1 febbraio 2006

Il Vaticano e i preti gay

Diritti

di Simona Argentieri – medico psicanalista AIPsi (Associazione Italiana di Psicoanalisi) e IPA (International Psycho-Analytical Association)
Recentemente i quotidiani hanno dato notizia, senza troppo rilievo, di una iniziativa delle istituzioni cattoliche deputate alla valutazione dei giovani con vocazione sacerdotale, molto preoccupate, a quanto pare, dagli scandali suscitati dai tanti casi di pedofilia verificatisi nel loro seno.
Il rimedio, stando a quanto abbiamo potuto leggere, sarebbe una attenta selezione psicologica preventiva, che mira ad escludere coloro che hanno latenti o palesi tendenze omosessuali.
Con mio vivo rammarico, tale strategia non ha suscitato nè conflitti nè polemiche, neppure nell’area delle organizzazioni omosessuali, in genere così pronte a reagire ad ogni sospetto di ‘scorrettezza politica’.
A parer mio invece l’iniziativa è sbagliata per almeno tre motivi.
Il primo, l’errore meno grave, è credere che un colloquio psicologico, sia pure condotto da un esperto, sia in grado di appurare un aspetto complesso come l’orientamento psico-sessuale di un individuo; tanto più che in una materia così delicata entrano in gioco elementi consci ed inconsci di dissimulazione, sia agli altri che a se stessi.
Il secondo equivoco – assai più grave – è equiparare l’omosessualità alla pedofilia, come se avere attrazione sessuale, provare emozioni e passioni per persone del nostro stesso sesso equivalesse ad essere automaticamente esposti alla tentazione di molestare i minori. Sarebbe come pensare, per fare un esempio eloquente, che ogni eterosessuale maschio sia un potenziale violentatore di bambine.
La pedofilia, omosessuale od eterosessuale che sia, non è infatti una semplice “preferenza”, ma una specifica perversione, una patologia grave e pericolosa.
Il terzo errore, nato in un clima di ambiguità e malafede, è scambiare la causa con l’effetto, suggerendo che siano implicitamente alcuni cattivi infiltrati a creare il problema nel seno dei collegi o dei seminari. E’ semmai vero il contrario, e cioè che vivere e crescere in un ambiente chiuso, tutto maschile, dominato dalle regole della castità, della repressione sessuale e del peccato, non può che favorire uno sviluppo psicologico malsano, sempre inibito, talora distorto in direzione delle forme più malefiche della perversione, pedofilia compresa.
Non sono un’esperta di comunità ecclesiastiche, nè prevedo di diventarlo.
Sono invece molto attenta e preoccupata quando gli strumenti psicologici sono usati in modo distorto, al servizio dell’equivoco e del pregiudizio, anzichè in favore di una migliore comprensione di noi stessi e degli altri.
(Fonte: L’Espresso, 3 febbraio 2006)