30
09.06

Non mi va di ballare

Inviato alle 13:23

Mi sono innamorato della canzone nuova dei Scissor Sisters.

30
09.06

Disorientato

Inviato alle 12:59

Sono giorni che vivo come un senso di disorientamento. Ogni tanto mi chiedo addirittura se con l'età io non stia per caso diventando di destra (oddio!)... Sono sempre più insofferente coi sindacati, tutti presi a gestire il proprio potere e completamente indifferenti rispetto alla realtà del nostro mondo del lavoro, con lo Stato imprenditore (ogni qualvolta che qualcuno nomina l’Alitalia divento una belva), con chi se la prende con le sacrosante verità che Pietro Ichino scrive senza sosta dalle colonne del Corriere sollevando irritatissime reazioni dai parrucconi di casa nostra (c’è stata una sollevazione anche quando ha proposto di licenziare l’1% dei dipendenti pubblici, quelli meno produttivi, gli orridi scansafatiche assenteisti della Pubblica Amministrazione: leggete qui le reazioni scandalizzate. Ma questa gente dove vive?). Oggi mia sorella mi ha telefonato e mi ha detto, ma com’è che non hai scritto nulla sul blog sul caso Telecom? Vanessa, le ho detto, è che sono veramente disorientato. Il punto è che mi pare che la Telecom sia solo l'ovvia conseguenza di un paese rimasto fermo agli anni 50, con una sinistra statalista e condizionata da un sindacato che ha una potenza senza pari al mondo (i presidenti delle Camere vengono entrambi da lì, mi pare), una destra che anche quando si libererà dell’intrallazzatore di Arcore resterà pur sempre oscurantista, bigotta e clericale, un potere politico che non conosce confini, Mastella che giganteggia, una fetta grossa dei cittadini, quelli sotto i quarant’anni, sotto ricatto a lavorare come schiavi nei call center o a vivere da precari… ma che vuoi che scriva sulla Telecom. Parlavo con mia sorella, classe 72, superlaureata in CTF che stava andando a fare il suo sabato pomeriggio di lavoro nella farmacia comunale di Seregno. Una cittadina indignata per la Telecom ma evidentemente rassegnata a 34 anni al suo ennesimo precarissimo contratto temporaneo da 20 giorni. Luca Sofri dice che il governo è in stato di ubriachezza. Vero, ma non sorprendente. E’ che il Paese mi sembra non stia molto meglio. Nel frattempo, a Barcellona, una coppia di sposi gay adotta un bambino. Sono veramente disorientato.

27
09.06

Non le risulta

Inviato alle 10:35

Dal sito Corriere della sera: Da molti anni la Tamaro convive con una donna. «Ma non sono omosessuale. Magari lo fossi: in quel caso la mia vita sarebbe sentimentalmente completa. Il fatto è che per essere omosessuale dovrei provare qualche istinto saffico che non mi risulta di avere. E comunque odio le definizioni: omosessuale, eterosessuale...». E si capisce che non è per l'istinto saffico, poffarbacco, deve essere certamente per condividere l'equo canone!

Finché tutta questa gente che fa opinione e dei cui istinti saffici a nessuno fregherebbe una beatissima cippa continueranno a rilasciare interviste autoassolutorie (ma che cavolo di bisogno ce ne sarà poi?) e assolutamente surreali ("...dovrei provare qualche istinto saffico che non mi risulta di avere..."), non solo continueremo ad avere a che fare con le distinzioni che la Tamaro odia - "omosessuale, eterosessuale..." - ma purtroppo anche con quelle che odio io - "cittadino di serie A, cittadino di serie B..." - che mi sembrano assai più preoccupanti e gravi per un paese democratico e civile.

27
09.06

Un aumento di stipendio del 357% : interessa?

Inviato alle 08:58

Ricopio qui l'articolo che Dagospia riprende da :

Roberto Rossi per “l’Unità”

Giancarlo Cimoli, alla guida di una società - l’Alitalia - sull’orlo del baratro, nel 2005 ha guadagnato due milioni e 791mila euro, esattamente quanto 210 dipendenti con contratto di lavoro standard. E tanto peggio non è andata a Emilio Tonini che si è ritrovato una busta paga pari a quella di 151 lavoratori. Chi è Emilio Tonini? È un dirigente della banca Monte dei Paschi di Siena, che a differenza di Alitalia dal punto di vista dei bilanci gode di ottima salute. Ma non è solo questo. È anche l’ultimo di una speciale classifica: quella dei 50 top manager più pagati d’Italia. L’ultimo dei primi, dei nuovi ricchi, di una casta potente ma soprattutto agiata. Tra stipendi, benefit e stock option il monte emolumenti nel 2005, solo per le principali società quotate in Borsa, e cioè 65 aziende, ha superato i 350 milioni di euro. Con un tasso di crescita rispetto all’anno precedente superiore al 20% contro il 3,8% dei redditi da lavoro dipendente.

Il solco con il resto del Paese è sempre più profondo. «Il sentimento di precarietà - aveva detto il numero uno della Cgil Guglielmo Epifani qualche giorno fa alla presentazione di un rapporto sul lavoro - aumenta di giorno in giorno, i redditi italiani sono i più bassi d’Europa e la differenza di retribuzioni tra dirigenti e dipendenti è passata nel giro di pochi anni da 1 a 10 a 1 a 1.000». In Italia si guadagna poco se si lavora con contratti standard. Il 68% dei lavoratori vive con meno di 1.300 euro la mese, il 35% non arriva a 1.000. Colpa della crisi economica che ha attraversato il nostro Paese si potrà dire. Eppure gli emolumenti dei manager italiani non ne hanno risentito.

La lista, allora. Il primo della classifica (stilata consultando i bilanci delle società quotate e altri documenti) nel 2005 è un manager ai più sconosciuto ma di fondamentale importanza per la Fiat e il gruppo che ruota attorno alla famiglia Agnelli. Stiamo parlando di Gianluigi Gabetti numero uno dell’Ifil la finanziaria che controlla la casa automobilistica torinese. L’ottantenne manager - regista della contestata operazione Ifil-Merril Lynch con la quale Ifil è riuscita a mantenere il controllo dell’azionariato Fiat gabbando banche e risparmiatori - ha ricevuto un premio fedeltà (per il mancato pensionamento) di 15 milioni di euro che sommato al suo compenso annuale lo ha portato a incassare la cifra astronomica di 22 milioni.

Ma quello di Gabetti non può essere considerato un caso eccezionale o un colpo di fortuna. Nel mondo dei manager maxi liquidazioni o stock option sono all’ordine del giorno. Un mega buona uscita è toccata, ad esempio, a Vittorio Mincato dopo 25 anni all’Eni. Mincato, attualmente presidente delle Poste, se n’è andato con 11,2 milioni. Qualche soldo in più (11,5 milioni) l’ha preso Marco De Benedetti, ex presidente di Tim quando Marco Tronchetti Provera decise di accorpare la società di telefonia mobile in Telecom. E di fare a meno dei suoi servigi. Un po’ la stessa sorte toccata anche a Paolo Scaroni quando se ne andò dall’Enel per accasarsi all’Eni. Scaroni ottenne quasi 10 milioni di euro tra stipendio, liquidazione e vari incentivi (come quello della vendita di Wind, 500 mila euro). Grazie alle stock option (1 milione e duecento mila azioni) invece Antonio Favrin della Marzotto ha raggiunto nel 2005 14 milioni di euro anche se il suo stipendio annuo (che non tiene in conto altri bonus) è di solo 500mila euro.

Al vertice della classifica anche i manager che ruotano attorno alla galassia Telecom. L’anno scorso Marco Tronchetti Provera, dimessosi dalla carica di presidente del colosso telefonico qualche giorno fa, si è ritoccato lo stipendio del 36% superando gli 8 milioni di euro (sommando anche quello che ha in Pirelli). Accanto a Tronchetti altri tre manager della galassia, Riccardo Ruggiero, Carlo Buora e Carlo Puri Negri, hanno guadagnato più di cinque milioni di euro nel corso dell’anno. E tutto questo per un’azienda che in cinque anni ha dimezzato il suo valore in Borsa, che nel giro di due anni ha cambiato altrettanti piani industriali, il cui manager, che è anche il maggior azionista, si dimette non tanto per i suoi scarsi risultati ma per «interferenze del governo».

Altra storia per la Fiat. Nelle prime posizioni troviamo il presidente e l’amministratore delegato. Luca Cordero di Montezemolo nel 2005 si è messo in tasca oltre sette milioni di euro tra lo stipendio della Fiat e quello percepito in Ferrari. Sergio Marchionne invece, secondo quanto risulta dal bilancio dell’azienda, si è fermato leggermente sotto (6,99 milioni). Resta il fatto che Fiat fino a due anni fa era una società sull’orlo del fallimento, oggi invece si contano gli utili (che per il 2006 dovrebbero superare il miliardo anche grazie alla vendita della Fidis).

Non mancano nelle prime piazze della classifica banchieri e assicuratori, che si sono quasi tutti generosamente rialzati le buste-paga. I primi due rappresentati del mondo della banche sono Alessandro Profumo e Alberto Nagel. Il numero uno di Unicredit, tra bonus e altri incentivi, ha ricevuto l’anno passato 7,8 milioni di euro. Il 46% in più rispetto al 2004. Meglio, in termini percentuali (ha fatto il direttore generale di Mediobanca, la prima banca d’affari italiana, che ha intascato oltre 7 milioni (7,093) grazie anche all’uso di stock option. Rispetto all’anno precedente il suo stipendio ha subito un’impennata del 357%. Qualche posizione più sotto c’è Corrado Passera di Intesa (6,654) e ancora più sotto il francese Antoine Bernheim presidente della compagnia assicurativa le Generali (4,4 milioni). Un gradino più in basso Matteo Arpe (4,383) e Cesare Geronzi (4,230), rispettivamente amministratore e presidente del gruppo bancario Capitalia.

Anche Fedele Confalonieri, numero uno di Mediaset, non se la passa male. Nel 2005 il manager amico di Silvio Berlusconi si è raddoppiato lo stipendio a 4,5 milioni.
Nella classifica poche donne. Solo due ed entrambe con lo stesso cognome. La prima è Jonella Ligresti, figlia di Salvatore Ligresti (costruttore, assicuratore, nel patto di Rcs, anche lui amico di Berlusconi), con oltre 4 milioni di compensi. Più sotto la sorella Julia ferma a 2,7 milioni.

Anche i manager pubblici non se la sono passata male. Oltre a Mincato, Scaroni e Cimoli, Pierfrancesco Guarguaglini (Finmeccanica) è balzato a 2,6 milioni. Se per il numero uno della holding italiana dell’aerospazio e della difesa parlano i dati di bilancio (nel 2005 Finmeccanica ha chiuso con un reddito operativo superiore agli 800 milioni), allo stipendio di Cimoli, come ricordato, non corrispondono i risultati. La compagnia aerea è sull’orlo del fallimento, il management è stato incapace di un piano di rilancio, ma Cimoli si è consolato con uno stipendio doppio rispetto al numero uno di Lufthansa (Wolfgang Mayrhuber) e circa il triplo di quello dell’amministratore dei Air France (Jean-Cyril Spinetta).

Il raffronto con l’estero, comunque, fa fare ai paperoni tricolori un figurone anche in tutte le classifiche di settore: Marco Tronchetti Provera con gli 8 milioni di compensi ha quasi doppiato Arun Sarin (Vodafone) e lasciato a 5,5 milioni di distanza Kai Uwe Ricke di Deutsche Telekom. Paolo Scaroni ha confermato che almeno a livello di emolumenti l’Enel ha pochi rivali in Europa. Almeno in questo in Europa siamo fra i primi.

Ricapitolando: c'è chi si da una ritoccatina allo stipendio, chi intasca una buona uscita da nababbo, chi contratta a voce bonus favolosi; in ogni caso, questo ammasso di cosiddetti supermanager intasca stipendi centinaia di volte superiori a quelli dei loro sottoposti, senza nessuna attenzione al merito, perchè i loro stipendi non sono la giusta ricompensa per il lavoro prestato, anzi, nella maggior parte dei casi più si sale in classifica e più l'azienda è in crisi. Eppure, lor signori continuano a comparire nelle cronache mondane ed economiche e ad essere blanditi da giornalisti compiacenti, quando invece l'unico spazio che bisognerebbe riservare loro sarebbe in cronaca giudiziaria, visto che anche gli organismi di autocontrollo languono.
D'altronde, anche il nostro stipendio di "normali" lavoratori subordinati (quando ci capita la fortuna di un contratto a tempo indeterminato) non è proporzionale nè al lavoro prestato, nè al costo della vita.
Meritocrazia ?
Mai sentito parlare.

25
09.06

Uno su millle ha meno di trent'anni

Inviato alle 08:16

Davvero sconsolante il rapporto Ocse "Education at a glance 2006" - commentato oggi da Salvo Intravaia su Repubblica - che piazza la scuola italiana al penultimo posto nella graduatoria dei trenta Paesi membri per quanto riguarda la percentuale di laureati. Le performance degli studenti sono scarse, anche se le classi sono meno affollate che altrove, s'investe meno dell'Islanda o del Messico, ma l'intero iter scolastico di tredici anni costa ben più della media, occorrono quasi 100mila euro per portare un ragazzo alla maturità. Abbiamo un "parco" docenti mal pagato e vecchio: solo uno su mille ha meno di trent'anni. E via di questo passo.
Il Parlamento ha approvato la riforma Moratti nella passata legislatura e l'ha bloccata in questa, fine della storia.
Siamo davvero una generazione senza maestri, con "padri" irresponsabili, tutti presi a conservarsi la poltrona, orbi all'importanza capitale che l'istruzione e la formazione rivestono per il futuro, e il presente ormai, dell'Italia. Questi individui sono gli stessi che poi pretenderebbero di lasciare in Italia la gestione delle imprese italiane; fra poco i brontosauri cominceranno ad "esaurirsi" e così si accorgeranno non solo di non avere cervelli a cui passare il testimone (emigrati altrove), ma anche di non avere il personale qualificato. Sempre che non confidino di passare il testimone e la patata bollente ai propri figli.

E.M.

24
09.06

Rialziamo la testa

Inviato alle 10:16

Quello che mi fa veramente arrabbiare del mio amatissimo paese sono gli innumerevoli ostacoli alla sua civilizzazione basati sul nulla, sulla superstizione, ripeto, sul nulla. Guardate la storia di Piergiorgio Welby: ma porca putrella, per quale motivo non possiamo concedere a quest’uomo che la sua richiesta sia esaudita, una richiesta piena di dignità, di verità, di umanità, una richiesta basata su fatti incontrovertibili, fortissimamente voluta e in nessun modo di detrimento ad alcun cittadino della Repubblica. “Il sacro valore della vita”… ma via, basta con queste stupidaggini, basta con questi slogan insulsi! E il sacro valore della dignità dell’uomo, quello, dove cappero lo mettiamo?! Ma quando ci decideremo a diventare un popolo adulto? Quando smetteremo di essere prigionieri di questi stregoni dalle vesti svolazzanti e dei loro procuratori nelle istituzioni? Quando arriverà il momento in cui chiederemo conto ai nostri parlamentari, ai nostri ministri, del giuramento che prestano, il giuramento di fedeltà alla Repubblica, il giuramento che viene prima e che, vivaddio, esclude qualsiasi professione di fede, per ciò che attiene agli affari dello Stato? Ma come si permettono, come si permettono, e cosa cavolo ne sanno gli Alemanno e i Marini di questo mondo di cosa voglia dire costringere Piergiorgio a quel letto? Come osano nominare e disturbare la nostra cultura, la nostra storia, la coscienza del nostro popolo per giustificare la loro stupida e miope crudeltà? Basta, basta, basta! Ma quando riprenderemo in mano il nostro destino? Quando rialzeremo la testa?

24
09.06

L'Italia è sotto casa

Inviato alle 03:45

Sono stato molto contento di leggere che Emma Bonino ha recentemente raccolto in una sua dichiarazione uno dei miei tormentoni, quello sull'Italia che non attrae talenti. A dire la verità a me pare che il problema sia duplice: oltre a non essere capaci di attrarne c'è il dato ulteriore che di talento ne esportiamo parecchio e non siamo mai in grado di riportarcelo a casa. Insomma la nostra bilancia commerciale dei cervelli è stabilmente e pesantemente in rosso. Bonino sostiene che parte la principale responsabilità risieda nella legge Bossi-Fini. Quella legge è un problema, certo, ed è probabile che i pochi stranieri cui pungesse vaghezza di venire a studiare da noi, anche quelli più determinati, finirebbero con l'arrendersi davanti all'incredibile reticolato di protezione messo in piedi dai nostri legislatori (e del resto ho già avuto modo di dire che aver lasciato fare una legge sull'immigrazione a Bossi e a Fini è stato come scegliere Gargamella come ideatore ed esecutore della legge sui Puffi).

Il punto, secondo me, è che l'abrogazione della Bossi-Fini è una condizione necessaria ma di certo non sufficiente per restituire all'Italia un qualche livello di attrazione nei confronti di quegli stranieri che volessero venire da noi a studiare o a perfezionarsi anche in quelle materie in cui siamo senza ombra di dubbio i migliori del mondo (Belle Arti, Architettura, Design industriale, Scienza dell'Alimentazione ecc.). Il punto è che fino a quando non saremo in grado di creare un paese assolutamente meritocratico e aperto alla diversità non riusciremo ad attrarre nessun tipo di talento dall’estero: né dalla Cina né dagli Stati Uniti o dal resto d’Europa.

Basta una piccolissima osservazione. Da quando sono a Mosca mi sono accorto di quanto sia prezioso per me il fatto che in tutti, dico tutti, i ristoranti e nei caffé, abbiano disponibili dei menu scritti in inglese (“Pa angliski?”, ti chiedono premurosissimi i camerieri). O che esistano dei cinema che danno film in lingua originale (a proposito, ieri sera ho visto WTC di Oliver Stone, tosto).

Non è solo che questo mi rende la vita più semplice, ma è che come straniero mi sento in qualche modo legittimato ad esistere, sento che c’è posto per me. Se qualcuno si preoccupa di comunicare con me è il segno che sanno che ci sono, vivo, produco (reddito ed idee) e se voglio mangiare non si limitano a pensare "cavoli tuoi, impara prima la meravigliosa lingua di Dostoevskij e poi ne riparliamo". Attrarre talenti significa anche creare un ambiente che li accolga, che non butti soltanto su di loro il peso dell'integrazione ma che al contrario se ne faccia carico almeno in parte, che non li faccia sentire ospiti in fondo poi nemmeno troppo graditi (ospiti e pesci si sa, durano poco). E attenzione, Mosca e la Russia non sono esattamente il posto più accogliente al mondo per lo straniero che voglia venire da queste parti: inviti, visti, burocrazia, ma quando ci sei ci sei. Un po’ il contrario che da noi, dove tutte le barriere visibili sono state abbattute, ma ne permangono di altissime, invisibili ma assolutamente impermeabili: quelle di un paese monolitico quanto a cultura, lingua, religione, abitudini e pochissimo disponibile ad aprirsi.

Ridono sempre gli stranieri quando dico loro che “What you call Italian food, we call it food”. Ridono e continuano a godersi un’Italia che li accoglie apertissima e ospitale alla trattoria Nuova Bella Napoli, quella vicinissima all’Università. L’Università di Londra, Parigi o New York, si intende.

21
09.06

Carosello

Inviato alle 09:43

Pare che Bruno Vespa si sia mostrato in versione aggressiva davanti ai giornalisti accorsi alla conferenza stampa di presentazione dell'ennesima serie di "Porta a Porta": "Ho il difetto di parlare chiaro. Ripeto, in un'azienda normale, chi ottiene risultati riceve menzioni, o una stock option a me invece vogliono togliere una puntata".

Bisognerebbe che qualcuno spiegasse a Bruno Vespa che la qualità del giornalismo non si misura in milioni di ascoltatori inebetiti davanti a madonnine piangenti sangue, innocentissime madri valdostane e altre esemplari scempiaggini del genere. Qualcuno dovrebbe chiedere conto a Vespa di tutte le domande scomode che avrebbe dovuto fare ai suoi ospiti e che non ha mai fatto, qualcuno dovrebbe chiedergli se crede di aver fatto il suo mestiere al servizio dei telespettatori o se non si sia limitato soltanto a fare il megafono al servizio del potente di turno. Bisognerebbe che ci dicesse se in buona fede crede di aver contribuito a formare con correttezza le opinioni delle persone che lo stavano a guardare - peraltro in mancanza di alternative, visto che si è piazzato allegramente davanti alle telecamere quattro o cinque serate a settimana - oppure no.

Uno che ha avuto la serenità di dichiarare la DC come proprio editore di riferimento e che non ha mai nemmeno di striscio disturbato il manovratore non ha, a mio modo di vedere, assolto con pienezza alle sue reponsabilità di giornalista e per quanto mi riguarda non merita né stock option né può rivendicare altro genere di merito. Se volete farvi un'idea di cosa sia il giornalismo provate a guardarvi una puntata di Hard Talk su BBC World. Nessun politico sta mai seduto comodo su quella poltrona. Mai. La democrazia non è solo andare a deporre una scheda in una scatola di cartone. Democrazia è vivere in un posto dove puoi liberamente accedere alle informazioni che ti servono a farti un'opinione per poter poi votare in modo consapevole. Non mi risulta che Vespa abbia contribuito in nessun modo alla bisogna, considerato che sono anni che sostiene di venderci un telegiornale e alla fine regolarmente ci rifila Carosello.

20
09.06

Mi faccio l'idromassaggio

Inviato alle 11:47

Il sindaco di Mosca, Yury Luzhkov, ha ordinato la costruzione di bagni più grandi e spaziosi negli appartamenti a Mosca. Anzi, ha addirittura dichiarato che è imperativo categorico che la questione bagni sia risolta immediatamente: "It's impossible to put a washing machine, which almost every Moscow family has, in the bathroom. There's nowhere to put toiletries, such as skincare products and shampoos". Geniale.

20
09.06

Buon gusto

Inviato alle 11:14

«Un casellante si accorge che due treni stanno viaggiando sullo stesso binario e rischiano la collisione. Allora, prima prova ad attivare lo scambio con il sistema elettronico, poi con quello meccanico, infine si precipita allo scambio manuale. Quando capisce che non c'è più niente da fare grida: "Nonno corri, vieni a vedere il botto"». Il senatore Cesare Salvi sull'attuale situazione politica.

Biografia

Ivan

Ivan Scalfarotto ha partecipato alle Primarie del 2005 ed è componente dell'Assemblea Nazionale del Partito Democratico. Dopo 7 anni all'estero, tra Londra e Mosca, vive attualmente a Milano.

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