13 giugno 2017

Le amministrative e il calciomercato

Appunti, Elezioni Amministrative, Politica italiana

Non posso nascondere una certa solidarietà con politologi, commentatori e opinionisti vari che devono trarre indicazioni politiche, talora cogenti, dal voto amministrativo, specie se riguarda i Comuni. E’ logico che quando votano milioni di cittadini si debba prestare la massima attenzione a come si esprimono, ma trarne diagnosi od oroscopi è un esercizio certamente ambizioso e destinato quasi certamente al fallimento.

Quando, nel 2014, il Movimento Cinquestelle vinse il ballottaggio di Livorno, la cosa aveva qualche relazione con il trionfale voto delle Europee per il Pd di qualche giorno prima? Se il riconteggio dei voti manda al ballottaggio contro il centrodestra ad Asti il candidato Cinquestelle e non quello del Pd se ne possono trarre indicazioni generali? A me pare di no.

Questo vale sia che si voglia parlare delle liste che delle persone. Giusi Nicolini resta per me un modello per l’intero Paese e un grande punto di riferimento anche se i cittadini di Lampedusa, nella loro indiscutibile sovranità, hanno scelto di non confermarla come sindaco (e Matteo Renzi ha fatto benissimo a rivolgerle pubblici ringraziamenti, nel paese dove i Maramaldo non passano mai di moda).

Non si tratta solo dell’ovvia varietà delle situazioni locali; è divertente per esempio confrontare i risultati ottenuti dai sindaci uscenti con le classifiche di gradimento. L’ultimo sondaggio Governance Poll di Ipr Marketing per il Sole24Ore (pubblicato a gennaio 2017) vedeva al 3° posto, con il 60 e passa dei consensi, Federico Pizzarotti, che va al ballottaggio quasi in parità con il candidato del centrosinistra e solo 71° Nicola Ottaviani, sindaco di centrodestra di Frosinone trionfalmente riconfermato al primo turno. E quello di Catanzaro, che in classifica era ultimo a pari demerito con Virginia Raggi, va al ballottaggio con circa nove punti di vantaggio sul candidato del centrosinistra.

Significa che le elezioni amministrative sono un oracolo indecifrabile, un capriccio del caso, un magma caotico e senza senso? No. Significa soltanto che le vie del consenso sono molte e non facilmente distinguibili, proprio come non sono distinguibili nell’acqua di un fiume quelle dei suoi diversi affluenti (come ci ha spiegato quasi duecento anni fa don Lisànder Manzoni).

Questo è tanto più vero in una elezione diretta e maggioritaria con il doppio turno, che ovviamente fa pendere i piatti della bilancia fra rappresentatività e governabilità in direzione della seconda, che viene determinata anche dal personale carisma del candidato e dalla sua maggiore o minore sintonia con i sentimenti profondi della città è così via.

Bene quindi analizzare e prendere appunti. Ovvio constatare che la forza coalizionale del centrodestra è più forte quando puoi glissare sull’Europa e l’immigrazione; altrettanto ovvio che la competizione sui territori penalizzi un movimento allo stato gassoso come i Cinquestelle. Sempre per quanto riguarda i Cinquestelle non si può non rilevare che una classe dirigente improvvisata mostra presto i suoi limiti e che probabilmente le gesta di Virginia Raggi (e forse pure l’ultimo disastroso naufragio torinese di Appendino) non sono state propriamente un’ispirazione per gli elettori alle prese con la scelta del proprio sindaco, fosse anche non quello di Roma o di Torino ma quello di Casalnuovo di Sotto. Inevitabile pure convenire con Bersani (al quale va il premio Lapalisse 2017) quando dice che un centrosinistra unito è più forte di uno diviso (che poi lo dica proprio chi ha promosso en passant una scissione è veramente bizzarro, ma questa è altra storia). Sbagliato ai limiti del ridicolo sentenziare che sia tornato il bipolarismo, che Grillo sia solo un incubo terminato, che lo scenario delle politiche sia ormai un canovaccio scritto a cui mancano solo piccoli dettagli.

Usare in questo modo il voto degli italiani somiglia agli articoli che i quotidiani sportivi (e non solo) dedicano al calcio-mercato, con ipotesi, trattative e “affari sicuri” che poi si rivelano inesistenti e costruzione immaginifica di squadroni destinati a spaccare il mondo e fanno regolarmente flop alla ripresa del campionato. Può divertire, ma non è particolarmente utile.