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14 dicembre 2009Non c’è niente di più potente della smorfia di dolore sul viso sanguinante di Berlusconi per leggere il livello di disperazione in cui siamo sprofondati. La nostra vita civile mi pare agitarsi e sbattersi scossa da spasmi autonomi e incontrollabili, come gli ultimi respiri di una enorme bestia sul punto di morire. Milano, dicembre. Quarant’anni sono passati e sempre qui – con la stessa aria di neve e le stesse luminarie del centro – ci ritroviamo a fare i conti con un’Italia che non ce la fa a venire fuori dal dramma, dall’intrigo, dalla violenza, dall’opacità, da quell’oscuro miscuglio che inquina l’aria e fa della nostra democrazia una cosa asfittica, immatura, casuale, come passeggera. Quel cancro apparentemente inestirpabile che fa correre la mente da sola a quella dolorosissima canzone di Franco Battiato (“Questo paese è devastato dal dolore…”); che ti fa dire, come meglio non avrebbe potuto Luca Sofri stamattina, “ridatemi il mio Paese”.
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Bel post, Ivan. E’ davvero un’immagine epocale e paradigmatica di un paese allo sbando.