10 novembre 2011

La morte cerebrale della politica

Appunti

Il mio post per “Il Post”.

Per come si è messa la situazione non c’è chiaramente alternativa al governo Monti. Purché sia un vero governo tecnico, i cui ministri siano scelti personalmente dal premier incaricato e che riceva i voti in parlamento in modo acritico e sulla fiducia, sulla base dell’emergenza in cui versiamo. In pratica tutti i partiti dovrebbero dire: “faccia un po’ lei” e votare qualsiasi cosa il nuovo governo deciderà di fare per tirarci fuori dalle secche ed evitare il famoso default. In caso contrario questo governo di salute pubblica non si vede davvero quali obiettivi potrà raggiungere e non si capisce nemmeno perché Mario Monti dovrebbe prestarsi a un’operazione che non gli consenta di lavorare in autonomia.

Dico questo perché questa soluzione, a parte lo scopo di salvare il belpaese da sicuro fallimento, lascia aperta una questione fondamentale che è quella della morte cerebrale della politica. Se ci voltiamo indietro è la seconda volta in vent’anni che facciamo appello a un salvatore della patria perché venga a risistemare i disastri combinati dalla politica. Ciampi nel 1992 e Monti nel 2011 (quasi 2012) sono arrivati come il settimo cavalleggeri a prendere le decisioni necessarie a tappare un buco di dimensioni gigantesche sia nei conti pubblici che nella credibilità del paese, entrambi chiamati a gran voce da una politica che chiaramente non ce l’ha fatta a risolvere i problemi che essa stessa ha creato.

Per questo sono stato estremamente riluttante ad allinearmi al mio partito quando ha cominciato a reclamare questo benedetto governo tecnico: se il principale partito di opposizione, ho detto anche in Direzione Nazionale, non si candida a governare, qual è il ruolo e la funzione del maggior partito dell’opposizione? Se non siamo capaci di indicare una visione alternativa per il paese e non siamo in grado di proporci per realizzarla, viene da chiedere cosa diavolo abbiamo fatto nei tre anni di opposizione (tattica parlamentare a parte). Una democrazia matura vive dell’alternanza al governo tra le forze politiche e le coalizioni: se una fallisce miseramente come è successo a Berlusconi & c. proprio quello dev’essere il momento in cui l’opposizione si fa trovare perfettamente pronta per prenderne il posto. Avete mai sentito parlare di un governo tecnico negli Stati Uniti, in Francia o in Gran Bretagna? Anche in Spagna, quando hanno toccato il fondo qualche mese fa, hanno convocato le elezioni e non hanno certo chiamato qualcuno dalla riserva per cavargli le castagne dal fuoco.

E del resto una classe politica che si riduce a dover chiedere aiuto dall’esterno dovrebbe avere almeno il buon gusto di assumersene la responsabilità e togliersi definitivamente dai piedi, facendosi carico dell’ignominia causata al Paese e della propria certificata inadeguatezza. E invece oggi già si leggeva sui giornali del toto-ministri, tutti dentro come se nulla fosse: Monti a parte, eccoti un bel governo con dentro Gianni Letta, Frattini (Frattini!), Nitto Palma e Fitto.

La chiamata al capezzale Italia del Professor Monti sarà probabilmente la giusta soluzione e consentirà auspicabilmente all’Italia di non affondare. Ma quando ne saremo usciti non sarà lecito far finta di nulla e consentire a chi ha rotto il giocattolo di riprenderlo ancora in mano, una volta che un sarà stato riparato.