workfare alla danese ecc. Ma oggi non si può. C’è una elementare questione di giustizia. Prima i grassi banchieri con il loro orridi benefit, il Marchionne multimilionario, i concessionari di videopoker e tutti gli altri straricchi caccino la loro parte e contribuiscano alla baracca. Poi collaboreremo anche noi poveri sfigati lavoratori dipendenti, come abbiamo sempre fatto. Ma poi, quando avremo davvero visto il prima.

    Detto questo, anch’io non capisco questo sciopero o, per meglio dire, non capisco perché CISL e UIL si siano così tragicamente venduti alla controparte e perché la CGIL – sapendolo – abbia corso precipitosamente allo sciopero solitario invece di far maturare appena un po’ la situazione tentando di recuperare gli altri come forse, vista l’evoluzione orrida della manovra, sarebbe stato possibile con un po’ più di capacità negoziale. Ma, consentimi, a questo punto è una questione minore….

  12. Manuela scrive:

    Al contrario di molti, sono d’accordo con te, Ivan. Questo è uno sciopero tipicamente “politico”, non teso a strappare accordi più favorevoli ad una controparte, ma a “protestare” contro le scelte del governo. Lo sciopero politico è stata un’arma importante quando il sindacato era collaterale ad una parte politica. Lo sciopero generale diventava così un mezzo per cercare di sostituire un governo con un altro. Oggi il sindacato ha del tutto perso la funzione di cinghia di trasmissione fra partito e società (cosa in sé positiva, ma che sembra rimpianta da molti). Perché dunque uno sciopero politico? Al di là di una protesta che, pur essendo sacrosanta, non ha molte prospettive di ottenere un qualche risultato, non può più avere lo scopo di far cadere il governo… soprattutto non può avere lo scopo di sostituire questo governo con un altro… quale altro, poi? L’adesione del PD a questo sciopero o ha la funzione strumentale di assecondare gli umori della gente (giustamente arrabbiata), o è la mossa disperata di chi non ha un progetto politico alternativo a questo governo e, cavalcando la protesta, tenta di far dimenticare che non è in grado di elaborare una nuova idea di paese.

  13. Marta scrive:

    Non riesco a capire la tua perplessità. Di fronte ad una manovra così iniqua, ad un governo capace (o incapace) di scelte così palesemente sbagliate e inutili, cosa restava da fare ai lavoratori? Anzi, almeno stavolta il Pd, o comunque una sua larga parte, ha fatto una precisa scelta di campo. Ma forse la tua era una domanda retorica.

  14. viola scrive:

    Il punto è, per paradosso, che chi vuole cambiare le cose deve darsi da fare, ovvero il contrario di scioperare. Fare in massa cioè il contrario di lamentarsi in massa. Sono reduce da un bellissimo corso di formazione con un grande magistrato che mi ha illuminato sull’articolo 1 della Costituzione: Repubblica democratica fondata sul lavoro, lavoro nel significato etimologico “labor” = fatica. In altre parole l’Italia è un Paese fondato sull’impegno di ciascuno di noi, sulla fatica a farlo funzionare bene. E’ davvero così che vanno le cose? Lo dice una persona del paese reale che conosce impegno e fatica e non è tutelata da nessun sindacato, per la quale questo sciopero non sposta una virgola del problema di milioni di giovani che non sanno cosa sia lavoro secondo i sindacati ma che impareranno ad aborrire la fatica difronte all’esempio di cittadini tutelati e altri che nessuno considera.

  15. Oscaruzzo scrive:

    Va be’ l’hanno già detto in tanti sopra, ma il tuo partito (di cui mi pare che tu sia vicepresidente, quindi forse è grave che tu non capisca cosa faccia e perché, magari dovresti informarti) aderisce perché (come al solito) non è stato in grado di proporre in tempi utili una iniziativa concreta utile (ad esempio una manifestazione bella grossa di sabato o domenica) e ha potuto solo accodarsi a una iniziativa di un sindacato, che in quanto tale può solo consistere in uno sciopero.

    Qui urge una bella svegliata. Non è possibile che un vicepresidente non capisca cosa stia facendo il proprio partito, e non è possibile che un partito che vorrebbe contare qualcosa in Italia non riesca MAI a promuovere iniziative utili, ma riesca solo ad accodarsi (spesso tardi, e a volte non riesca a fare nemmeno quello).

    Ripeto: SVEGLIATEVI!

  16. Paolo scrive:

    Totalmente d’accordo Ivan, mi pongo da giorni la stessa domanda e puntualmente mi accorgo di passare per spocchioso agli occhi di chi legge e commenta. Cosa significhi uno sciopero su una manovra che ancora non c’è e cosa significhi l’adesione di PD ed altri ad esso è cosa per me misteriosa e pericolosa, populista e inopportuna. Pur sapendo dei disastri di questi governanti mi pare un inutile esibizione di ostilità verso non si sa bene cosa (ancora non c’è un testo definito, cari tutti qui, ve ne rendete conto?) utile solo a giochi interni alla CGIL per riavvicinare l’ala FIOM. Buona serata Ivan, con gli amici di OD stasera.

  17. Stefano scrive:

    @Paolo

    E’ molto semplice, ma davvero: quando la manovra sara’ definita nella sua forma finale, sara’ votata nel giro di poche ore. Spazi per le opposizioni non ce ne saranno.
    Nel frattempo ragionamenti, giudizi e reazioni si fanno sulle ipotesi che circolano (da parte degli stessi ministri, mica si parla di gossip) e le parti sociali fanno pesare i propri interessi (che poi sarebbe il loro mestiere) in modo preventivo. Lo fanno gli avvocati, i Comuni, chi percepisce redditi superiori a 90.000€, la Confindustria. Non si capisce perche’ non dovrebbero farlo lavoratori e pensionati.

    E cosi’, per inciso: la coesione sociale non e’ il mandato delle parti sociali, ma delle istituzioni politiche. Le parti sociali devono tutelare gli interessi dei soggetti che rappresentano. Che la politica chieda a loro di trovare una soluzione per l’interesse comune e’ l’ennesimo esempio di inettitudine e abdicazione al proprio ruolo.

  18. Stefano scrive:

    P.S. Che poi, qunado la trovano come nel caso degli accordi del 28 giugno perche’di fiducia nella politica non ne hanno piu’, questo governo ha pure l’alzata d’ingegno di farli saltare per aria con l’intervento di Sacconi sull’art.8.

  19. guido zani scrive:

    mi sono perso qualche puntata o sei ancora il vicepresidente del partito di cui non capisci l’appoggio allo sciopero?

  20. andrea scrive:

    Ivan, ti hanno rubato l’account ? Un post che non sembra tuo.
    Io ho scioperato ma la mia rabbia è non aver ancora visto la classe politica agire in forme più eclatanti.
    Sarebbe necessaria una presenza differente dei politici (assieme al popolo)
    A quando un vostro sciopero con presenza continuativa di fronte le sedi dei palazzi? Tanto star li per vedersi passare sopra da voti di fiducia ogni assurda proposta…
    Sono ridicoli i commenti di chi dice che “lo sciopero è politico”…è un po’ come dire “basta con quest’acqua bagnata”. Lo sciopero è politico per definizione e guai se non lo fosse.

    In paesi più civili del nostro come la Libia, l’Egitto r Tunisia si è cominciato dagli scioperi…
    Le cose sono due o dormiamo o ci va bene cosi.
    Tu Ivan oggi da che parte stai?

  21. Paolo scrive:

    @Stefano: concordo nel tuo ragionamento ma la sostituzione di un ruolo politico ad un soggetto sociale quale il sindacato in questione mi pare fatto evidente, allo stato delle cose. Sull’inettitudine della classe politica attuale ho ben poco da aggiungere alla tua esposizione.

  22. Alexander scrive:

    C’è ben poco da capire.
    Tu non capisci le scelte del partito
    di cui sei vicepresidente
    e il tuo partito non capisce che
    conta ormai poco più che una fava:
    vi sono rimasti solo i pensionati
    che credono ancora nella sacralità del voto
    (una volta morti hai voglia a sostituirli),
    e il ceto medio “intellettuale subalterno”
    di cui si possono avere ottimi esempi
    nei commenti di Viola Buzzi e Paolo presente-futuro

    Come unica conclusione
    http://www.youtube.com/watch?v=ACogHja4aGo

  23. Alexander scrive:

    Dimenticavo il più disgustoso di tutti,
    corrado truffi

    “In altri tempi e in altra situazione sarei d’accordo con l’abolizione dell’art. 18, con l’allungamento dell’età pensionabile e con tutte le possibili riforme flessibilizzanti, con il workfare alla danese ecc”
    Sei la personificazione perfetta di quello
    che in puglia chiamiamo vermicello

  24. Alexander scrive:

    La cosa divertente è che
    quando ero più giovane e stupido,
    ti ho PURE votato nel 2005 alle primarie dell’Unione o dell’Ulivo o come cazzo si chiamava.
    A proposito, qualcuno si ricorda di quelle primarie ?
    Tutto da ridere….