11 aprile 2009

Europa: l'importanza di crederci

Diario

L'Unità.jpg

Il mio pezzo, oggi, per L’Unità.

Ve lo ricordate, voi, quel varietà degli anni Ottanta durante il quale veniva messo in palio un importante premio per chi – rispondendo a una telefonata fatta dai conduttori verso un numero preso a caso dall’elenco telefonico – avesse alzato la cornetta e risposto «Europa Europa» prima ancora di dire il classico «Pronto»? Ci pensavo nei giorni scorsi. Pensavo al rapporto controverso del nostro paese con la sua dimensione europea.

Siamo il paese di Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli, ma siamo anche il paese dell’euroscetticismo della Lega Nord. Siamo il paese governato da pesi massimi dell’europeismo come Carlo Azeglio Ciampi e Romano Prodi, ma siamo anche il paese in mano a personaggi la cui principale attività comunitaria sembra essere collezionare ramanzine. 

Mi sembra che parte di queste insofferenze – specie le più recenti – siano dovute all’incertezza e allo spaesamento delle politiche comunitarie di questi anni, frutto di estenuanti e infruttuose mediazioni al ribasso. La ratifica globale della Costituzione e del Trattato di Lisbona e il successo dell’allargamento ai paesi dell’est non sono gli unici snodi attraverso i quali l’Europa sarà chiamata a riaffermare presto la propria vocazione alla modernità. Lo stesso discorso può essere fatto a proposito della necessità di individuare provvedimenti legislativi efficaci che affrontino in modo organico questioni che investono l’Unione nella sua globalità: la crisi economica, l’immigrazione, la politica estera. 

L’Europa è davanti a un bivio: tornare a essere il luogo esclusivo in cui decidere come disegnare il futuro, o rassegnarsi a essere l’ennesimo posto in cui si tenta di convivere col presente. Mostrare ai cittadini europei le strade per far fruttare le incredibili potenzialità del nostro vivere comune, o cedere il passo a chi ha costruito gigantesche fortune elettorali sul timore dello straniero, in un mondo in cui i confini territoriali hanno perso il senso per cui erano stati pensati. Non è questa, in fondo, la vera linea di demarcazione tra conservatori e progressisti? I primi temono il cambiamento, lo avversano, lo limitano; i secondi lo immaginano, lo regolano, lo provocano.

Qualche giorno fa il Pd di Milano e quello della Lombardia mi hanno proposto di far parte della lista dei candidati al Parlamento Europeo. Ci ho pensato un po’, ne ho discusso col mio compagno e ho dato la mia disponibilità. Credo di poter essere utile a un’Europa desiderosa di tornare a immaginare il futuro e ho voglia di mettere a servizio degli altri le impareggiabili esperienze che mi hanno regalato i periodi trascorsi in paesi molto diversi tra loro. Ecco perché mi ero ricordato di quel varietà degli anni Ottanta. Certe volte quando il telefono squilla sai già chi troverai dall’altra parte del filo – e sai già cosa rispondere: Europa, Europa.

8 risposte a “Europa: l'importanza di crederci”

  1. Selfs. ha detto:

    Anche se a telefonare era Elisabetta Gardini (PdL) …
    A parte gli scherzi, a quanto pare il sistema elettorale per le europee consente di scegliere i candidati: la parte “buona” del PD potrebbe cogliere l’occasione per capire, finalmente, quanto contano i teodem.

  2. Andrea Ballabeni ha detto:

    Bravo Ivan, ben detto.
    Andrea

  3. Luca Gras ha detto:

    Non sono teodem, ma se si comincia con “la parte buona”… e se si cede alla tentazione del “sondaggione” anziché pensare a chi convenga mandare in Europa… Comunque, buona Pasqua a tutti!

  4. Lorenzo ha detto:

    Ma non è questione di sondaggione, Luca, quanto di democrazia interna!
    La classe dirigente del PD, quasi tutta di mentalità comunista, pensa di poter imporre ai propri elettori chiunque gli aggradi, per quanto palesemente inadeguato o, ancora peggio, rappresentante di idee e valori antidemocratici (vedi rispettivamente Madia e Binetti).
    Visto che non ci sono primarie né altri strumenti democratici adeguati nel partito, a chi si ritiene progressista ma non si sente rappresentato resta solo il responso delle urne! Che sarà tanto più duro, quanti più impresentabili saranno in lista.
    Se nel Lazio ci sarà anche un singolo candidato votabile, potrei persino votare PD (e sarebbe la prima volta). Ma penso che comunque preferirò liste più “pulite”, come quella di di Pietro, per evitare di contribuire con il mio voto a mandare in Europa gente improbabile e impresentabile di cui son zeppe le liste del PD. Sai come si dice dalle mie parti: “Un Ivan in lista non fa primavera”.

  5. Filippo l'altro ha detto:

    Ivan è molto bello quello che hai scritto. Se la pensi cosí sei davvero pronto per fare un grande lavoro a Bruxelles.
    Tu sei europeista Ivan!
    Solo un’osservazione. Sai trovare un’espressione chiara, che mi à piaciuta assai “Essere utile a un’Europa desiderosa di tornare a immaginare il futuro”.
    Ma la vera differenza quella che tu descrivi e riassumi in quel concetto non à tanto fra progressisti e conservatori quanto fra europeisti ed euroscettici. I blocchi parlamentari europei attuali dovrebbero ridisegnarsi e centrare il nocciolo del dibattito europeo: essere una forza europeista o non esserlo.
    I Conservatori britannici hanno preso per primi l’iniziativa uscendo del PPE. Ora spetta agli europeisti di muovere il passo nell’altro senso (à quello che il PD dovrebbe fare, anzi deve fare)

  6. Filippo l'altro ha detto:

    Ivan è molto bello quello che hai scritto. Se la pensi cosí sei davvero pronto per fare un grande lavoro a Bruxelles.
    Tu sei europeista Ivan!
    Solo un’osservazione. Sai trovare un’espressione chiara, che mi à piaciuta assai “Essere utile a un’Europa desiderosa di tornare a immaginare il futuro”.
    Ma la vera differenza quella che tu descrivi e riassumi in quel concetto non à tanto fra progressisti e conservatori quanto fra europeisti ed euroscettici. I blocchi parlamentari europei attuali dovrebbero ridisegnarsi e centrare il nocciolo del dibattito europeo: essere una forza europeista o non esserlo.
    I Conservatori britannici hanno preso per primi l’iniziativa uscendo del PPE. Ora spetta agli europeisti di muovere il passo nell’altro senso (à quello che il PD dovrebbe fare, anzi deve fare)

  7. Filippo l'altro ha detto:

    Ivan è molto bello quello che hai scritto. Se la pensi cosí sei davvero pronto per fare un grande lavoro a Bruxelles.
    Tu sei europeista Ivan!
    Solo un’osservazione. Sai trovare un’espressione chiara, che mi à piaciuta assai “Essere utile a un’Europa desiderosa di tornare a immaginare il futuro”.
    Ma la vera differenza quella che tu descrivi e riassumi in quel concetto non à tanto fra progressisti e conservatori quanto fra europeisti ed euroscettici. I blocchi parlamentari europei attuali dovrebbero ridisegnarsi e centrare il nocciolo del dibattito europeo: essere una forza europeista o non esserlo.
    I Conservatori britannici hanno preso per primi l’iniziativa uscendo del PPE. Ora spetta agli europeisti di muovere il passo nell’altro senso (à quello che il PD dovrebbe fare, anzi deve fare)

  8. Filippo l'altro ha detto:

    Ivan è molto bello quello che hai scritto. Se la pensi cosí sei davvero pronto per fare un grande lavoro a Bruxelles.
    Tu sei europeista Ivan!
    Solo un’osservazione. Sai trovare un’espressione chiara, che mi à piaciuta assai “Essere utile a un’Europa desiderosa di tornare a immaginare il futuro”.
    Ma la vera differenza quella che tu descrivi e riassumi in quel concetto non à tanto fra progressisti e conservatori quanto fra europeisti ed euroscettici. I blocchi parlamentari europei attuali dovrebbero ridisegnarsi e centrare il nocciolo del dibattito europeo: essere una forza europeista o non esserlo.
    I Conservatori britannici hanno preso per primi l’iniziativa uscendo del PPE. Ora spetta agli europeisti di muovere il passo nell’altro senso (à quello che il PD dovrebbe fare, anzi deve fare)