14 dicembre 2017

Una legge per i vivi

Diritti

Il mio editoriale per Democratica a proposito della legge sul bio testamento.

Una legge per i vivi”, il mio editoriale per “Democratica”
Buenos Aires. Proprio mentre mi trovo in questo Paese alla fine del mondo, per dirla con l’argentino Jorge Bergoglio, mi giunge la notizia che il giorno appena cominciato è un bel giorno per l’Italia. Oggi, finalmente, il Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva la legge sulle disposizioni anticipate di trattamento, la legge sul biotestamento.
Un grande risultato di civiltà che non riguarda affatto “i morti”, secondo la meschina descrizione leghista. Al contrario. Questa è una legge per i vivi, è una legge che onora entusiasticamente la vita. Perché esprime e rivendica un’idea dell’esistenza umana nella quale non si sia, o non si sia soltanto, destinatari di un capriccio della biologia ma titolari del diritto alla propria biografia: un’idea dell’esistenza come progetto consapevole e irripetibile, come condizione che ciascuno ha il diritto a determinare la propria vita, riguardo alla quale ciascuno possiede una sovranità inalienabile.
Non è, e non può essere, una legge sull’eutanasia o sul suicidio assistito (che io personalmente, lo dico, pure auspicherei); ma è come altre, a cominciare dalla legge sulle unioni civili, un colossale colpo di maglio ai bastioni del pregiudizio. Un pregiudizio tuttora radicato e forte, che forse cercherà anche qui pertugi da usare per far sentire il suo peso. Ma è un ulteriore pregiudizio al quale in questa legislatura nata male – e che invece sarà ricordata come la più coraggiosa e innovativa sui temi dei diritti dagli anni 70 in qua – siamo riusciti a minare le fondamenta.
Lo so, sembrano passati mille anni e non cinquanta: ma c’è stato davvero un tempo nel quale lo Stato ha preteso di mettere il naso nelle più private delle nostre stanze. Malgrado il dettato costituzionale, anche in quelle privatissime del dolore, del distacco e del pianto.
Molta barbarie è stata consentita. Una barbarie che negava la compassione, la più naturale e semplice umanità di fronte alle sofferenze. Proprio questo aspetto credo abbia scosso le coscienze dei credenti, fino ad indurre lo stesso Papa a dire parole importanti sull’argomento. Ma, prima ancora, la prima e più grave ferita è stata quella alla nostra libertà, al diritto di vivere in coscienza e dignità ogni istante della vita, compresi gli ultimi, importanti e decisivi esattamente come gli altri per la storia di ciascuno di noi.
Il voto del Senato di oggi è anche la miglior risposta al processo in corso a Milano, nel quale l’imputato – un degno erede della grande tradizione radicale come Marco Cappato – è in realtà il testimone d’accusa dei nostri ritardi, della nostre insensibilità, della nostra non ancora raggiunta piena civiltà. Delle nostra crudeltà, anche. Colpe che oggi sono in parte attenuate dall’ossigeno nuovo che la nuova legge apporta alla nostra vita di comunità. Ossigeno che è parte essenziale della cultura politica del Partito Democratico, della sua visione di una società aperta, sempre rispettosa dell’altro, capace di confrontarsi con coraggio e senza mai voltare la testa con le grandi sfide del nostro tempo.
Per noi che siamo soli “sul cuor della terra”, subito è sera. Ma – la folgorazione di Salvatore Quasimodo – trafitti da un raggio di luce. Ecco: noi vogliamo, questa legge vuole, che quella luce permanga con noi, dentro di noi fino alla caduta del crepuscolo. Che quel raggio non sia offuscato ferocemente da ottusità, superstizione e pregiudizio. Grazie Marco, Beppino, Mina. E buon giorno, Italia.

Trovate il pdf del numero odierno di Democratica a questo link.