26 Luglio 2014

#feritagrave

Appunti

E’ stata una lunga settimana in Senato, alla prese nelle Commissioni Industria e Ambiente congiunte con la conversione del corposissimo Decreto legge 91 (cosiddetto “Decreto Competitività”) e nell’aula con le riforme costituzionali. Come tutti sanno, ieri la Conferenza dei capigruppo ha stabilito il contingentamento dei tempi e il voto finale sul disegno di legge costituzionale entro l’otto di agosto. Le opposizioni hanno gridato alla deriva autoritaria, alla Corea del Nord (una gita in loco non sarebbe male, prima di evocarla inutilmente), e poi sono andate al Quirinale a cercare di colloquiare con lo stesso Presidente della Repubblica di cui avevano detto peste e corna fino a un minuto prima.

Durante il dibattito, le voci più equilibrate che hanno parlato a sfavore della decisione di contingentare i tempi hanno sostenuto che quando si discute di riforme costituzionali è necessario avere a disposizione tutto il tempo necessario al fine di approfondire temi così importanti ed essenziali per la vita del paese. La cosa che non è stata detta però, è che nelle scorse due settimane di tempo a disposizione per il Senato ce n’è stato tantissimo: ore e ore. Il problema è che invece di utilizzare questo tempo per riflettere costruttivamente e approfonditamente dei cambiamenti di cui la costituzione italiana ha bisogno, lo si è buttato via in discorsi inconcludenti che avevano il solo scopo di paralizzare l’assemblea.

Ho avuto uno scambio di opinioni su Twitter con Corradino Mineo (lo trovate qui sotto), che ha parlato di #feritagrave. Gli ho chiesto se la ferita grave per la democrazia fosse imputabile al governo che ha presentato un progetto di legge in commissione essendo disponibile a discuterlo, lasciare che fosse ampiamente modificato, e alla fine approvato da una maggioranza ben più larga di quella di governo o se non fosse invece operata da una minoranza che ha impedito in ogni modo che l’aula del Senato svolgesse il proprio compito, che è quello di prendere delle decisioni.

Se antidemocratico dunque fosse chi ha delle idee per governare e le sottopone al Parlamento per una decisione, favorevole o contraria, o se invece lo sia chi impedisce al Parlamento di prendere una qualsiasi decisione presentando svariate migliaia di emendamenti, la maggior parte dei quali di contenuto puramente ostruzionistico e spesso ai limiti del ridicolo come dimostrano i giornali di questa mattina.

Il fatto è che in Italia di riforme si parla da tempo immemorabile senza che si riesca mai a portarle a casa. Il governo di Matteo Renzi si è impegnato a fare in modo che questa volta la storia sia diversa. Qui c’è in gioco la credibilità della politica, che da decenni annuncia cose che alla fine non farà. Tutti si dicono sempre favorevoli a fare le riforme, ma poi ciascuno è disponibile soltanto a fare la riforma che ha in mente, nelle proprie modalità, gridando al golpe in caso contrario. Questo blocco deve essere rimosso.

Io credo che sia giusto continuare a trattare, parlarsi, cercare di trovare punti di incontro, ma senza snaturare un progetto che deve essere per sua natura coerente, equilibrato, capace di rappresentare una visione unitaria. E, in ogni caso, l’aula del Senato dovrà arrivare a una decisione in un tempo ragionevole. Decisione che poi è giusto e auspicabile sia validata, alla fine del processo costituzionale, da un referendum popolare. Nessuno vuole abrogare, superare, o restringere la democrazia: è soltanto il caso di fare in modo che la democrazia sia in grado di prendere finalmente delle decisioni e, conseguentemente, di farsi valutare sulle medesime.

Noi andiamo avanti, sicuri di consegnare al paese istituzioni più snelle, più efficienti, e di completare finalmente quel processo di riforma della macchina dello Stato che è atteso da troppo tempo. E ciò non per tradire, come qualcuno sostiene, gli altissimi principi contenuti nella prima parte della Costituzione, ma al contrario per mettere in condizione la Repubblica di essere fedele a quei principi in modo più pieno, sostanziale e completo.

Scambio di opinioni su Twitter tra Mineo e Scalfarotto

Scambio di opinioni su Twitter tra Mineo e Scalfarotto