19 dicembre 2007

Il PD sarà ciò che ne faremo noi

Diario

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Provo a chiarire e ricapitolare una volta e per tutte come vedo io la situazione dei diritti in generale, in Italia e all’interno del Partito Democratico. “Nessuno può farci sentire inferiori senza il nostro consenso” disse una volta Eleanor Roosvelt, e aveva ragione. Chi dimostra acquiescenza rispetto ad una situazione di minorità è oggettivamente corresponsabile della situazione in cui si trova. Così, quando si tratta di rivendicare i propri diritti civili, non esiste massimalismo o riformismo, quando si soffre di una situazione che di fatto ci qualifica come cittadini di seconda classe non c’è spazio per capire il perché, le ragioni storiche, politiche e civili della discriminazione che si subisce. In questi casi c’è da fare una sola cosa: dire basta, e puntare senza sconti al 100 per cento dei propri diritti. Perché i diritti diminuiti non sono diritti e di conseguenza i diritti o ci sono per intero o non ci sono, tertium non datur.


Se le suffraggette si fossero fermate e avessero cercato di comprendere ed analizzare i fatti della storia, le donne ancora oggi non voterebbero. Se Mandela si fosse fermato a ragionare sulle radici dell’apartheid, i neri sarebbero ancora discriminati in Sudafrica.
Come noto io credo che la comunità GLBT italiana, o chi fino ad oggi l’ha rappresentata, porti l’enorme responsabilità di aver ceduto il legittimo sogno della concreta realizzazione dei propri diritti portando avanti una tattica miope, perdente e anche un po’ meschina nel suo piatto realismo di piccolissimo cabotaggio. Questo sostenere che dovevamo capire l’Italia ed apprezzarne la storia e la cultura, che dovevamo convivere con il cattolicesimo bigotto ed aggressivo della Curia di Roma e quindi che dovevamo accettare, mediare, sopire, accontentarci, avrà forse fatto guadagnare un seggio in parlamento a qualche sedicente padre o madre nobile, ma ha fatto irrimediabilmente della nostra comunità la comunità GLBT più disconosciuta e derelitta di tutta l’Europa occidentale.
La mia posizione quindi è netta. Io sostengo la piena cittadinanza di tutti i cittadini italiani, inclusi i cittadini GLBT, e lotto perché nessun cittadino sia diminuito in qualsiasi suo diritto (inclusi il matrimonio e la possibilità di essere valutati capaci di adottare un minore) sulla base di un giudizio a priori, che abbia a che fare con l’orientamento sessuale o col colore degli occhi non fa nessuna differenza.
Questa è la mia battaglia per ciò che attiene ai diritti civili ed è una battaglia che faccio come dirigente e come militante del partito democratico, nella convinzione che i militanti e i dirigenti del partito democratico non possano oggi non essere d’accordo con me così come ieri non avrebbero di certo potuto appoggiare le argomentazioni pelose di chi riteneva che – a voler considerare fino in fondo il loro ruolo nella nostra storia, nella nostra cultura, nella nostra società – sarebbe stato preferibile che le donne italiane non votassero, o che votassero al massimo per le elezioni comunali.
Il PD è il partito della sinistra europea, moderna e riformista. Quella è casa mia ed è lì che intendo fare la mia battaglia. Parliamoci chiaro, chi oggi ritiene che in un paese civile ci sia un problema ad approvare una legge contro l’omofobia o una legge contro la violenza domestica non è né un democratico né un cattolico: è uno che sostiene tesi che nel resto dei paesi europei a stento troverebbero posto nelle tesi della destra estrema e neofascista. I conservatori inglesi, i gollisti in Francia, i democristiani in Germania non si sognerebbero mai di ospitare nel proprio seno parlamentari pronti anche a far cadere il governo per poter sostenere tesi apertamente omofobiche e razziste.
La verità è che in questo momento si sta sviluppando una battaglia casa per casa dentro il Partito democratico. L’idea del PD è oggettivamente eccellente, lo dimostrano i tre milioni e passa di votanti alle primarie, e chi si prende il partito si prende il 30% dei voti e una posizione strategica nel panorama politico italiano paragonabile a quella della DC d’antan. Davanti a questo le questioni di purezza ideologica possono per taluni passare tranquillamente in secondo piano. In fondo, il partito è ancora allo stato gassoso e in molti pensano di poterlo trascinare di qua o di là con buona pace per la sua ovvia collocazione nella sinistra democratica europea. Quella che io vedo è una specie di occupazione di un territorio non proprio da parte di personalità che nel partito stanno non per affinità ideologica o culturale, ma per motivi prevalentemente legati all’occupazione di una posizione strategica. Una sorta di teoria dello spazio vitale applicata alla politica. Sono tedesco ma occupo la Polonia: questo non mi renderà di certo polacco, ma chi se ne frega se quello che alla fine mi interessa è appunto di governare la Polonia. Ecco, a me Binetti e soci paiono una specie di forza di occupazione all’interno del territorio della sinistra democratica europea, mandati lì a presidiare un segmento elettorale strategico a nome della Curia e dell’Opus Dei. Binetti avrebbe molte più cose da dirsi con Heider che con Zapatero, ma sa che a schierarsi con Heider al massimo beccherebbe il 4% dei voti e non potrebbe bloccare per conto di Ruini, come fa oggi, l’adozione di provvedimenti di mera civiltà, già diventati storia e non più cronaca in Francia, in Spagna, in Olanda, in Gran Bretagna e nel resto del mondo occidentale.
A questo si aggiunga la pavidità di una certa parte della nostra classe dirigente unita ad una inspiegabile miopia che ci fa credere che si guadagnino più voti a sostenere la Binetti piuttosto che a richiamarla all’ordine quando mette a rischio gli interessi del suo paese per proteggere gli interessi di un paese straniero, quello che è tecnicamente la Città del Vaticano.
Cosa fa Scalfarotto, dunque? Scalfarotto non molla l’osso e non lascia il campo libero all’invasore. Io resto qui, perché come ho detto il PD è casa mia, è la casa della sinistra democratica, anche quella – certamente – di origine cattolica. Finché la battaglia non sarà perduta io credo noi tutti dovremmo essere lì a presidiare il territorio, a far sentire le nostre voci, a pesare quando è il caso di contarsi. Se non ci fosse stato Oddifreddi a dire che in un paese laico le religioni valgono solo come elemento della propria libertà individuale e che in un paese democratico non si legifera sulla base di principi confessionali (come si fa in Iran), se non ci fosse stato Cuperlo a difendere alcuni elementari principi che fanno di uno stato democratico una cosa degna di portare tale nome, nella commissione Valori Binetti & co. avrebbero fatto carne da cannone della laicità dello Stato e della separazione tra lo Stato e la Chiesa.
Ecco mi piacerebbe che tanti, anche tra i lettori e i commentatori di questo blog, fossero tra quelli su cui poter contare in questa fase fondamentale. Fondamentale non solo per il mio partito, ma anche per l’Italia. Invece di stare fuori a criticare in un salotto o commentando questo o quel blog, sarebbe molto più utile a questo paese che queste persone aggiungessero la propria voce alla mia, a quella di Oddifreddi e a quella di Cuperlo per bilanciare la voce dei teo-dem che sanno benissimo da soli come fare ad amplificarla, la propria voce. A chi gioverebbe infatti un PD preda dei cattolici di destra, ultraconservatori e reazionari? In questo caso pensiamo forse di governare il paese o di modificarne le leggi in senso laico aggregandoci a Pecoraro e a Diliberto? O magari passando armi e bagagli con Berlusconi insieme a Daniele Capezzone? Sia ben chiaro, il governo del paese in senso laico e riformista non può che passare per il PD e il PD sarà alla fine quello che ne faremo noi, un partito della sinistra europea o la riserva di caccia della destra sanfedista e reazionaria alla quale lo avremo colpevolmente abbandonato: nel caso qualcuno se ne fosse scordato la natura aborrisce i vuoti. E la politica… beh, la politica anche peggio.