24 marzo 2017

Estote parati (ovvero: perché Virginia Raggi non è andata alle Fosse Ardeatine)

Appunti, Attualità, Democrazia, Governo Renzi, Meritocrazia, Moda, Politica italiana, XVII Legislatura

Una delle più profonde convinzioni che mi sono fatto durante questi anni di attività di governo è che uno dei principali compiti della politica sia semplicemente esserci. Quando abbiamo portato Matteo Renzi a inaugurare la settimana della moda a Milano, il fatto stesso che il Presidente del Consiglio fosse per la prima volta in quella sede ha dato un segnale fortissimo a un’industria che rappresenta la seconda voce delle nostre esportazioni: il Governo crede in voi, vi considera un settore strategico della nostra economia, non siete più il mondo del frivolo e dell’effimero, vi prendiamo sul serio e vi sosteniamo. Tutto questo soltanto per una presenza e un discorso.

E’ così, ed è giusto che sia così, per una semplice constatazione. I politici non hanno il dono dell’ubiquità e se sono in un posto non possono essere in un altro posto. Se Renzi va a inaugurare la settimana della moda, significa che in quel momento la moda è all’apice delle sue priorità: che non c’è crisi interna o internazionale, manifestazione, impegno o preoccupazione che siano in quel momento più importanti della settimana della moda milanese. Un messaggio potente basato semplicemente sulla presenza fisica e sulla costruzione dell’agenda, che è dunque un’attività dal significato eminentemente politico e dall’estrema delicatezza.

E questo vale per ogni presenza istituzionale: dal Presidente della Repubblica, ai presidenti delle Camere, agli uomini e alle donne del governo: se presenziano a un certo evento è per segnalare a tutti che per la politica quella cosa è importante, in quel momento la più importante di tutte. Non esserci ha la stessa valenza. Non essere a un certo evento, significa dire all’universo mondo che c’era qualcosa di più importante da fare. La “politica della sedia vuota” è dunque un messaggio altrettanto potente, tant’è che ancora oggi si ricorda la crisi che porta lo stesso stesso nome, quella dell’assenza francese che portò a bloccare l’attività della CEE a seguito del rifiuto di De Gaulle di rafforzare le istituzioni comunitarie a metà degli anni ’60.

Questo è oggettivamente il valore politico dell’assenza di Virginia Raggi alla commemorazione delle Fosse Ardeatine. Una comunicazione urbi et orbi che c’era qualcosa di più importante da fare – e non entriamo per carità di patria nell’esame di quale fosse l’impegno improrogabile che ha determinato l’assenza della Sindaca. La commemorazione della strage nazista è stata declassata al livello di qualcosa a cui si può essere assenti, a un impegno come un altro, a una priorità politica di secondo livello, meno importante anche di una settimana di vacanza sulle piste da sci.

E se la commemorazione è una questione di secondo livello, di secondo livello politico diventano i valori che quella commemorazione sottolinea e riafferma: la resistenza, la liberazione nazionale, l’antifascismo, la lotta all’antisemitismo, la costituzione repubblicana, la democrazia parlamentare. Tutte cose superate, come dice sempre pubblicamente Alessandro Di Battista. La differenza tra fascismo e antifascismo? Roba da antiquariato.

Tutto questo ha una sua coerenza: lo stupro sistematico dell’istituzione-parlamento da parte dei gruppi parlamentari di 5Stelle, il blocco fisico degli interventi e dei voti in aula e in commissione, gli assalti ai banchi del governo o quello all’ufficio di presidenza di pochi giorni fa, sono tutti segnali di un modus operandi di stampo fascistoide che viene assistito anche da mosse eminentemente politiche, come quella dell’assenza della Sindaca dalla commemorazione delle Fosse Ardeatine.

Utilizzare tecniche di tipo fascista e fare il downgrading dell’antifascismo. Tutto si tiene.

E tutto accade sotto gli occhi dei Bersani di turno, ce ne sono tanti anche tra persone che conosco e per le quali ho sempre nutrito una stima profonda, che davanti a tutto questo girano la testa. “Non ho mai detto che approvo la violenza a Montecitorio”, mi ha scritto qualche giorno fa un mio amico – uno di grande cultura e intelligenza. Peccato che in quella nostra conversazione non sia nemmeno riuscito a dire una parola per sostenere il contrario. Estote parati.