8 febbraio 2011

Diritti civili: e se ripartissimo da qui?

Appunti, Diritti, L'Unità, Laicità

Il mio pezzo per L’Unità, oggi.

I diritti civili sono e rimangono un nodo politico ancora non risolto per il Partito Democratico. Quella sintesi tra diversi, che era l’intuizione stessa su cui il PD è nato, è riuscita in molti settori ma per ciò che attiene alla visione della vita, all’autodeterminazione delle persone e alla capacità di assumere scelte nel proprio privato c’è ancora moltissimo da fare. Qualcuno spiega che questo è in parte dovuto al fatto che nemmeno PCI e DC, i gloriosi “nonni” del PD – partiti nei quali hanno militato quasi tutti i massimi dirigenti del partito – hanno mai particolarmente brillato sull’argomento. Il motore del cambiamento per le grandi conquiste degli anni ’70, si pensi alla battaglia sul divorzio, non abitava certamente al Gesù e nemmeno al Bottegone.

E così, ancora oggi, se da un lato i cattolici frenano, dall’altro gli ex comunisti non si sentono di mettere in discussione l’unità del partito su temi di cui non sentono atavicamente l’urgenza. E così il PD, incapace di assumere una posizione chiara e forte, resta isolato dai cittadini che non hanno tempo per aspettare i ritardi della politica ma che possono, quello sì, ritirare la propria delega a un partito che non li rappresenta. E resta isolato anche dai grandi partiti democratici europei, di destra e di sinistra: oggi, sui diritti civili, il PD tiene posizioni che lo pongono saldamente a destra della destra democratica e liberale europea (e, a sentire l’ultimo Fini, se non ci sbrighiamo anche da quella italiana).

Il problema è legato anche alla logica assunta come punto di partenza. In tema di libertà, può trovarsi un punto di mediana soltanto tra posizioni che si rispettino a vicenda. E invece su questi temi a fronteggiarsi sono sempre una tesi che difende l’autonomia decisionale del cittadino (comunque il cittadino la pensi) e una tesi che vuole limitarla sulla base di un sistema di valori considerato universale. Così la sintesi diventa impossibile, perché non si può ragionevolmente chiedere a nessuno di rinunciare alla propria libertà e alla propria dignità per consentire l’affermazione di valori altrui. Il lavoro per l’affermazione anche in Italia di principi che sono ormai dati per acquisiti nella comunità dei paesi occidentali va però continuato, nonostante la frustrazione.

Gettare la spugna pensando che l’Italia sia un territorio perduto per sempre, pensare che il maggiore partito di centro-sinistra in Italia non abbia in sé la capacità di tenere insieme diritti civili e diritti sociali, come bene ha detto Bersani nella sua replica in assemblea, sarebbe un errore drammatico. Un errore che segnerebbe la sconfitta definitiva di tutti coloro che sperano di vivere un giorno in questo paese, liberi cittadini come quelli di ogni altro paese europeo.

4 risposte a “Diritti civili: e se ripartissimo da qui?”

  1. […] This post was mentioned on Twitter by Ivan Scalfarotto, kanzleireiss. kanzleireiss said: Diritti civili: e se ripartissimo da qui? http://tinyurl.com/6zsb9p7 #RSPI http://bit.ly/ahaaAr […]

  2. cosetta ha detto:

    Condivido Ivan, lo sostengo da tempo e da tempo ricevo la stessa risposta: “non è possibile affrontare questo tema perchè qui da noi (brianza) il pensiero è sostanzialmente diverso (cioè tra ex ds ed ex margherita) e solo i pochi “nuovi” vorrebbero affrontarlo. ma come? perchè non è solo (la nostra o la loro?) incapacità di sintesi e incapacità di confrontarsi per tenere “uniti”, a me sembra una incapacità a cambiare modo di fare politica…a me non piace gettare la spugna ma sono decisamente disarmata e avvilita…ripeto come si può fare, cioè come cambiare cultura?

  3. Omar Supio ha detto:

    Cosetta, negli anni ’70, si cominciava a parlare di divorzio e, prima ancora, tanto prima, negli anni ’50 si parlò di abolire le cosiddette Case Chiuse, o Case di Tolleranza. Il matrimonio era stato indissolubile (corna permettando) dalle origini della memoria, le case chiuse c’erano sempre state.Il divorzio fu combattuto a tutela della donna; fu lo stesso ottenuto, e, insieme all’aborto, è andato a costituire la vera pietra angolare su cui si impernia quel poco di dignità che la donna ha oggi potuto conquistarsi nella famiglia. Le case chiuse, sono state davvero chiuse, e ci ripensano solo pochi nostalgici della estrema destra. Io quei tempi li ho vissuti. Furono battaglie che sembravano senza speranza. E si sono vinte, e si sono radicate nella nostra società, cromosomicamente codina, di retroguardia. Coraggio, giovani, solo combattendo le battaglie le si può vincere.Essere “disarmati e avviliti” può essere giustificabile. Ma è un lusso che non ci si può permettere. Bello lo slogan recentissimo: “se non ora, quando?”

  4. ROLFINI DORIANO ha detto:

    I CATTOLICI FRENANO.GLI EX COMUNISTI NON SI SENTONO DI METTERE IN DISCUSSIONE L’UNITA’ DEL PARTITO.UN CONFRONTO IMPARI.UN RECENTE SONDAGGIO SUI CATTOLICI PRATICANTI; 28% INDULGENTE, 16%AMMIRATO,6%TIFOSO NEI CONFRONTI DI BERLUSCONI.ECCO UN TEMA DOVE NON SI SENTE
    UN’ATAVICA URGENZA DI SCANDAGLIARE.ALLE PRIMARIE HO VOTATO MARINO. QUEL 15% HA VOTATO PERCHE’ SI DICA SI-SI OPPURE NO-NO.UN GRANELLO DI IDENTITA’.SE NON SI GIUNGE AD UNA SINTESI ,SI PRONUNCINO I CIRCOLI.DICI CHE IL PD RESTA ISOLATO DAI CITTADINI,RITIRANO LA DELEGA,E’ SU POSIZIONI CHE LO PONGONO ALLA DESTRA DELLA DESTRA EUROPEA.NO PROBLEM.ASPETTIAMO CHE I CATTOLICI TOLGANO IL FRENO.
    R.D