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La civiltà è di tutti

25 novembre 2007

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“Ho trovato involutivo e regressivo il fatto che abbiano avuto tanto peso posizioni di divieto di presenza di uomini al corteo, un atteggiamento per me inequivocabilmente sessista, infantilmente e sterilmente capriccioso e politicamente sbagliato: se l’obiettivo è svelare la pervasione della violenza nella società, arrivare alle donne, tutte le donne, e comunicare con loro che la nostra libertà, benessere, sicurezza e felicità sono una priorità sociale e culturale non si può escludere nessuna donna (e nessun uomo) che si dichiarino disponibili ad aderire a questo processo di cambiamento.”
Così Monica Lanfranco sulle contestazioni al corteo di ieri. Certe battaglie di civiltà vanno, secondo me, combattute tutti insieme. La difesa della dignità, della libertà e della sicurezza fisica delle donne (così come quelle dei gay) non appartengono solo alle donne o ai gay, perché vivere in un paese civile – e manifestare per questo – è un interesse ed un preciso diritto di tutti.

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I commenti a "La civiltà è di tutti"

  1. Anellidifumo scrive:

    Ben detto. Sono sempre stato qualunque separatismo.
    E’ affascinante mescolarsi tra diversi.

  2. carcamanno scrive:

    Con cinismo.
    Forse era un test. Volevano vedere se qualcuno reagiva facendo violenza sulle donne. E’ andata bene.

  3. Estella scrive:

    io c’ero sabato,
    la decisione di partecipare è stata non proprio semplice per il disagio che ci (mio e di molte come me) ha provocato l’aver letto ad un certo punto l’imput della manifestazione… (“una manifestazione di donne per le donne”), noi siamo letteralemente cadute dalle nuvole….
    Credo che un tale atteggiamento non sia più condivisibile e anzi sia controproducente per gli obiettivi prefissati, la manifestazione era contro la violenza maschile e non contro la categoria “uomini”. Sul sito ufficiale della manifestazione si parla di avanzamento culturale e non capisco come ciò possa avvenire se si tiene fuori proprio la categoria che più necessiterebbe di affrontate tale avanzamento (oltre a frustrare chi, uomo, personalmente e collettivamente, si trova sulle nostre posizioni). La battaglia è oggi una battaglia di diritti e credo che, pur essendo eternamente grate alle battaglie fatte finora e a scelte che in quei momenti avevano tutta la ragion d’essere, tale battaglia debba essere combattuta da tutti quelli che la vogliono combattere ………
    io c’ero sabato e la maggioranza delle donne e degli uomini presenti partecipavano con uno spirito molto vicino al mio, gli episodi di insofferenza sono stati solo episodi (per quanto gravi) e appartenevano ad una ristretta minoranza….
    saluti
    estella

  4. Giacomo scrive:

    Premetto che messa così non mi sembra in effetti una grande idea, però forse temevano che lasciando partecipare gli uomini qualche uomo violento di sarebbe intrufolato, magari visto che si parlava di violenza sulle donne e la manifestazione in un certo senso voleva rivolgersi anche alle vittime di tale violenza hanno pensato che si dovesse dare un’idea di “spazio protetto”… ma magari anche no… sto solo ipotizzando, bisognerebbe sentire come hanno motivato questa scelta le organizzatrici.

  5. Negroski scrive:

    Sottoscrivo,
    le idee (quelle giuste) non hanno sesso, colore politico e religione.
    In Italia diventa “di parte” anche un principio universale.

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