13 novembre 2017

Uno spintone a Varsavia

Appunti, Attualità, Democrazia, Diritti, Europa, Politica estera, Viaggi

E improvvisamente mi ritorna alla mente lo spintone che mi presi a freddo, camminando per strada a Varsavia, di ritorno in albergo dopo la parata dell’Europride nel 2010.

Già il corteo era stato difficile, con la polizia che non si capiva se era lì per proteggerci dai contestatori o il contrario. Poi, mentre in gruppo tornavamo a casa, io con la mia maglietta del Pride addosso, un ragazzo giovane, a sorpresa, mi si scagliò addosso. Uno spintone deciso, poi via per la sua strada.

Più un gesto di disprezzo che di violenza. Non una parola o altro. Però capisco che quel gesto individuale, quella voglia di esternare il proprio disgusto verso di me come minoranza, moltiplicata per decine di migliaia di persone, possa produrre una cosa pericolosa e orribile come la manifestazione che si è snodata per le strade di Varsavia.

Il colore di quel fuoco è sinistro non meno di quello che illuminava la notte di Berlino meno di un secolo fa. Questo ritorno in grande stile dell’orrore ci riguarda tutti, anche qui a casa nostra.

Nessuno pensi di far finta di nulla.

Fermare tutto questo è un imperativo morale prima ancora che politico.

“Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi.”