26 aprile 2018

La natura e il destino

Appunti, Attualità, Commercio estero, Comunicati stampa, Elezioni politiche 2018, Politica italiana, XVIII Legislatura

“Si interrogano sul proprio destino e non hanno capito la loro natura. Risolvano la loro natura e avranno risolto il loro destino”. È una riflessione di Norberto Bobbio sui comunisti che sarebbe interessante riferire ai nostri aspiranti partner del Movimento 5 Stelle. Essi passano infatti con garrula spensieratezza da “possiamo fare grandi cose insieme a Salvini” a “vogliamo costruire un’intesa con il Partito Democratico”? Perché – mi pare – non solo non hanno risolto la loro natura, ma sembrano quasi orgogliosi di non averla.

Non si tratta neppure di un inedito assoluto: ricordate quando Bossi lanciò il Parlamento padano, nel quale ci sarebbero stati leghisti di destra, di centro e di sinistra? A quel che mi pare, Salvini era uno di quelli di sinistra, il che mi pare renda bene l’idea; ma è un tipico vezzo delle forze che si proclamano “antisistema” la pretesa di sussumere in sé ogni tipo di approccio o identità.

Purtroppo, anche se ogni tanto qualcuno ha la bella idea di dare per morte destra e sinistra, la realtà si vendica e ci mette ad ogni piè sospinto di fronte a scelte che sono in qualche modo collegate a posizioni più generali, a petizioni di principio e vocazioni sentimentali che le precedono. Per esempio, cosa facciamo con il CETA, il trattato di libero scambio fra l’Unione Europea e il Canada? Lo ratifichiamo o no? È una questione dirimente, anche al di là dei singoli aspetti tecnici del trattato: è la nostra natura favorevole al protezionismo o al libero scambio ad orientarci in un senso o nell’altro.

Il Movimento Cinque Stelle ha nel suo programma l’opposizione alla ratifica del Ceta, posizione condivisa dalla Lega; quella del Partito Democratico, che naturalmente ha al suo interno anche posizioni critiche, è in larghissima maggioranza favorevole. È solo una divergenza di merito o l’espressione di due nature opposte, di due identità incompatibili?

È un piccolo esempio, per carità; ma ce ne sono altri. Che facciamo sul gasdotto Tap? Rispettiamo gli impegni internazionali e facciamo una scelta che riduce la nostra dipendenza dal gas russo o ne facciamo una che li disattende e la aumenta? Non è solo una scelta che riguarda la spiaggia di Melendugno; chiama in causa un modo di essere, una certa idea del ruolo dell’Italia nel Mediterraneo, in Europa, nel mondo. O vogliamo ricordare che solo un paio di giorni fa, al Parlamento Europeo, il M5S ha tentato di far passare un documento per chiedere la chiusura immediata dell’ILVA di Taranto con buona pace dei posti di lavoro, del destino dell’Italia come paese manifatturiero e della vendita dell’ILVA agli investitori che si sono impegnati a importanti investimenti per rilevare l’azienda e sistemarla dal punto di vista ambientale?

E se la base del Movimento Cinque Stelle, cioè quella realtà sobbollente che si esprime sui social network non batte ciglio per settimane durante i balletti (e le spartizioni) con la Lega, ma salta su come tarantolata all’affacciarsi di una prospettiva di accordo con il Pd, non dipenderà per caso da una natura sentita come più affine, più consonante, più soddisfacente?

Quando dico che considero un racconto di fantascienza l’ipotesi di un Governo comune fra Pd e Cinquestelle lo dico per questo: perché credo che – direbbe Beppe Grillo – i panda non mangino bistecche; e che, con buona pace degli sforzi di chi vorrebbe mettere un belletto progressivo ad una forza che è in tutto e per tutto reazionaria, la distanza fra noi e i Cinque Stelle sia non solo siderale, ma creata da due diverse “elezioni di Patria”: la mia è quella di chi è al fianco di Giorgio Napolitano nel suo letto di ospedale; la loro di chi ne invoca la morte fra atroci sofferenze (lo so, sono gli haters; ma nessuno dei loro esponenti mi pare abbia speso un fiato per dissociarsi o per deplorare).

Ah, dimenticavo la foglia di fico (con la minuscola): non dobbiamo allearci, ma fare un contratto, rectius un accordo di programma. Ma un programma – diavolo di un Bobbio! – è un destino, un itinerario per il futuro. Non potrà risolversi se i Cinquestelle non risolveranno la loro natura. Che, mi sembra chiaro, li porta verso un destino decisamente diverso dal nostro.