Ma cosa hai messo nel caffè?

13 dicembre 2007 { 29 Commenti }

alitalia.jpg
Mentre la saga Alitalia continua penosamente a non trovare soluzione (e speriamo che alla fine prevalgano i franco-olandesi e facciano un’energica pulizia), trovo finalmente qualcuno che condivida il mio disgusto per l’equivoco “macchiacaffè”, inquietante simbolo delle condizioni in cui versa la nostra derelitta compagnia di bandiera.

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I commenti a "Ma cosa hai messo nel caffè?"

  1. LBU40 Ale scrive:

    … Scusate l’OT ….

  2. scalpha scrive:

    Insomma, il titolare di questo blog vorrebbe avere almeno il piacere di decidere di cosa si parla qui dentro.
    No OT, please. Grazie.

  3. Filippo scrive:

    Il colosso Alitalia finira’ comprata dal nano AirOne, sponsorizzate da cordate e interessi locali. Senza averne i fondi, ovviamente, in puro capitalismo d’assalto italiano (Gnutti e Colaninno insegnano). Mettiamoci in cuore in pace, e’ gia’ deciso.
    Sara’, insomma, il solito giochetto perche’ cambi tutto senza che cambi nulla, dove le tariffe verranno magari pure ritoccate (signora sa, tutto aumenta, e poi dobbiamo anche ripagarci l’investimento).
    Ergo: si spolperanno Alitalia fino alle ossa, cambiandole nome, padrone e avvoltoi. Magari spartendosi plusvalenze o altre favole spillasoldi dell’economia italiana.

  4. Filippo scrive:

    Il colosso Alitalia finira’ comprata dal nano AirOne, sponsorizzate da cordate e interessi locali. Senza averne i fondi, ovviamente, in puro capitalismo d’assalto italiano (Gnutti e Colaninno insegnano). Mettiamoci in cuore in pace, e’ gia’ deciso.
    Sara’, insomma, il solito giochetto perche’ cambi tutto senza che cambi nulla, dove le tariffe verranno magari pure ritoccate (signora sa, tutto aumenta, e poi dobbiamo anche ripagarci l’investimento).
    Ergo: si spolperanno Alitalia fino alle ossa, cambiandole nome, padrone e avvoltoi. Magari spartendosi plusvalenze o altre favole spillasoldi dell’economia italiana.

  5. ciriolina scrive:

    Leggo la stessa sorte di Telecom Italia, dove Colaninno si è comprato coi soldi ricavati dalla vendita di Telecom la Piaggio, Gnutti ha continuato a fare speculazioni pesanti, D’Alema si è rifatto la barca, Tronchetti si è comprato a due soldi gli immobili con Pirelli Real Estate e li ha rivenduti decuplicando il prezzo, poi è entrata Telefonica (spagna) che forse piazza la rete in mano pubblica e gestirà la società con nuovi profitti. Il tutto dopo un bagno di merda che ha coinvolto tutti i dipendenti. Per Alitalia vedo l’acquisto da parte del nano Air One, il bagno di merda per tutti i dipendenti, licenziamenti a gogò, cessione di slot a prezzi regalo, il passaggio fra un anno o due a Lufthansa. AMEN.
    L’unica domanda che mi rimane è chi si comprerà in questa occasione la barca nuova ?

  6. Benedetto scrive:

    per Filippo
    Alitalia è una società prossima al fallimento. Il suo proprietario (lo Stato, cioè noi) non ha saputo gestirla e non può buttare altri soldi per tenerla a galla, quindi la vende. Punto. Chi la compra deve essere libero di farne ciò che vuole, anche di spolparla. Allo Stato (cioè a noi) dovrebbe interessare una cosa soltanto: quanti soldi si possono incassare? L’unico requisito per la vendita dovrebbe (e doveva essere fin dall’inizio) soltanto questo.
    Chi vende incassa. Chi compra risponde solo ai suoi soci/finanziatori. E’ il mercato.

  7. Filippo scrive:

    @Benedetto
    Chi compra ne faccia cio’ che vuole, giustemente. Son soldi suoi. Una domanda: chi finanziera’ i capitalisti senza capitali di AirOne, prestando loro i soldi per l’acquisto del colosso Alitalia? E’ il mercato, italiano. Finiremo come con Telecom. Punto.

  8. LBU40 Ale scrive:

    Si, scusate l’OT ma ogni tanto il caro Fabietto, figlio di una mia amica (e segarolo a scuola), s’installa sul mio pc. E’ il suo unico modo di comunicare con il mondo gay visto che ha solo sedici anni e sta scoprendo di esserlo (anche se ha spammato pure in altri blog). Se sarà gay o no, comunque ha un grande cervello ma sta in fase “faccio il lobotimizzato per ripicca”. S’incazza su ste cose, ma neanche vuole ancora scrivere sul nostro di blog. Forse siamo noi i lobotomizzati e lui il cervello puro eh eh eh
    Comunque concordo con Ivan, meglio i franco-olandesi anche se temo che pure se venissero i giapponesi in Italia si adeguerebbero immediatamente al malcostume italiota della scarsa qualità.
    Gli italiani che fanno qualità la fanno verso o all’estero, da emigrati. Gli stranieri che vengono qui si adeguano in un batter d’occhio. Di fronte a bestie come noi come si può non cedere alla tentazione di frustrarci?
    Le multinazionali sfruttano sempre al meglio gli usi e i costumi locali (ho lavorato nel marketing Ford a Laurentina a Roma). Se non cambieremo noi… gli stranieri certo non ci aiuteranno. D’altronde se rinfacciamo a bush che la democrazia non si esporta… credo il discorso sull’autorealizzazione sia valido anche per il tema “qualità”.
    Un abbraccio
    Ale

  9. LBU40 Ale scrive:

    errata corrige (freudiana)
    “alla tentazione di frustarci”

  10. Anonimo scrive:

    @ Filippo
    Le banche sono libere di prestare i soldi a chi vogliono. A quanto mi risulta, le banche che hanno sponsorizzato le varie scalate Telecom, non ci hanno rimesso (nè loro, nè i loro azionisti, nè i loro clienti).
    Le grosse acquisizioni si fanno quasi sempre con i debiti: non è uno scandalo (anzi, dal punto di vista fiscale, è pure conveniente). E’ un po’ come quando si compra casa: qualcuno può farlo in contanti, molti fanno un mutuo. Se sei cliente di una banca che finanzierà l’acquisto di Alitalia e non condividi questa scelta, puoi sempre portare via i tuoi soldi. Anche questo è il mercato.
    La questione Alitalia, resta solo una: tu, come cittadino, sei contento di buttar via qualche milione di euro a settimana per un servizio che non funziona?

  11. Benedetto scrive:

    il post precedente x Filippo e’ mio, scusate l’anonimato

  12. Filippo scrive:

    @Benedetto
    //Le banche sono libere di prestare i soldi a chi vogliono. A quanto mi risulta, le banche che hanno sponsorizzato le varie scalate Telecom, non ci hanno rimesso (nè loro, nè i loro azionisti, nè i loro clienti).//
    costo di attivazione di una linea voce: 180euro. Canone telecom anche chi ha solo la portante con linea adsl senza linea voce (10 euro/mese, una tantum). Costi telematici tra i piu’ alti in europa per servizi qualitativamente tra i piu’ scadenti. Come le banche e telecom hanno ripagato il debito d’acquisto per telecom, dici? Spellando i clienti grazie alla posizione dominante di mercato dell’ (ex) monopolio di stato. A spese dell’utenza e dei piccoli azionisti, in parole povere. E con Alitalia sara’ lo stesso.
    Dipendesse da me, Alitalia l’avrei chiusa da anni e licenziato in massa quel personale a terra che non si presenta nemmeno al lavoro. Ma c’e’ una certa differenza tra vedere una grossa azienda di stato e svendere a piazzisti che prendono il malloppo e scappano.

  13. Filippo scrive:

    pardon, era “vendere una grossa azienda di stato etc etc…”

  14. Filippo scrive:

    pardon, era “vendere una grossa azienda di stato etc etc…”

  15. Benedetto scrive:

    @ Filippo
    Per ammissione della Commissione Europea (certo non tenera nei confronti del nostro Paese), il mercato italiano delle telecomunicazioni è tra i più aperti del continente. Nel mio palazzo arrivano i cavi (quelli fisici, veri, che puoi toccare) di Telecom, Fastweb, Infostrada e Colt. Alcuni condomini hanno contratti con Tiscali e Tele2 (non hanno i cavi ma funzionano benissimo). Io non pago canone/bollette telecom da 5 anni. L’egiziano Sawiris ti porta una linea telefonica per 99 euro (questo mese l’offerta e’ per 49: ho appena controllato… magari non ovunque, ma è gia possibile in molte regioni).
    Quanto alle linee aeree, il nano AirOne (come lo chiami tu) è in buona compagnia: Meridiana, Alpieagle, Volare, Windjet (per non parlare di Easyjet, Ryanair, Myair e via discorrendo).
    Se proprio vogliamo identificare un problema nel trasporto aereo italiano e’ quello dei miniaeroporti con pochi voli, alti costi e nessun collegamento col territorio. E’ di questo che dovrebbe occuparsi lo Stato: di razionalizzare il sistema aeroportuale, non di gestire una compagnia aerea. Si e’ costruito Malpensa senza provvedere a collegamenti ferroviari veloci con Milano e Torino, lasciando in funzione Linate e Caselle. L’aeroporto di Shangai dista 30 kilometri dalla città ma si raggiunge in 8 minuti di treno (otto: hai letto bene). Per raggiungere Malpensa o Orio Al Serio da Milano si impiega un’ora.
    Magari mi sbaglio, ma lo Stato che ho in mente io costruisce le ferrovie, i porti, le autostrade, gli aeroporti dove servono. Poi tocca ai cittadini sfruttare le infrastrutture (come individui, come società, come utenti). Non è compito dello Stato far funzionare i treni, i traghetti, gli aerei o i camion… Ivan tu che ne pensi?

  16. Giovanni scrive:

    E un paradosso tutto italiano, la nostra compagnia di bandiera non vale niente, penso che a questo punto niente e nessuno la può salvare dal fallimento, altro che le minacce dei sindacati, il quale asseriscono che a natale non si vola.
    Mi chiedo chi e’ quel sciagurato che acquista ancora biglietti alitalia.
    E chi sono quelle compagnie sciagurate che vogliono avere a che fare con nostri sindacati che stanno affossando la gloriosa compagnia di bandiera.
    Il metodo svizzero andrebbe bene, prima il fallimento e poi si riparte da capo con una nuova societa’ senza gli attuali dipendenti e soprattutto senza gli squali(sindacati) che se la sono pappata e hanno fatto perdere di credibilità alla compagnia.

  17. Giovanni scrive:

    ALTRO CHE A NATALE NON SI VOLA, A NATALE TUTTI A CASA E SENZA LAVORO,SUPPONGO CHE QUESTI DIPENDENTI SONO SULLA LISTA NERA DI ALTRE COMPAGNIE, E QUINDI PENSO CHE SARA’ DIFFICILE FARSI ASSUMERE DA ALTRE COMPAGNIE

  18. Filippo scrive:

    @Benedetto
    Alitalia va venduta. Punto. Occhio a non svendere chi ha una posizione leader sul territorio di bandiera per due soldi a imprenditori senza scrupoli. Poi i disservizi li paghiamo noi, Telecom docet.

  19. Filippo scrive:

    @Benedetto, da Repubblica
    “Le perplessità su Air One sono invece di tipo economico: le risorse investite non sarebbero sufficienti a garantire il rilancio di Alitalia.”

  20. Anonimo scrive:

    @ Filippo.
    La posizione dominante di Telecom era dovuta al monopolio naturale (in una parola, la rete: il dibattito sulla questione rimandiamolo all’anno prossimo).
    La posizione dominante di Alitalia è legata agli slot riservati nei collegamenti internazionali. Basta abolire questo privilegio (è un retaggio del passato) e viene meno l’idea stessa di un leader “predestinato” nei collegamenti aerei da e per l’Italia (il valore degli slot venne sottolineato mesi fa quando si parlava di Aeroflot e di qualche linea aerea cinese: la proprietà extraeuropea avrebbe cancellato automaticamente i privilegi di Alitalia e distrutto molta parte del valore della società).
    Quanto ai disservizi, li abbiamo già pagati. Adesso basta, grazie.
    Gli imprenditori devono essere senza scrupoli, altrimenti sarebbero dame di carità

    @ Giovanni
    E’ probabile che i lavoratori di Alitalia siano poco flessibili e molto affezionati ai loro privilegi, ma la situazione attuale non è certo colpa loro. Se proprio vogliamo dare la colpa a qualcuno, cominciamo dai manager e dall’azionista (il caso Fiat insegna: azionisti confusi e management decotto, hanno evitato il fallimento grazie a un miracolo… e grazie alle tanto vituperate banche).

  21. Anonimo scrive:

    @ Filippo
    Nei libri di diritto c’è scritto che “l’imprenditore risponde del rischio di impresa”. Vale anche per il futuro azionista di Alitalia: ci metta i soldi che ha o che riesce a trovare. Se va bene guadagna. Se va male perde tutto. Lo Stato deve vendere e non verificare le capacità imprenditoriali del compratore (nè dire a un imprenditore come regolarsi con la sua impresa)

  22. Filippo scrive:

    @Benedetto
    Gnutti, Colannino, Tronchetti e tutti gli altri capitali di impresa che si sono abbattuti su telecom non ci hanno rimesso un bel niente. Di plusvalenza in plusvalenza si son fatti i milioni, e oggi telecom ha 45 miliardi di buco. Lo stato dovrebbe lasciarla andare in fallimento. Gia’ dovrebbe, ma non lo fa. Erra, ovviamente, ma tutto questo era evitabile se lo stato avesse venduto e non svenduto ad amici di amici. Passo e chiudo.

  23. claudio scrive:

    qualcuno riesce a convincermi che in Italia le privatizzazioni possano funzionare? io da solo non ci riesco, e sono anni che ci provo assiduamente.

  24. Benedetto scrive:

    @ Claudio
    Autogrill è una privatizzazione che ha funzionato. Tolta dalle mani dello Stato è diventata un colosso internazionale (mi pare un buon termine di paragone rispetto al caso Alitalia: è una società di servizi che opera in concorrenza su mercati molto diversi in ogni parte del mondo)

  25. Giovanni scrive:

    Benissimo, si arriva come al solito al centro della questione!!
    Allora la colpa e’ dei politici che scelgono management sbagliato, mi spiego meglio scelgono persone incompetenti, i classici amici che si ritrovano al vertice di aziende e non sanno come gestirle.
    Tanto interviene lo stato con i soldi di tutti.

  26. Giovanni scrive:

    Benissimo, si arriva come al solito al centro della questione!!
    Allora la colpa e’ dei politici che scelgono management sbagliato, mi spiego meglio scelgono persone incompetenti, i classici amici che si ritrovano al vertice di aziende e non sanno come gestirle.
    Tanto interviene lo stato con i soldi di tutti.

  27. Filippo scrive:

    @Giovanni: no :)
    il punto e’ che se privatizzi lo fai completamente. Con Telecom, l’azienda fu privatizzata ma mantenne il ruolo di monopolista di mercato grazie al possesso del famigerato ultimo miglio. Questo le concesse un ingiusto vantaggio (enorme) sui correnti, vantaggio che consenti’ ai soliti noti di farci soldi sopra con il meccanismo delle plusvalenze indebitando l’azienda. L’azienda poi, per non fallire (era privata) si rifece sui consumatori senza rischiare nulla sul mercato data la posizione di monopolio. In parole povere, i capitani coraggiosi furono pagati coi soldi dei cittadini e dei piccoli investitori (il titolo mi pare che oggi abbia perso il 70% del suo valore al momento della privatizzazione). Se Alitalia deve essere privatizzata lo si faccia bene. Come dice Benedetto sopra, basta abolire gli slot riservati nei collegamenti internazionali. Altrimenti ci ritroviamo con la solita privatizzazione a meta’, con un’azienda privata che viene venduta con annesso monopolio ed, essendo privata, munge la clientela imponendo prezzi assurdi per servizi scarsi. Se oggi l’Italia e’ indietro sul versante internet rispetto a tutta europa, non e’ solo colpa del governo.

  28. Benedetto scrive:

    @ Giovanni. Sì :-)
    Nel 1996 Il governo Prodi ha scelto Giancarlo Cimoli come AD delle Ferrovie: un disastro.
    Nel 2004 il governo Berlusconi ha scelto la stessa persona come AD di Alitalia: un altro disastro.
    Come vedi, è una colpa comune e non dipende dal colore politico del decisore (un certo tipo di incapacità/leggerezza è trasversale e apartitica).
    Per contro, Enel e Enel hanno manager di prim’ordine (e magari operano ancora in regime di semi-minopolio ma distribuiscono dividendi fantasmagorici)
    Possibile soluzione: in molti paesi europei le grandi compagnie (pubbliche e private) mettono annunci sui giornali anche per cercare i propri amministratori delegati. Gli interessati si presentano e viene scelto il migliore (sono sicuro che Ivan ha maggiore dimestichezza di me con questo tipo di procedura)
    Su tutto il resto sono d’accordo con Filippo.

  29. Filippo scrive:

    @Benedetto,
    forse siamo preda di un quiproquo: io sono d’accordissimo con te che Altialia vada privatizzata. Ma che la si privatizzi bene, non seguendo il caso telecom (privatizzazione con monopolio annesso).
    PS Enel e Enel? forse volevi dire Enel ed ENI. Sull’Enel concordo, ma sull’ENI no, avendo quest’ultima come delegato Paolo Scaroni. Il mercato elettrico in Italia viaggia bene, sul gas siamo messi molto male, vivendo in un regime di monopolio dove ENI controlla tutta la filiera del gas italiana (import, distribuzione, vendita), con l’eccezione di qualche municipalizzata locale. Per ENI dividenti altissimi, per gli italiani bollette ingiustificatamente care. Non va.