Diversi da che

Belli i tempi nei quali ci si poteva crogiolare nel suono delle parole “gli italiani non sono razzisti”. “Non esistono negri italiani” cantano invece oggi alcuni deficienti negli stadi quando gioca Mario Balotelli: deve trattarsi di quelli che pensano che gli italiani devono essere tutti uguali, tutti uguali a loro che cantano ovviamente. La dolorosa lettura dei giornali mi ha fatto venire in mente una mail di rimbrotto affettuoso che ho ricevuto qualche giorno fa da una persona che mi diceva che non bisognerebbe battersi contro il razzismo o l’omfobia, ma bisognerebbe difendere tutte le persone, tutti gli esseri umani, in quanto tali e indipendentemente dalle loro specificità. Un nobile incoraggiamento che però si infrange davanti alla ragione per cui tra i ventidue in campo gli idioti fischiano proprio quello nero, e quello nero colpevole di essere italiano. E’ la constatazione che non è vero che siamo tutti uguali, e che per essere uguali alcuni hanno più bisogno di aiuto, protezione e supporto di altri.

Quando la Santanchè qualche giorno fa mi ha rimproverato in televisione, con la grazia per cui è nota, che io vorrei discriminare gli eterosessuali si è persa proprio questo passaggio: che la discriminazione e l’esclusione non si basano tanto sulla forza dei numeri (gli uomini sono meno delle donne e nel Sudafrica dell’apartheid i neri erano infinitamente più dei bianchi), quanto sulla forza del potere; del potere economico, di quello politico. Per questo esiste l’omofobia e non l’eterofobia, per questo le donne fanno fatica ad acquisire la piena parità, per questo il razzismo dei bianchi contro i neri produce effetti concreti e dolorosi e quello (eventuale) dei neri contro i bianchi potrebbe essere considerato al massimo una forma di autodifesa.

Negare la diversità, incoraggiare la massima omogeneità, pone il problema dell’omogeneità con cosa, con chi. Chi ci vuole tutti uguali, ci vuole uguali a sé. Come lo spot del Ministro Carfagna che incoraggia a non discriminare per non diventare a propria volta diversi, come se essere diversi fosse un problema da risolvere al più presto. Il tema dell’inclusione sta tutto qui: nel l’assicurare che la maggioranza non voglia mai che la minoranza si allinei: che non si convertano gli ebrei, che i gay non debbano fare matrimoni eterosessuali di copertura, che le donne possano fare carriera senza rincorrere clichè di comportamento maschili e che si riconosca e si celebri una volta e per tutte che sì, esistono, e certo che esistono!, italiani neri.

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