6 Febbraio 2006

Le primarie valgono più dell'audience

Associazioni

Nella concitazione delle polemiche e nel frastuono mediatico di questa campagna elettorale, c’è una sola autentica novità, un evento pressochè inedito per la politica italiana, che rischia di restare in sordina o di passare in second’ordine.
L’evento si deve all’impegno ed alla capacità di mobilitazione del centrosinistra. A ben vedere, anzi, è il fattore caratterizzante dell’Unione proprio sul piano della comunicazione, il suo elemento distintivo rispetto alla natura leaderistica del centrodestra, dominato dalla figura del capo carismatico – quanto ancora carismatico si vedrà poi nelle urne – che punta tutto su se stesso e sulla propria abilità di ‘vendersi’ al grande pubblico, anche a scapito dei partiti alleati.
Stiamo parlando delle elezioni primarie nazionali che, il 16 Ottobre 2005, hanno richiamato alle urne 4.300.000 elettori del centrosinistra, decretando il trionfo di Romano Prodi col 74% dei voti e soprattutto la sua legimittazione alla guida dell’Unione.
E’ vero che all’inizio dell’anno scorso le Primarie si erano già svolte in Puglia, con la partecipazione straordinaria di circa 80.000 persone, per favorire poi l’inaspettata vittoria di Nichi Vendola alla presidenza della Regione. Ed è anche vero – come ricorda l’autore dello studio citato all’inizio, offrendo un’ampia analisi comparata su scala mondiale – che in Italia il primo caso risale alle elezioni comunali a Bologna nel 1998, a cui si è ora aggiunto con successo quello delle elezioni di Milano.
Ma il test voluto da Prodi resta un fatto senza precedenti nella politica nazionale, e rappresenta un modello a cui fare riferimento anche in campagna elettorale, a cominciare proprio dalla scelta dei candidati.
Nonostante la sciagurata legge proporzionale approvata dall’attuale maggioranza, che imporrà le liste bloccate, senza alcuna possibilità di scegliere le persone, l’Unione farebbe bene a seguire ovunque possibile quel metodo di consultazione popolare o quantomeno di verifica preventiva della base. E questo può contribuire anche a marcare le differenze rispetto ad un centrodestra che preferisce paracadutare dall’alto le candidature o addirittura reclutarle in base al censo.
Nella postfazione al libro di Valbruzzi, giustamente il politologo Gianfranco Pasquino osserva: “Per malintesi scrupoli, i dirigenti del centrosinistra continuano a pensare che imparare forme e tecniche di comunicazione politica sia disdicevole e che sia, invece, preferibile mostrarsi genuini e spesso pasticcioni. Cosicchè non hanno saputo sfruttare in maniera ottimale la funzione di comunicazione che le Primarie contengono nel loro DNA.”
Ecco, mentre si continua a discutere di par condicio ed in attesa dei duelli televisivi, il Professore ha già un punto a suo favore: quello di rappresentare ‘il popolo dei gazebo’, milioni di cittadini che una domenica di ottobre si sono messi in fila per esprimere il loro consenso a Prodi e all’Unione, pagando magari qualche euro di tasca propria piuttosto che vendendo – come talvolta ancora accade – il proprio voto.
Alla vigilia di queste politiche non sappiamo invece quanti elettori di centrodestra sarebbero disposti a confermare la leadership di Silvio Berlusconi. E soprattutto, non conosciamo l’indice di gradimento del padre-padrone di Forza Italia e degli altri leaders della Casas delle Libertà, cioè di Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini.
Piaccia o non piaccia a Sua Emittenza, le primarie valgono comunque più dell’audience tv. Sono un esercizio di democrazia contro l’assolutismo della videocrazia. E il messaggio che lanciano è senz’altro più forte di certi slogan elettorali o della propaganda più o meno occulta che viaggia sulle reti radiotelevisive nazionali, pubbliche e private.
(Fonte: Repubblica, 4 febbraio 2006)
L’analisi del prof. Pasquino è da condividere in pieno.
Le primarie sono uno strumento formidabile di comunicazione, esprimono in modo inequivocabile il desiderio dei cittadini di partecipare e di far sentire la propria voce.
Fanno da spartiacque tra un prima ed un dopo, e la candidatura di Ivan a quelle dell’Unione ha contribuito a leggittimarle
come strumento innovativo di democrazia da usare il più possibile.
Certo, farsi sentire non è garanzia automatica di venire anche ‘ascoltati’, ma non per questo dobbiamo mollare e tornare nel silenzio.
Anzi !
Barbara Zappitello